Cosa facevate da piccoli per divertirvi? Molti ragazzi risponderanno “Giocavo a pallone”, le femminucce magari cucinavano col “Dolce forno”. Carola Pasquino, mamma sarta e scampoli e bottoni a disposizione, creava “cose”.
Quanti di voi sono diventati campioni di calcio o grandi chef?
Carola Pasquino continua tuttora a creare e della sua passione di bambina ne ha fatto non soltanto un lavoro, l’ha trasformata in arte.
La prima cosa che ho pensato incontrandola è stata chiederle del “passaggio”, di come si trasforma una passione in progetto e di come questo progetto lo si realizza.
Carola per tutta l’infanzia e l’adolescenza a Vercelli sente il bisogno di esprimere la sua creatività, accosta stoffe e ritagli di pelle, fili e bottoni per creare collane e per personalizzare borse e cappelli. Poi si trasferisce a Genova, che diventerà una delle sue città del “cuore”, per studiare Architettura, arricchendo i suoi lavori con nuovi stimoli, dando sostanza e formalità alle sue idee. Le sue creazioni sfuggono all’esclusivo appannaggio delle sue amiche quando, spinta anche dal suo compagno specializzato nel ramo commerciale, prova a farne una linea, declinando i suoi lavori in una tavolozza di colori, uscendo dall’unicità del pezzo per produrre un’intera collezione.
Collezioni (dal 2006 ne realizza due all’anno) che comunque non perdono la loro anima artigianale, il loro esprit di opere d’arte, ma semplicemente sono accresciute nella scelta di colori e pesi differenti affacciandosi al mondo della moda.
Così nasce Progetto C73, una collezione di accessori che utilizza preziose e morbide lane per l’inverno e lucenti cotoni e sete per l’estate.
E tutto nelle sue creazioni parla delle esperienze che Carola ha vissuto: da ogni suo viaggio lei riporta istantanee mentali dei monumenti che ha visto, delle sensazioni che ha provato di fronte alle situazioni più svariate. Queste emozioni la ispirano nella scelta dei colori e dei materiali, nella ricerca delle lavorazioni, nello studio di nuovi stili.
“Perché gli accessori?” le chiedo mentre mi offre il caffè nella bellissima cucina disegnata da lei, “perché non esprimi le tue idee con altre forme d’arte, nella fotografia, nel design oppure realizzando una collezione di abiti?”
“Perché questi oggetti – mi spiega – permettono alle donne di oggi, spesso vestite di nero con scarpe basse ed abbigliamento comodo, di personalizzare il proprio look, per diversificarsi e rendersi uniche.”
Un tocco di colore insomma per rallegrare grigie giornate di lavoro, per arricchire il solito tubino nero, borse capienti e morbide per contenere il nostro mondo senza dimenticare il glam di un manico in lana o di un ciondolo unico.
I colori in particolare stuzzicano la mia curiosità di modaiola.
“Sono avanti di due anni!” le dico ricordando il turchese della collezione del 2006 che solo da una stagione imperversa nei negozi.
Ma Carola non si scompone, anche se apprezza quello che nelle mie intenzioni voleva essere un complimento. La scelta dei colori viene fatta curiosando fra i prototipi delle filature biellesi, scegliendo quindi con un anticipo di tre anni circa rispetto all’uscita delle collezioni degli stilisti.
Dopo la scelta dei materiali e dei colori Carola realizza il prototipo e segue la produzione che avviene sempre nel biellese per quanto riguarda la gioielleria, mentre le borse vengono realizzate da artigiani toscani. I numeri non sono elevatissimi dal momento che ogni articolo è realizzato interamente a mano e proprio per questo mai completamente uguale ad un altro. Il packaging è a dir poco originale: i gioielli, infatti, vengono confezionati in contenitori alimentari per il sottovuoto. Tale soluzione non solo permette un agevole trasporto, ma trasforma la confezione stessa in un oggetto di design. La rete di vendita, dopo esperienze complesse con diversi agenti, è ora affidata ad uno showroom di Milano che valorizza al meglio i suoi lavori. Nel suo sito internet – www.c73.it- sono citati numerosi negozi in Italia e diversi punti vendita in Francia in cui si possono trovare le sue creazioni. Sempre dal sito, piacevole e completo, si passano in rassegna le collezioni, le cui immagini sono state curate da fotografi ogni anno diversi, e si visionano gli eventi in cui sono state presentate. Come per il Natale 2007 anche quest’anno Carola aprirà un Temporary shop a Vercelli, pur prendendo contatti anche per vendere le sue collezioni ad un noto negozio vercellese.
L’aver individuato un trend originale non ferma però la sua voglia di innovazione. Dopo aver declinato lane e bottoni, la collezione 2008 si arricchisce di combinazioni stoffa in principe di Galles e plexiglass, mentre per le nuove lavorazioni Carola sta sperimentando un intreccio di lana realizzato con solo 4 dita. Dal punto di vista della ricerca, in questo momento sta approfondendo lo studio della moda degli anni ’20 del secolo scorso. “Un periodo – mi dice – in cui le donne si sono tagliate i capelli, hanno indossato pantaloni ed abiti sciolti, liberandosi attraverso l’abbigliamento da tradizioni e condizionamenti”. Del resto proprio in quegli anni le donne si sono affacciate al mondo del lavoro ed avevano bisogno di indumenti eleganti ed allo stesso tempo comodi, puntando proprio come ora l’attenzione sugli accessori. Lunghe collane in maglia al posto di tripli giri di perle: forse questo possiamo aspettarci per la collezione 2009.
Nel mentre l’intervista si è spostata nel suo laboratorio in cui si mischiano mobili di modernariato,opere contemporanee e stoffe antiche, il tutto ordinato e luminoso. “Pensavo che gli artisti vivessero in ambienti più caotici!” esclamo, così scopro che Carola si definisce addirittura pignola raccontandomi che cura con maniacale precisione anche gli aspetti meno romantici del suo lavoro, come la stesura del listino prezzi! Anche questo mi convince di avere di fronte una professionista e che quel famoso passaggio di cui parlavo all’inizio avviene proprio quando si riesce a coniugare la fantasia alla concretezza.
Un’ultima domanda “Anche la moda attuale ti ispira?”
“La moda” mi dice “è un po’ croce e delizia per me”. Come tutte le donne ne subisce l’influenza, ma non sopporta i diktat e crea in assoluta libertà spesso andando controcorrente rispetto alle attuali tendenze. L’arte sta nel fatto che le sue creazioni passano indenni alle bizze dei trend e possono restare negli scrigni delle sue estimatrici per anni per poi essere tramandate come solo le cose preziose sanno fare.
“Mia madre sarta mi ha insegnato la qualità di un buon taglio di un capo fatto per durare, questo voglio trasmettere con le mie creazioni”
E questo trasmette con l’umiltà di un artigiano, la creatività di un’artista e la precisione e la competenza di un’imprenditrice, di una ragazza che da Vercelli ha seguito la sua passione ed ha realizzato il suo progetto.
C73 – di Veronica Gallo
Ottobre 13, 2008 di nellanebbia