Intervista a Dade (Linea 77) New Dis - Order
Maggio 8, 2008 di nellanebbia

Dade è prima di tutto musica: basso e chitarra dei crossoveristi Linea 77 e titolare unico, con un piccolo aiuto dagli amici (Caparezza, Samuel dei Subsonica e molti altri), del progetto Anti Anti, caleidoscopio che nel suo esordio di un paio d’anni fa ha macinato musiche diversissime fra loro amalgamandole senza timori reverenziali. Dade però è anche un artista grafico: prima di tutto per i suoi Linea 77, come vuole la tradizione del gruppo torinese. Sorta di città-stato che al di là dell’ovvia e necessaria presenza di strutture esterne (casa discografica, manager, agenzia di concerti) si occupa da sempre in prima persona di mantenere un controllo artistico e attitudinale molto preciso, dai video alle magliette passando, appunto, per ogni singolo aspetto grafico e comunicativo.
“Io ho come forme di espressione la musica e la grafica. Ho cominciato a disegnare a scuola, da bambino, ed era l’unica cosa che sapevo fare bene e che mi piacesse. Nel resto ero un disastro”, ricorda ridendo. “Da ragazzino, coi primi personal computer a carbone, ho cominciato ad armeggiare con Photoshop e non mi sono più fermato. Ho continuato negli anni, sempre col mio metodo caotico: tutt’ora non riesco a portare a termine nulla se non mi autoimpongo una certa pressione. So già dall’inizio che farò tutto di getto la notte prima in un’ora.”
Dalla grana e dai dettagli di molti lavori però non sembri uno da “buona la prima”…
“Ho un metodo particolare nel nominare i file con i quali lavoro. Si chiamano tutti “Prova” seguito da un numero. Prova1, Prova2, Prova59… Di solito funziona che arriva mio fratello, altrimenti detto il mio mentore, a farmi notare che Prova1 era l’idea migliore.” (Ride, nda).
L’assenza di metodo nel creare l’abbiamo verificata, ma sei così anche nel fruire l’arte?
“Assolutamente si… non compro libri d’arte o grafica, non seguo mostre, non conosco bene gli autori e gli artisti. Vedo qualcosa, mi piace, ci impazzisco per un po’ e mi dimentico il nome di chi l’ha fatta. Non ho idea di chi o cosa vada di moda in questo momento. Qualcuna delle cose che ho fatto si può vedere al Crim Shop di Torino. Le uniche cose che colleziono/ammasso sono i giocattoli in vinile, che per me sono IL giocattolo”.
Una curiosità: come sei finito nell’edizione italiana di La Vita Secondo Il Grande Lebowski (di Sperling & Kupfer)?
“Una coincidenza folle. Un amico dalla Nuova Zelanda mi ha chiamato per dirmi che una ragazza italiana che conosceva voleva intervistarmi per un libro. Aveva letto da qualche parte dell’esistenza di questo album “Il tappeto dava un tono all’ambiente”, ovvero il debutto di Anti Anti e una delle migliori battute del film. A quel punto avrei fatto carte false per riuscire a infilarmi perché adoro il film. Dove devo farmi trovare e a che ora?” (Ride, nda).
Concludendo: cosa non può mancare in qualsiasi espressione di Dade, sia musicale o visiva?
“Il fatto che mi piaccia rompere un po’ le palle”.