Partiamo dalle origini. Sei nato tra le risaie e “nella nebbia”: cosa di quei luoghi credi abbia influenzato la tua musica e quali sono i ricordi più vivi legati a quelle atmosfere?
Ho vissuto 25 anni in campagna, e credo che rimarrà sempre con me quella sensazione di pace immobile. Tuttavia quando penso ai miei primi brani non ci ritrovo quella pace: piuttosto rumore, molto rumore. I miei primi brani sembrano scritti in luoghi affollati perché sono pieni di suoni, di cambi di rotta e di velocità, mentre la vita quotidiana in campagna è generalmente più lenta. Ecco, io credo di vivere una realtà nella mia testa e una più concreta: può capitare che queste realtà si incontrino ma non è detto.
Bugo, sei sempre stato chiamato Bugo immagino, da Bugatti Cristian: quando è nato il tuo soprannome? Ricorda una cosa da liceo…
Bugo è nato durante le scuole medie: Buga con quella a finale non era adatto alla mia voce così “grave”.
So che non ami particolarmente i paragoni, ma la mia domanda nasce da un divertente episodio. Quando mia mamma (Loretta, come Loretta Recodrs, la tua prima casa di produzione se non vado errato) ha sentito per la prima volta un tuo brano ha esclamato: “Ha la stessa voce di battisti!”. Ecco la domanda: quale influenza ha avuto su di te la musica italiana del passato ed in particolare quali sono stati i cantautori che maggiormente hanno stimolato il nascere della tua musica?
Non è vero che non amo i paragoni, non ho mai nascosto le mie influenze. Dico solo che non servono a nulla per caratterizzare un cantante; il più delle volte servono per facilitare il compito ai giornalisti, con il rischio di fuorviare e creare pregiudizi. Personalmente sono influenzato dalla parola italiana più che dalla musica italiana: preferisco la ricerca che all’estero fanno sul suono. I personaggi italiani che ricordo con più piacere sono Adriano Celentano, Vinicio Capossela, Luigi Tenco, Lucio Battisti, Fred Buscaglione ma anche molti altri, ed anche molti gruppi.
Quando hai realizzato che la tua strada sarebbe stata la musica? Da cosa, da chi e soprattutto in che modo sei stato stimolato a percorrere questa strada?
Ho iniziato a 17 anni come batterista. Sai, io non vengo da una famiglia di artisti e quindi a casa mia non c’era mai musica. Un amico un giorno mi ha detto che al suo gruppo mancava un batterista: io andai alle prove e mi resi conto che mi veniva facile. Ero un appassionato di poesia e così dopo un po’ ho lasciato il gruppo per dedicarmi alla scrittura delle canzoni. Avevo il mio mondo, tutto qui.
Dimostri un eclettismo poliedrico nelle scelte musicali che adotti nelle tue canzoni. Hai toccato, nell’arco del tuo percorso artistico, i più disparati generi musicali: il rock, il blues, il folk ed anche il rap e l’elettronica, ma ancora di più nell’ultimo album li ritroviamo tutti assieme. E’ bello ed inedito, per questo credo piaccia tanto, ma è stata una naturale evoluzione del tuo percorso musicale oppure è stato influenzato dalle nuove liaison discografiche?
Ciò che conta per me è la canzone, tutto il resto tende ad annoiarmi. Mi interessa la sostanza, mi interessano le parole. Invece mi rendo conto che molte persone sono influenzate da quello che sta in superficie, con frasi del tipo “non mi piace il disco nuovo di Bugo perché è troppo elettronico” e così non ascoltano le parole e la canzone. E’ così la realtà dei nostri giorni, l’apparenza è molto importante, il vestito che indossiamo. A me non interessano queste cose, io sono influenzato dai miei tempi così ricchi e variegati e voglio provare tutto.
Come nasce l’idea di collaborare con Stefano Fontana? E quanto è stato fondamentale il suo ruolo di produttore?
