I resti del monumento protagonisti del piano di riqualificazione dell’area di Vercelli.
Forse non tutti sanno che anche a Vercelli c’è un anfiteatro…
Ebbene sì, la città conosciuta dai più per la basilica di Sant’Andrea e (magari solo da alcuni) per i Tesori del Duomo, la Torre dell’Angelo o l’Arcivescovado, ospita anche i resti di un anfiteatro romano. Sì, proprio una di quelle arene ellittiche, in tutto o in parte coperte da velari, in cui i nostri antenati si riunivano, divisi in base alla classe sociale, (sulla cavea il pubblico “comune”, sul podio i dignitari, sul palco i magistrati e sulla tribuna l’imperatore), tranquillamente accomodati sui sedili disposti a coprire l’intera zona, per assistere a spettacoli di caccia, scontri fra gladiatori e battaglie navali.
Certo, l’antico edificio del municipium di Vercellæ, se pur citato da diverse fonti letterarie a partire dalla metà del VI secolo, è in rovina dal 1600 (quando fu parzialmente demolito per erigere l’abbazia benedettina di Santo Stefano). D’altra parte, nell’isolato compreso tra Corso De Rege, Viale Rimembranza, Via Massaua e Corso Salamano, i resti del monumento sono ancora presenti, anche se talvolta inglobati in edifici moderni. Lo sa bene la Soprintendenza dei Beni Archeologici che, quando, nel 1995, il Comune ha proposto la riqualificazione urbanistica dell’intera area ha deciso, visti i numerosi indizi della presenza di una possibile zona di interesse artistico, di procedere ad un’analisi più accurata. Gli scavi effettuati durante i sondaggi hanno così riportato alla luce una “sostruzione” (ossia un insieme di elementi con funzione di sostegno per la struttura vera e propria) in ciottoli, legati da malta tenace ed in parte compromessi dal secolare sciacallaggio dei materiali; nella muratura, inoltre, sono state ritrovate tracce di una serie continua di “casseforme” disposte a seguire un profilo ellittico.
Sulla base dei rilevamenti è stata dunque confermata la presenza di un anfiteatro di datazione incerta, del quale è stato anche possibile ipotizzare la planimetria: con ogni probabilità, l’edificio aveva forma ellittica, con asse maggiore (concentrato sull’asse della roggia Molinara) orientato in direzione Ovest-Est, lungo 135 metri, ed asse minore di 95 metri. Il rapporto dimensionale (circa 1,4) rientra, del resto, negli standard degli anfiteatri cisalpini. L’arena vercellese fu costruita, così come quelle di Pompei e Pozzuoli, secondo la tipologia costruttiva a terrapieno per sfruttare al meglio la configurazione a declivio della zona. Ai tempi, infatti, non si erano ancora diffuse le costruzioni in pietra, sviluppate in verticale, costituite da arcate poggianti su colonne o pilastri come il Colosseo e l’Arena di Verona.
Oggi, visti gli straordinari risultati delle ricerche, Comune di Vercelli e Soprintendenza stanno lavorando insieme alla riqualificazione dell’isolato, con l’obiettivo comune di rendere al più presto leggibile la traccia dell’anfiteatro romano e creare un parco archeologico che possa essere visitato a piedi.

In epoca romana la città di Vercelli doveva essere molto bella. Oltre all’anfiteatro, sembra che ci fossero anche le terme.