L’uomo siede alla propria scrivania, l’abat-jour accesa lo aiuta a non affaticare troppo la vista, tutto concentrato com’è sullo schermo del computer che sta nel frattempo caricando una pagina. Appare un riquadro marrone, ricorda un fazzoletto di terra. Sulla schermata accanto, da un elenco, l’uomo seleziona col mouse alcuni tipi di ortaggi; compie l’operazione con meticolosità, una specie alla volta, e cliccandoci sopra trascina la verdura all’interno del riquadro principale.
L’uomo seduto alla scrivania sta componendo un orto col PC.
Non è l’estratto da un’opera cyberpunk. Dietro queste righe non c’è nessun William Gibson, nessun inventore di mondi. Dietro queste righe c’è un bisogno tradotto in realtà, anzi: una passione, tanto alta da coniugare con ricchezza ed eleganza la tradizione contadina alla virtualità di Internet.
Ci rendiamo conto che il concetto in sé potrebbe sembrare un cortocircuito, eppure basta uno sguardo, anche sommario, al sito www.leverduredelmioorto.it per comprendere quanto e come si possa rispettare, attraverso le innovazioni tecnologiche, una realtà agricola molto radicata nell’esperienza umana e lavorativa dei gestori di questo singolare progetto – che proprio dal gennaio 2009 ha preso ufficialmente il via e sta riscuotendo parecchia attenzione, dai media in primis e infine, giustamente, presso gli utenti ultimi.
“Nella Nebbia” intervista il vercellese Giovanni Ferraris, che insieme ai fratelli Paolo e Francesca ha dato vita a qualcosa di nuovo.
Com’è possibile che da un computer e grazie ad Internet si possa coltivare un orto?
Cercando di recuperare e di mantenere viva la nostra tradizione contadina, con i suoi colori e i suoi sapori, e sposando poi il tutto alla moderna tecnologia. Attraverso il nostro sito Internet è possibile crearsi un proprio “orto virtuale”. In base alle proprie esigenze, si determina la dimensione dell’appezzamento e, virtualmente, si seminano le verdure scelte dall’elenco dei 39 ortaggi da noi proposti. Le verdure sono rigorosamente di stagione e vengono coltivate seguendo metodi naturali (concimi organici, nessun utilizzo di pesticidi, rotazione delle colture). È possibile inoltre inserire nell’orto piccoli frutti, erbe aromatiche e fiori, o personalizzarlo tanto con uno spaventapasseri quanto con una piccola pala identificativa.
Una volta “coltivato” l’orto on line, come si svolge poi il vostro lavoro vero e proprio nel corso tempo?
L’orto virtuale sarà riprodotto in cascina sui nostri terreni e saremo quindi noi a coltivare le verdure che verranno consegnate a domicilio una volta alla settimana, utilizzando mezzi di trasporto a ridotto impatto ambientale. Il nostro raggio di azione, al fine di rispettare la natura, si aggira sui 100 km all’incirca e garantiamo la consegna delle verdure nell’arco di 24 ore dalla loro raccolta. Sul sito si possono trovare, oltre alle note descrittive delle singole verdure, suggerimenti su come conservarle e cucinarle.
È tuttavia risaputo che coloro che coltivano un orto sviluppano un rapporto di profonda affezione con la loro attività. In questo caso di coltivazione affidata a terzi, come si pongono le due parti in gioco?
Al fine di portare la campagna in città e viceversa nel fine settimana chi “adotta” un orto potrà effettuare di persona una o più visite al proprio appezzamento, nell’ottica di un rapporto di fiducia e di rispetto reciproco, nonché di controllo della provenienza dei cibi che mettiamo sulle nostre tavole.
Dunque l’appezzamento di terreno costruito on line sarà fedelmente riprodotto dal vero?
Assolutamente sì. Esistono aziende che fanno un altro tipo di discorso: coltivano file su file di ortaggi, in grande numero, e in seguito all’invio di una newsletter invitano i propri clienti iscritti al servizio a ordinare le verdure disponibili nell’arco di quella settimana. La settimana successiva l’offerta cambia – e così via, pertanto non si tratta di verdure coltivate su commissione del singolo utente. Il nostro è un discorso nuovo: in cascina abbiamo a disposizione un’area relativamente vasta di terreno che divideremo in singoli appezzamenti, a seconda delle richieste. È questa la novità: realizzare un orti così come i clienti li hanno progettati da casa con l’impiego della tecnologia.