Dopo aver composto tutti i brani col computer, ho chiamato Fontana perché mi piaceva il suono del suo disco. Mi piaceva l’idea di lavorare non con un professionista, ma con uno che provava a fare il produttore. Mi piace questo senso di incapacità perché così tutto diventa una prova, un esperimento.
Mi pare che dietro ai testi dei tuoi brani ci siano dei messaggi che possono essere interpretati. Non sono solo testi che talvolta appaiono ritornelli ridondanti alle orecchie di chi sente ma non ascolta, ma questioni reali e profonde. Hai trattato temi come l’urbanità (in “Sentirsi da cane” o “Che diritti ho su di te”) e la crisi che ci attanaglia in “C’è crisi”. Si sente che è qualcosa che nasce perché è vissuto, sentito… Bugo, dimmi, da quale tuo pensiero sono nati questi brani?
A me interessa che ci sia vita nei miei testi. Ecco perché prima scrivo di getto un pensiero che sento profondamente, che mi sconvolge la testa, che mi riempie di gioia e poi lo adatto ad una parte musicale. Scrivo testi di tutti i tipi: per divertirmi come ad esempio “Ggeell” ma anche per far riflettere come “C’è crisi” oppure per amore come “Sesto Senso” o anche più intimi come “Felicità”. Non riesco a scrivere solo un tipo di testo, ho bisogno di osservare da diverse angolazioni.
Hai mai pensato di voler fare il politico? (sì-no-perché?)
No, il politico deve farsi credibile e deve essere responsabile. Io non voglio essere credibile, io voglio emozionare, con tutto l’impegno che ci metto, in quello che faccio. E non sono responsabile di niente.
“Nel giro giusto” è geniale. Tu ormai vivi a Milano da abbastanza tempo da ritenerti un suo cittadino. Tra party, serate e promozioni per l’appunto di giri ce ne sono a iosa. Ma il giro giusto esiste davvero o è una metafora per dire che bisogna guardare le cosa da un punto di vista diverso? A chi hai fatto riferimento col pensiero scrivendo questo brano?
Il brano l’ho scritto per propormi a Sanremo due anni fa’ con Violante Placido. Era il mio modo di aprirmi a cose diverse dalle mie, così come lo era per Violante. C’è un pizzico di ironia in questo brano ma la canzone nasce dal fatto che mi sembra che a volte guardiamo gli altri e ci sembrano più felici di noi e allora li invidiamo. E’ una richiesta di aiuto, volendo. L’isolamento può essere terribile.
Se non vivessi a Milano quale sarebbe la città ideale in cui vorresti vivere? Cosa ti rappresenta di questa città e cosa ti affascina?
Milano mi ha sempre affascinato: quando stavo in campagna adoravo venire a Milano, mi sembrava così veloce e avanti e piena di stimoli. E ho trovato tutto ciò; mi piace molto viverci. Vivo anche a Roma, città incredibile soprattutto se ad uno piace passeggiare.
Ora città ideale? New York City.
E’ grande l’iniziativa di far pagare un prezzo irrisorio per i tuoi album. Si sa che i download frenetici nuocciono gravemente al mercato musicale, ma quale riscontro reale hai avuto e quando è nata l’idea?
L’idea è nata quando ho firmato con Universal nel 2002. Avevo speso poco per fare il disco e allora ho proposto a Universal di uscire con un prezzo speciale, 10 euro. Sono stato il primo artista major ad uscire con un disco ufficiale a quel prezzo. Quindi è stata una scelta naturale. Il fatto è che la crisi discografica è arrivata poco dopo e quindi anche tutti gli altri cantanti si sono resi conto che dovevano abbassare il prezzo. Sono questi i tempi. In molti scaricano, è normale non condanno nessuno, è il potere che si spaventa e allora crea quel clima anti-terroristico per cui si condanna il downloading gratuito. Io non posso dire che è un bene anche perché tutti noi cantanti ne conosciamo le conseguenze, però non lo condanno perché se la gente tratta così le canzoni ci sarà un motivo. Non è facile giudicare la situazione, certamente io cerco di muovermi per sopravvivere.
