Rubrica Cinema di Paolo Campana
Maggio 8, 2008 di nellanebbia
‘Onora il padre e la madre’ VS ‘Non è un paese per vecchi’
Due fratelli che rapinano la gioielleria di mamma e papà… e un tipo che insegue una valigetta di dollari per il deserto americano facendo strage di tutti quelli che incontra… Due storie. Due tragedie. Ma che mondo è mai questo? E’ un mondo che sta collassando su se stesso. Nel primo film «Onora il padre e la madre» di Sydney Lumet è la famiglia a sprofondare nell’inferno, con i suoi affetti. Nel secondo film «Non è un paese per vecchi», capolavoro valso 4 oscar dei fratelli Cohen, a sbriciolarsi è invece l’umanità intera governata dalla follia omicida.
Il primo è un freddo collage metropolitano – ambientato a New York - di pezzi di presente e passato che s’inseguono tra loro svelando poco a poco l’abisso, il secondo, un western contemporaneo – ambientato nel deserto del New Mexico - che accumula brutalità con una linearità sconvolgente.
Che cosa accomuna i due film? Non certo la semplice conquista di un bottino con cui rifarsi una vita sia che esso provenga dalla rapina di una gioielleria o da una partita di droga. Si tratta di qualcosa di più. Sono due storie dove il male finisce per trionfare.
Visione cinica di un nuovo cinema americano o presa di coscienza morale di fronte ad una realtà sempre più dura ed insopportabile?
«Quello che sta arrivando non si può fermare» dice un vecchio amico allo sceriffo, nel film dei Cohen, ed è la metafora di una sensazione d’inesorabilità che pervade questo tipo di cinema caricandolo come una bomba ad orologeria: «Quando la gente non dice più per favore e grazie, la fine è vicina». In questo mondo tutti lottano contro tutti, ognuno per sé, ognuno per la propria sopravvivenza individualistica che impone, come non si potesse fare altrimenti, la sopraffazione e l’eliminazione fisica dell’altro. La vita per il killer protagonista di “Non è un mondo per vecchi”, si riduce ad una partita a testa o croce con una moneta con cui egli costringe gli altri a giocare… illusione di potere di scegliere il proprio destino.
Se nella trasposizione filmica dei Cohen del romanzo di Cormac McCarthy il senso è dato da frasi, degne di un “manuale della non speranza”, come «Tutto il tempo che passi a cercare di riprenderti quello che ti hanno portato via è solo tempo sprecato. Devi fare in modo che la ferita non sanguini più» e dal procedere cronologico degli eventi, come riferisce lo scambio di battute tra lo sceriffo e il suo vice «Ragionamento lineare, sceriffo» - «Con l’età, si diventa lineari», nel film di Lumet, il significato s’incarna nella frantumazione della storia.
Lo stile di “Onora il padre e la madre” è riassunto dal protagonista dopo essersi fatto d’eroina: «La vita è fatta di pezzi scompagnati e io non sono la somma delle mie parti». E così via il montaggio del film è conseguenza della visione che il regista mette bocca al suo interprete Philip Seymour Hoffman, il fratellone grasso insoddisfatto che spinge alla ra
pina dalle orribili conseguenze il fratello minore spiantato. Le sequenze del film s’inseguono l’una con l’altra mescolandosi in un paradossale ordine che non lascia però nulla al caso. Avanti e indietro nel tempo, spizzicando nel racconto qua e là pezzi di storia si sistemano come fossero particolari di un puzzle sempre più squallido.
Se nel film di Lumet a soccombere sono le relazioni affettive di una famiglia in quello dei Cohen è la cattiveria assoluta a trionfare. La conseguenza è l’impotenza di fronte allo sfascio del mondo. Nessun valore. Nessuna etica. Nemmeno l’essere killer ha più un codice deontologico. Lo sceriffo testimone delle accurate stragi confezionate con una pistola ad aria compressa mette insieme pezzi di un quadro inquietante: non siamo uomini ma bestie candidate al macello… ed è come svegliarsi nel mezzo di un incubo in cui di colpo non si riconosce più il mondo in cui si abita.
Nel film di Lumet questa visione è più raffinata ma non per questo più efficace. I personaggi appaiono davanti alla macchina da presa come pedine incapaci di reagire ad un destino che si ritorce loro contro come un boomerang impazzito.
Con questo cinema non esiste redenzione, nessun rifugio, nessuna via di scampo dalla realtà. Il fratello minore che fugge con i soldi, l’unico che sopravvive incolume nella storia di Lumet, non si sa dove andrà, forse si salverà dopo aver perso la sua famiglia… e il killer dall’inquietante pistola ad aria compressa dei Cohen continuerà a vagare per il deserto americano con il braccio spezzato ma sempre pronto ad uccidere… chissà forse un giorno i due s’incontreranno… ma “è una lotta impari” direbbe il romanziere americano Premio Pulitzer Cormac McCarthy.