Rubrica di Giorgio Simonelli
Maggio 8, 2008 di nellanebbia
Sale cinematografiche in evoluzione
La situazione cinematografica, a Vercelli, a partire da un anno a questa parte è in netto miglioramento e, dopo parecchie stagioni molto critiche, sembra aver raggiunto una solida normalità, non priva di ambiziosi tentativi di sviluppo. Ci sono tre sale nella cerchia cittadina: una appena rinnovata che, da qualche tempo, inserisce nella sua normale programmazione incontri con attori e registi; una piccola, deliziosa, comodissima saletta periferica con proposte culturalmente interessanti e una terza dal profilo un po’ più confuso, sia sul piano architettonico che nella scelta dei prodotti ( ma se qualcuno volesse metterci le mani, potrebbe venirne fuori un gioiello ). C’è stato poi, come in molte altre zone e, per la verità, con un bel po’ di ritardo rispetto alla tendenza nazionale, l’insediamento di una multisala alle porte della città. Meglio tardi che mai, tanto più che lo spazio è assai più gradevole alla vista di molte altre analoghe costruzioni e la collocazione è davvero interessante: strategica per gli spettatori di Novara e della Lomellina, comodissima per i vercellesi che la possono raggiungere con il tempo buono anche in bicicletta ( parola di chi già l’ha fatto ). Le rassegne si susseguono, nelle sale cittadine e nella multisala, nelle serate infrasettimanali di autunno e primavera e dal mese scorso anche in un pomeriggio, mentre per l’estate c’è la ripresa dei film più interessanti della stagione in uno spazio che è tra i più belli che si possano immaginare. In più è arrivato un festival, il VAM, con un taglio tematico molto preciso, il cinema legato all’arte figurativa, e un rapporto molto stretto con l’istituzione e l’evento che hanno segnato la vita della città nel 2008: L’Arca e la prima delle mostre Guggenheim dedicata al surrealismo a cui si è ispirato il percorso nel cinema bunueliano.
Insomma - verrebbe da dire - cosa si vuole di più? E invece, non per fare il solito bastian contrario o il guastafeste, si può e si deve volere di più. Tutto quello che di buono e di nuovo si è visto, e non è poco, è rimasto, per ora, un po’ in superficie, scivolato via senza lasciare segni profondi in questo ambiente che da sempre tende a non farsi troppo coinvolgere, a tenersi coperto dalla sua nebbia. Quello che ora sarebbe bello vedere è il radicamento delle esperienze, la profondità delle emozioni, in una parola, la passione per e dentro il cinema: l’attesa, l’entusiasmo, la delusione, il contrasto, il tifo.
In questa stagione è accaduto in Italia un fatto davvero singolare: un piccolo film prodotto e realizzato in forme quasi amatoriali, recitato in lingua occitana, Il vento fa il suo giro ha trovato spazio, attenzione e infine anche riconoscimenti perché, all’inizio, una sala e una città l’hanno adottato e promosso a furor di popolo. Certo queste cose possono accadere solo in una metropoli come Milano; ma se anche in questo nostro territorio, sfruttando la presenza sempre più consistente di una popolazione giovanile universitaria, l’offerta mirasse alla costruzione di un pubblico più compatto, fedele, con una sua personalità e dei gusti spiccati, faremmo forse il passo in avanti decisivo.
Salve,
mi fa piacere che ci siano novità editoriali e vi auguro che possiate avere successo.
Permettetemi, però, di non condividere assolutamente la pagina finale del giornale, con quella storia a fumetti: è stato davvero di cattivo gusto il linguaggio volgare utilizzato.
No, davvero non ci vuole: credo che ci sia un limite e che, ormai, di volgarità siamo stufi.
E’ possibile farsi apprezzare benissimo, utilizzando un linguaggio più dignitoso.
Cordiali saluti e buon lavoro.
ciao Francesco, sono contento di leggere questa critica, anche perchè la aspettavo, sapevo che sarebbe arrivata…
Vorrei fare una piccola premessa:
il fumetto, in Italia, è una nicchia e lo dico da fumettista, da conoscitore dell’ambiente e del pubblico che ama i fumetti.
Il fumetto rappresenta l’arte di mezzo tra la scrittura creativa e il cinema, molto più vicino alla cinepresa che alla pittura, per intendersi. Raccontare una storia tramite il fumetto vuol dire scandire immagini e dialoghi, tempi e pause, tensione e divertimento. Nel caso specifico di Joy e Kid, stiamo parlando di due disgraziati con addosso anche un bell’alone di sfiga, e di Kurt Cobain, che era Kurt Cobain!
una rockstar Sesso, Droga e Rock and Roll. Questi personaggi per essere credibili devono parlare per quello che sono, o per quello che nell’immaginario ci si aspetta possano dire.
Più il rapporto tra personaggi, situazioni e dialoghi è credibile, più il legame di complicità tra scrittore e lettore si rafforza. Dipende tutto dai personaggi…
ti ringrazio per la critica e ti assicuro che farò una bella chiacchierata con quei due disgraziati di Joy e Kid…
ciao