La letteratura e l’arte quanto contano per te?
Moltissimo.
La letteratura: hai tempo da dedicare alla lettura e qual è il tuo libro preferito? C’è un libro che ti ha stimolato al punto tale da farne nascere una canzone?
Leggo molto. Adoro gli scrittori del periodo romantico ma anche molti contemporanei. Ho scritto “Amore mio infinito” come il libro di Aldo Nove. Adoro gli scrittori, a volte vorrei essere come loro.
L’arte: qual è la corrente artistica che maggiormente ti rappresenta ed apprezzi? Il tuo lavoro ti porta spesso in giro per l’Italia ed il mondo: riesci a ritagliare del tempo per visitare i musei, le gallerie d’arte o i principali monumenti? Tra quelli che hai potuto apprezzare quali ti hanno maggiormente impressionato?
Adoro l’arte. Non ho una corrente preferita, direi che piuttosto preferisco gli artisti alle correnti. Osservo e studio il lavoro di Warhol, Cattelan, Boetti, Manzoni, Magritte… ce ne sono così tanti, Chagall (“La mano mia” nasce dopo aver visto ad una mostra “La passeggiata” di Chagall). Sono appassionato di arte contemporanea, ho fatto qualche mostra anche a Roma e Milano. Mi piace visitare le gallerie d’arte, mi diverte un sacco.
“Love boat” è il tuo nuovo singolo: un omaggio agli intrecci amorosi sulla Pacific Princess oppure un’espressione autobiografica dei tuoi sentimenti?
Love boat è una canzone d’amore che ho scritto per la mia ragazza. Ho scritto così tante canzoni d’amore per lei, che i miei album ne sono pieni, a volte dico che io scrivo solo canzoni d’amore.
Sei stiloso Bugo ed anche stravagante: si vede che apprezzi la moda e sei aggiornato sulle ultime tendenze. Che tipo di stile hai ultimamente, qual è il tuo capo must? Ti piace mixare nel look come ti piacciono le contaminazioni musicali?
Apprezzo la moda dei giovani stilisti creativi, quelli che cercano di fare cose diverse. Ho sempre avuto un pallino per il look, anche quando facevo lo scassone mi consultavo con giovani stilisti per avere uno stile da scassone! Ora mi vesto con marchi basici e essenziali con un tocco futuristico ma non troppo. Direi che ad ogni periodo della mia vita corrisponde un look.
Il tuo drink preferito?
Vino bianco.
Cibo preferito?
Tirami su.
Canzone preferita… quella che potresti sentire 10 volte di fila e non stancarti mai?
Strawberry fields forever dei Beatles.
Il concerto più emozionante al quale hai mai assistito?
Non mi piace andare ai concerti.
Hai un portafortuna Bugo?
No.
Come rispondi a chi non apprezza la tua musica? Ho visto su Youtube la pessima scena che si è consumata durante il tuo concerto a Salerno: come ti sei sentito in quel momento?
Rispondo che hanno ragione, se non apprezzano è perché c’è qualcosa nella mia musica che non gli va e quindi va bene, io non voglio piacere a tutti ma voglio che tutti riconoscano la passione che metto in quello che faccio. E questo non succede sempre, perché in Italia si ha la tendenza ad uccidere il prossimo… godiamo ad osservare la sconfitta del prossimo. L’episodio di Salerno non rappresenta nulla per me, quei tipi erano ubriachi e non ce l’avevano con me, se ci fosse stato un altro sarebbe successo uguale! Io credo che si siano arrabbiati proprio perché non davo retta alle loro provocazioni.
Il miglior complimento che ti abbiano mai fatto?
Che belle calze che indossi!
Se ti dovessi fare un augurio, cosa ti augureresti?
Niente di particolare, fare quello che faccio.
Bugo è un genio!