Paolo Giordano - Lo scrittore più ricercato del momento
Maggio 8, 2008 di nellanebbia

Il fisico dall’animo letterario, l’incontro della razionalità con l’emotività delle parole.
Travolgente. Ecco l’aggettivo più giusto per descrivere il successo che sta vivendo in questi mesi Paolo Giordano, lo scrittore Torinese che a 25 anni ha scalato le classifiche di vendita e da settimane è nella top ten dei libri di narrativa italiani più letti con La solitudine dei numeri primi.
Chi l’avrebbe mai detto che un dottore in Fisica Teorica potesse trasformarsi così facilmente in scrittore di successo? Il passo è breve e tutt’altro che azzardato e in molti hanno dovuto ricredersi, visto che col suo primo romanzo Paolo Giordano è riuscito a coniugare il favore del pubblico e quello dei critici più ostici. Basta leggere qualche frase che Corrado Augias, commentatore solitamente poco tenero, ha scritto per Il Venerdì di Repubblica sul libro di Giordano: “Raramente mi era capitato, in tempi recenti, di leggere un romanzo così evidentemente fuori dall’ordinario. Di pretese rivelazioni ce ne sono state parecchie ma nessuna, a mio parere, convincente come questa. “La solitudine dei numeri primi” merita infatti ogni attenzione”. Il giovane Fisico la curiosità sembra proprio averla catturata vista l’enorme quantità di siti e di blog che si occupano di lui e commentano il libro: tanto che Vasco Rossi ha voluto che su XL la recensione del suo ultimo cd fosse affidata a Paolo.
Parlare con lui in questi giorni è davvero un’impresa (piacevolmente) ardua: dopo mille tentativi, lo abbiamo raggiunto telefonicamente strappandogli pochi minuti prima di una presentazione. Voce timida, parole misurate ma semplici, nessun birignao e un’infinita umiltà: ecco gli ingredienti che stanno dietro allo scrittore più ricercato del momento. Ma non chiamatelo “caso letterario” sennò scoppia a ridere.
Partiamo proprio da questo. In barba alla pretesa di non cadere nel “conformismo dell’aggettivizzazione”, praticamente tutti i giornali che hanno scritto di te e del tuo libro, ti hanno definito “caso letterario”. La cosa ti infastidisce, ti imbarazza o ti fa semplicemente sorridere?
Beh un po’ tutte e tre le cose. Confesso che in parte mi lusinga anche. Ma è una definizione talmente sfuggente che non gli do poi un peso eccessivo.
E’ facile immaginarsi un fisico teorico come uno studioso freddo, impassibile, se vuoi anestetizzato dai numeri e dalla materia che maneggia quotidianamente, lontano dall’emozionalità della parola e dal coinvolgimento della scrittura. Come convivono la passione per i numeri e quella per la scrittura?
In realtà per quanto mi riguarda sono percorsi paralleli che raramente hanno dei punti d’incrocio e di contatto. Anche se per me la scrittura e l’indagine scientifica hanno forse la stessa radice o rispondono alla medesima esigenza, che è quella di mettere ordine.
Banalmente, come riesci a conciliare la frenesia della vita dello scrittore, sempre in giro per l’Italia tra presentazioni, incontri e rassegne con quello del ricercatore di fisica teorica, che è poi il tuo lavoro principale?
Con molta difficoltà in queste settimane, perché sono davvero pieno d’impegni. Però sono fortunato, perché in entrambe le dimensioni faccio cose che mi appassionano, quindi la stanchezza
passa in secondo piano.
Immagino che da gennaio ad oggi avrai fatto parecchie presentazioni. C’è ripetitività nel raccontare il libro oppure è piacevole perché in qualche modo è come parlare di una parte di sé?
Ad essere sincero non è ripetitivo perché ogni volta vengono fuori sfumature e accenti particolari e si fanno incontri con persone sempre diverse. Capita che le domande si assomiglino, ma l’incontro col pubblico è sempre molto piacevole. C’è una dimensione che ancora mi destabilizza un po’ perché a volte sono costretto a mettere in gioco delle parti di me e del mio carattere che preferirei tenere nascoste. La scrittura dà una protezione che a volte negli incontri con la gente viene meno.
Ne “La solitudine dei numeri primi parli di Alice e Mattia”, due ragazzi “difficili”, entrambi segnati da un episodio drammatico che li ha colpiti nell’infanzia. Il libro è il racconto delle loro vite che ad un certo punto s’intrecciano e sembrano non slegarsi più. Sono la metafora dei numeri primi “gemelli”, molto vicini ma separati da qualcosa come sono loro due.
Esatto. E’ il racconto dell’emancipazione dei due personaggi dal loro trauma infantile. Alice e Mattia si sfiorano senza mai aderire veramente. Volevo descrivere dei personaggi sui margini, non caratterizzati da mancanze o ossessioni ma che si sentissero fuori dalla cosiddetta “normalità”. Però non c’è niente di smaccatamente drammatico e non ci sono tentazioni psicanalitiche.
