Giunto ormai alla sua 26esima edizione e consolidato dalla direzione di Nanni Moretti, il festival italiano di cinema più seguito dopo quello di Venezia, il Torino Film Festival si svolgerà dal 21 al 29 novembre nel capoluogo piemontese ed avrà un programma fitto di novità.
Fiato sospeso per l’anteprima di uno dei film più scottanti dell’anno, W di Oliver Stone. Il regista tre volte premio Oscar sarà a Torino per presentarlo a pubblico, stampa e professionisti del settore.
Dopo JFK(1991) e Nixon(1995), Oliver Stone torna a parlare di un presidente americano ma in un contesto più che mai attuale. W è infatti la storia di G.W. Bush. Il film segue il suo cammino, da ex alcolizzato, agli studi all’università di Yale, alla controversa gestione dei giacimenti petroliferi texani della famiglia, alla sua conversione evangelica fino all’arrivo alla Casa Bianca come 43° presidente degli Stati Uniti con la messa in atto della fallimentare politica fondata sulla guerra preventiva.
Non sono però solo le anteprime o i film del concorso internazionale ad attirare un pubblico sempre più folto ed affamato del buon cinema. Oltre alle tradizionali sezioni dedicate al cinema ed al documentario italiano o al cinema sperimentale che ha scarsa diffusione nelle sale, quest’anno il piatto forte sarà contraddistinto da tre rassegne, di cui una dedicata al cinema di Roman Polansky e a quello di Jean Pierre Melville. Oltre a film culto come Il Coltello nell’acqua, film noir come Rosmary’s Baby o l’esilarante commedia vampiresca Per favore non mordetemi sul collo, sarà possibile vedere tutti i primi cortometraggi del regista polacco. Di Jean Pierre Melville, regista di polizieschi ammirato dalla Nouvelle Vague, rivedremo invece le pellicole con Jean Paul Belmondo come Lo spione del 1963 o Lo sciacallo, uscito lo stesso anno, o quelle con Alain Delon come Frank Costello faccia d’angelo in versione restaurata.
La terza rassegna sarà dedicata alla British Rennaisance, ovvero a quel periodo del cinema inglese tra il 1980 e il 1990 che ha visto autori come Neil Jordan, Peter Greenaway, Michael Radford, Stephen Frears, Mike Leigh e molti altri, salire sulle barricate per raccontare con feroce spirito ironico e anti-thatcheriano, una Gran Bretagna multi etnica, arrabbiata e piena di contraddizioni. Si tratta di storie che parlano di Scozia, d’Irlanda, di sobborghi londinesi, di perbenismo e ribellione e di conflitti sociali. Qui di seguito alcuni dei 30 film in rassegna.
The Terence Davies Trilogy di Terence Davies, racconta in tre episodi il calvario esistenziale del giovane Robert, omosessuale cattolico a Liverpool. Paragonato per il suo stile rigoroso al cinema di Robert Bresson, il film, girato durante 8 lunghi anni, divenne un caso internazionale in molti festival.
In Angel di Neil Jordan, un violento thriller dal tono iperrealistico ambientato nella difficile situazione politica sociale dell’Ulster, Danny, sassofonista in un’orchestra rock, è il testimone e poi il vendicatore di un duplice omicidio, quello del suo impresario e di una ragazzina di passaggio.
The Great Rock ‘n’ Roll Swindle di Julien Temple è il ritratto beffardo dei Sex Pistols, celebre punk rock band, una parodistica opera rock all’insegna della provocazione e dell’irriverenza verso la società inglese degli anni ’80 ormai in piena decadenza.
My Beautiful Laundrette di Stephen Frears, è la storia di due omosessuali pakistani, del loro contrastato amore e della loro lavanderia in un quartiere ostaggio dei teppisti razzisti del National Front.
Local Hero di Bill Forsyth è una favola ecologica e anticapitalistica in cui un vecchio scozzese decide di non vendere la sua terra ad una società petrolifera che vuole installarvi una raffineria.
The Ploughman’s Lunch di Richard Eyre, racconta di un redattore della BBC ambizioso e carrierista, durante il periodo della guerra alle Falkland, e della sua arrampicata in una società cinica e sprezzante.
A complemento della rassegna, ci sarà uno squarcio sulla televisione britannica di quegli anni, con la presentazione di uno dei “docu-drama” sociali per la TV di Ken Loach e un omaggio a Dennis Potter, uno dei talenti televisivi europei più innovativi, ancora insuperato, con le sue due serie Pennies from Heaven e The Singing Detective.
La prima è una serie musicale che racconta la storia di un arrangiatore musicale degli anni trenta frustrato.
L’ultima è una miniserie in 6 puntate di una modernità e durezza impressionanti che racconta gli incubi, i ricordi e la realtà allucinata di uno scrittore di pulp costretto in una corsia d’ospedale da una forma di psoriasi artritica.
Insomma, se quest’anno al Torino Film Festival volete gustare – all’inglese – il tè delle cinque, preparatevi a forti dosi di realtà.
IL FESTIVAL SOTTO LA MOLE HA UN GUSTO BRITISH
Novembre 25, 2008 di nellanebbia
