Un giorno a Lucedio
Maggio 8, 2008 di nellanebbia

L’abbazia di Santa Maria di Lucedio, un importante patrimonio culturale, traccia indelebile dell’antica magnificenza della zona.
Alle spalle un boschetto che delimita la visuale, tutto intorno a perdita d’occhio risaie allagate, un bel sole in alto, e di fronte un’abbazia cistercense del 1124 si riflette sull’acqua ferma. Questa, per chi ci è stato, è l’icona di Lucedio, la foto che fai pensando di essere stato fortunatissimo nel trovare queste condizioni metereologiche. Poi ne parli e ti accorgi che sei probabilmente l’ultimo fesso in provincia che non c’è mai stato, che i tuoi amici ci andavano di notte perché faceva anche un po’ paura, che il tuo fumetto preferito (Martyn Mystere-Bonelli Editore) ne ha fatto una storia di misteri e fantasmi e che un anno fa è stata restaurata grazie all’intervento provvidenziale di Provincia e Regione.
Allora sono davvero fortunato! Andiamo con ordine, e lo faccio per quelli che come me ne sapevano poco e scoprono questo inestimabile patrimonio: Santa Maria di Lucedio si trova nelle campagne tra Trino e Vercelli, ci si accede comodamente dalla statale delle Grange, in una zona quindi scarsamente popolata, e viene da chiedersi perché proprio lì. Terre d’acque e di paludi che hanno vissuto, nel corso dei secoli, poderose opere di bonifica grazie al sapiente intervento dei monaci cistercensi fondatori dell’abbazia, nata come filiazione del monastero francese di La Fertè. Fu grazie al lavoro di questi monaci e all’introduzione del sistema economico delle grange che la zona iniziò ad arricchirsi e a prosperare. Ricchissima di testimonianze storiche, l’area ha di conseguenza una valenza archeologica notevole che coinvolge non solo la chiesa settecentesca di Santa Maria, costruita sulla pre-esistente chiesa medievale, ma anche il campanile, costruito tra la seconda metà del XII secolo (1150-75) e gli inizi del XIII, la cui originalità è legata alla sezione ottagonale della torre, che raggiunge l’altezza di trentasei metri e si basa su un costrutto medievale a pianta quadrata. Il chiostro dei monaci e gli edifici vicini appartenenti al complesso monastico, la Chiesa di S. Oglerio, detta “chiesa del popolo”, il mulino per la lavorazione dei cereali e alla base della produzione agricola della grangia monastica, la vicina grangia fortificata della Darola, oggi una delle cascine più grandi della zona. Dell’epoca medievale la Darola conserva, all’interno della corte originaria, una torre-porta a pianta quadrata, con presenti ancora la postierla e gli ingranaggi del ponte levatoio, testimonianza del castello di XIV secolo, costruito durante il generale processo di fortificazione dei nuclei abitati.
Attualmente il restauro non ha ancora toccato la facciata e l’interno dell’abbazia, ma il campanile è accessibile in tutto il suo splendore, la prima domenica di ogni mese, e quindi ne approfitto. Una favolosa scalinata in legno e acciaio, autoportante per evitare intrusioni sulla struttura del campanile, guida il visitatore fino in cima, e già dalla visuale delle prime feritoie si scorge un altro piccolo gioiello in lontananza. Seminascosto tra gli alberi in cima ad una collinetta si trova il SS. Nome di Maria, detto anche Santuario della Madonna delle Vigne, costruito nel 1696 dall’architetto Antonio Bertola, molto suggestivo forse anche perché diroccato e cadente.
Tracce indelebili della prosperità della zona che durò almeno fino al 1784, quando l’abbazia fu secolarizzata per volere di Papa Pio VI, forse perché troppo ricca e potente, e ceduta a Vittorio Emanuele Duca D’Aosta. In seguito all’occupazione francese del Piemonte passò a Napoleone, poi al Principe Camillo Borghese, al Marchese Giovanni Gozani di San Giorgio. Nel 1937, l’intero complesso fu acquistato dal Conte Paolo Cavalli d’Olivola, padre dell’attuale proprietaria, Contessa Rosetta Clara Cavalli d’Olivola Salvadori di Wiesenhoff. Di mano in mano a partire da Napoleone fino alla famiglia degli attuali proprietari, i conti Cavalli d’Olivola, che nel 1937 acquistarono l’intero complesso.
Il campanile restaurato della Chiesa di Santa Maria di Lucedio, la grangia fortificata della Darola, il vicino Santuario abbandonato della Madonna delle Vigne: luoghi e tracce che spalancano lo sguardo lontano nel tempo, quasi nove secoli di storia che non hanno mai tradito la vocazione agricola, fattasi realtà in una suggestiva sinergia tra lavoro, studio e preghiera.
Per visitare il campanile:
la prima domenica di ogni mese, inizio prima visita alle ore 9.00, inizio ultima visita alle ore 12.00; su prenotazione al n. 0161 / 590 262 o all’indirizzo nutolo@provincia.vercelli.it