Leggendo il libro si ha la sensazione che tu abbia riflettuto molto sulla struttura temporale del libro, che è piuttosto articolata e caratterizzata da grandi ellissi e flash back, così come sulla storia dei personaggi.
In realtà la storia è venuta fuori in modo graduale, mentre la scrivevo. Quando ho iniziato a scrivere ho buttato giù il primo capitolo e poi il secondo: la storia dei due personaggi mi piaceva così tanto che ho scritto praticamente metà libro d’un fiato. Poi ho sentito l’esigenza di tornare indietro e di puntualizzare alcune cose, ma non avevo in mente una struttura precisa.
C’è continuità nella disciplina che immagino debba avere un fisico e quella che hai messo nella scrittura del libro?
In parte si. Nella stesura del libro mi ero imposto dei ritmi e dei tempi e forse, se non me li fossi prefissati, non sarei mai arrivato al fondo. Ci sono stati dei momenti, soprattutto verso metà libro, in cui ho pensato che non avrei mai scritto il finale.
E’ vero che oltre ad Alice e Mattia inizialmente c’era un terzo personaggio?
Verissimo. Ma mentre scrivevo mi sono accorto che la storia non reggeva e l’ho eliminato.
A proposito dei tuoi esordi come scrittore. Hai frequentato alcuni corsi alla Scuola Holden di Alessandro Bariccco. Un rumor vuole che tu te ne sia andato per una lite sbattendo la porta?
No assolutamente no! Ho frequentato i corsi ma non ho mai litigato con nessuno. Anzi, non posso che riconoscere i meriti dell’aver frequentato la Holden. Lì c’è stato il mio primo confronto con la scrittura, ho imparato a limare, ho capito che facevo degli errori che, pur essendo macroscopici, nemmeno notavo. E poi è stata la prima occasione per far leggere ad altri i primi racconti che avevo scritto.
Hai iniziato a scrivere appena tre anni fa e nel marzo scorso un tuo racconto è stato pubblicato su Nuovi Argomenti, fondata nel 1953 da Alberto Moravia, dove ha esordito pochi anni fa anche Roberto Saviano.
Mi hanno chiesto di scrivere un racconto inedito e ho accettato con piacere. Del resto è una rivista che ha una storia importante, sulla quale hanno scritto alcuni dei più grandi scrittori italiani moderni e contemporanei. Basta citare Pier Paolo Pasolini.
Una curiosità. Quando hai iniziato a scrivere avevi come obiettivo la pubblicazione?
In parte probabilmente sì. Ma non avrei mai pensato che nel giro di così poco tempo avrei concluso pubblicando un romanzo, per di più con una casa editrice così importante.
A questo proposito, in una delle tue prime interviste parlando del mondo dell’editoria dicevi di immaginartela come “una grande macchina fredda e statica”. A qualche mese di distanza ti sei ricreduto?
Assolutamente si. Perché pur lavorando con un gigante come Mondadori, ho a che fare tutti i giorni con persone nella loro singolarità e finora ho incontrato gente interessante, con la quale si è instaurato un ottimo rapporto.
Dall’8 al 12 maggio a Torino ci sarà la XXI edizione della Fiera Internazionale del libro, alla quale parteciperai incontrando il pubblico in una rassegna curata da Giuseppe Culicchia. Avrai letto le polemiche di questi mesi relative ad Israele, ospite d’onore di quest’anno.
Non ho una posizione forte a riguardo: l’unica cosa che ho ben chiara è che la scelta è assolutamente legittima.
Mi dici così, di getto, tre libri che un ragazzo di 25 anni deve assolutamente aver letto.
Non è una scelta semplice. Direi Le particelle elementari di Michel Houellebecq, Beduina di Alicia Erian e Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti. Ora però scusami ma devo scappare: ho una presentazione tra pochi minuti e sono già in ritardo! In bocca al lupo per questa vostra nuova avventura. Sono curioso di leggervi!
Bellissimo articolo…..complimenti!!!! perchè non è firmato? posso sapere il nome dell’autore?
Davvero un articolo molto interessante…domande molto intelligenti e pertinenti, ma al tempo stesso scorrevole e divertente….
Complimenti!!!
In bocca al lupo per l’uscita del giornale…lo cercherò di sicuro in giro!!!
Grazie Claudia per i complimenti devi scusarci ma stiamo ultimando le modifiche al sito ora sono inseriti tutti gli autori, buona lettura!!!
ho letto questa intervista…mi è piaciuta molto come del resto tutta la rivista!
interessante l’argomento e interessante e coinvolgente la formulazione delle domande…
attendo con ansia le prossime interviste.
buon lavoro e in bocca al lupo per questa nuova avventura!
ciao
Complimenti davvero all’autore dell’articolo!! Scrittore estremamente coinvolgente e attento ai minimi particolari……Spero in un futuro da scrtittore ai massimi livelli