La vostra attuale proposta nasce su basi solide: un’azienda a carattere famigliare che incontra il progresso e la novità. L’esatto contrario di quello che da fuori sembra la cosiddetta mentalità contadina. Ci parleresti delle vostre origini?
Le verdure del mio orto prende vita a seguito di esperienze professionali assai diverse da parte mia e dei miei fratelli: io ho un passato da psichiatra, mio fratello Paolo è un designer, mentre mia sorella Francesca si è laureata in scienze naturali – ed è forse l’unica ad avere conseguito studi in qualche modo vicini a quanto oggi facciamo tutti. Ma l’azienda, la cascina Pozzuolo di Santhià, appartiene alla nostra famiglia da tre generazioni e da sempre è stata dedita alla coltivazione del riso, che nonostante l’attuale progetto degli orti resterà la principale attività agricola da noi gestita. La volontà di far ritorno in azienda, alla terra, è nel nostro Dna, ma ci stiamo comunque riavvicinando all’ambiente nell’ottica di proporci come una ventata di novità nell’ambito della diversificazione delle culture e della multifunzionalità. Vorremmo offrire alla nostra azienda anche un valore ricreativo, sociale, didattico… ed è a mio fratello che si deve l’idea di provare a coltivare verdure in modo diverso ed originale.
Qual è stato l’interesse finora dimostrato dalla stampa e dagli utenti?
Giornali, radio ed emittenti televisive, sia locali che nazionali, hanno dimostrato da subito un vivo interesse. Siamo stati invitati a partecipare a importanti eventi fieristici come il “Campus – Salone della Nuova Agricoltura”, che si è tenuto a fine marzo a Torino, e saremo presenti a “La fattoria in città”, che si terrà a Vercelli dal 14 al 17 maggio. Lo scorso febbraio abbiamo partecipato attivamente al convegno “Multifunzionalità in agricoltura”, organizzato dalla Facoltà Agraria di Pisa, ma il nostro progetto è stato presentato anche alla Borsa Internazionale del Turismo a Milano grazie all’interessamento della Fondazione Buon Ricordo. Per quanto riguarda gli “orti in adozione” ci siamo prefissati un numero minimo di adesioni, che a distanza di due mesi dalla presentazione ufficiale del progetto abbiamo già raggiunto. I fruitori sono al momento sia singole famiglie che gruppi di amici, di colleghi, di coinquilini che si uniscono e seminano un orto comune. Non mancano ristoranti e organizzazioni di consumo solidale.
Allora non c’è che dire: siamo al via…
Certo. Nei prossimi mesi sono in programma i lavori di preparazione del terreno, la realizzazione dell’impianto d’irrigazione e la messa a dimora dei primi ortaggi. Prevediamo la consegna della prima cassetta di verdure in settembre. Dal mese di maggio inizieranno le visite in cascina.
E a livello ambientale come vi comportate con gli scarti?
Gli scarti che avremo in azienda saranno quelli derivati dalle verdure che trasformeremo in compost. Stiamo a tale proposito cercando di attivare un vero e proprio “servizio compost”, prelevando gli scarti delle verdure dai nostri clienti: li riporteremmo da noi, in cascina, per trasformarli appunto in apposite compostiere da utilizzare come concime. In parole povere, stiamo cercando di ricreare quello che era l’orto nella concezione dei nostri nonni, con alcuni accorgimenti dell’era moderna. Da una parte, infatti, gli orti verranno coltivati secondo metodi naturali, dall’altra ci è parso utile e innovativo adottare la tecnica della pacciamatura con teli di Mater-bi (materiale biodegradabile derivato dall’amido di mais), con l’utilizzo di un impianto di irrigazione ad hoc (per il risparmio idrico), concimi organici e nessun impiego di OGM. Tutto nel rispetto della natura e dell’uomo.