“Ancora tre gradi di temperatura e la calotta antartica collasserà”.
“Gran Bretagna, arriva la gomma da masticare biodegradabile. Prodotta da un consorzio di coltivatori messicani. Nei supermercati a circa 1,50 euro al pacchetto. In sei settimane si polverizza”.
“Effetto serra? Non esiste. Pdl all’attacco di Kyoto e Ue. Mozione a firma Dell’Utri secondo cui i cambiamenti climatici sono modesti, e comunque non dannosi”.
“Dieci specie di animali in pericolo di estinzione. Molte popolazioni di alcune specie animali al mondo sono diminuite, o sono in diminuzione, dell’80% entro tre generazioni”.
“Earth Hour, luci spente per un’ora in 2.700 città in tutto il mondo”.
Sono solo cinque delle tantissime eco news apparse nelle ultime settimane sui quotidiani e sui settimanali. Curiosità, notizie, informazioni sull’ambiente e un solo imperativo: essere green è di tendenza. Secondo gli ultimi sondaggi gli italiani sono sempre più attenti e consapevoli che gli atteggiamenti eco sono indispensabili per dare un futuro al pianeta Terra e parole come riciclo, energie rinnovabili, raccolta differenziata, prodotti bio sono ormai entrati di prepotenza nel vocabolario quotidiano. “In teoria siamo tutti eco-sensibili, ma quando dobbiamo modificare le abitudini, le cose cambiano” avverte però Mario Tozzi, geologo e ricercatore del Cnr e volto noto della trasmissione Gaia, commentando un’inchiesta pubblicata nel mese di marzo sul settimanale Grazia: più di 8 mila lettrici hanno risposto a cinquanta domande sull’ecologia e dall’analisi dei dati sono emersi comportamenti virtuosi in costante crescita e un’attenzione sempre più diffusa ai problemi ambientali ed alle soluzioni da affrontare. “Essere eco è oggi indispensabile. Un futuro con poca acqua e senza aria pulita non piace a nessuno. Ma, nella pratica, è complicato avere un cuore verde perché le rinunce da fare sono molte” scrive Marina Speich, la giornalista di Grazia che ha curato l’inchiesta per lo storico femminile.
Se i temi dell’eco-sostenibilità, del rispetto e della tutela dell’ambiente non sempre sono al centro dell’agenda politica mondiale, l’opinione pubblica dimostra invece una crescente sensibilità, che ha bisogno di essere coltivata e incentivata.
“Sono anni che ci sentiamo dire che le temperature si alzano, che i ghiacciai si sciolgono e che il livello dei mari si alza in maniera preoccupante. Il punto è proprio questo: che il nostro pianeta si sta lentamente sciogliendo e buona parte della responsabilità è anche dei comportamenti irresponsabili dell’uomo” avverte Alessandro Cecchi Paone, giornalista e divulgatore scientifico, che da qualche mese ha pubblicato per Sperling&Kupfer Pianeta Serra, scritto a quattro mani con il giornalista Giulio Divo: e sulla copertina del libro campeggia (opportunamente) l’immagine della Terra rappresentata come un gelato che si squaglia.
Dobbiamo allarmarci? Aspettarci un’imminente catastrofe? “Assolutamente no: non è il caso di terrorizzarci. Purtroppo siamo quasi assuefatti dal sensazionalismo scientifico, quello che conquista le pagine dei giornali e le aperture dei telegiornali, quello approssimativo e carico di errori. Noi che invece maneggiamo quotidianamente i mezzi di comunicazione dobbiamo cercare di proporre una corretta informazione scientifica e tecnologica andando oltre la cristallizzazione di un giudizio collettivo basato più su emozioni, preconcetti ed ideologie che su nozioni reali” spiega Cecchi Paone, direttore del canale satellitare Marco Polo e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio di Pavia. Accantonati il sensazionalismo e gli ammonimenti apocalittici, serve dunque guardare al futuro e farlo, fin da ora, con dei gesti concreti (anche piccoli). “Possono sembrare cose banali – spiega Cecchi Paone – ma possiamo continuare a vivere bene e a non rinunciare a nessuna comodità, ma cominciando a sprecare meno acqua, dunque facendo la doccia, possibilmente breve, e non il bagno, chiudendo l’acqua quando ci laviamo i denti e ricordandoci sempre di spegnere il computer o la tv o le prese elettriche: qualcuno ride quando gli si spiega questa cosa, ma è stato calcolato che per mantenere accessi quegli spioncini rossi della tivù o del dvd o dell’hi-fi lavorano ogni giorno solo in Italia due centrali elettriche. Uno spreco pazzesco!”.
Da una parte ci sono comportamenti decisamente virtuosi, come quelli di chi sta già chi sta pensando di impiantare una pala eolica sul tetto o nel giardino di casa. In un futuro non troppo lontano, questa potrebbe diventare una prassi diffusa, visto che sono in vendita pale micro-eoliche da 400W che non superano il metro di diametro, grandi come un’antenna parabolica, che non richiedono autorizzazioni perché assimilate ad un intervento di manutenzione ordinaria. Una mini pala, che si muove quando il vento soffia in media a 5 metri/secondo, costa 1.300 € e può far funzionare irrigatori ed elettrodomestici come tivù o frigo. La pala micro-eolica ha prezzi più contenuti dei pannelli solari, per i quali sono però previste agevolazioni e sgravi fiscali.
Dall’altra abbiamo dati allarmanti che ci dicono che appena un italiano su cinque fa correttamente la raccolta differenziata. Una grande rivoluzione culturale, politica ed economica, spinta anche dalla pesante crisi che stiamo vivendo, bussa alle porte dei grandi paesi industrializzati e ci avverte che dobbiamo smettere di pensare alla Terra come ad un pianeta “passivo” che possiamo solo spolpare e sfruttare senza dare niente in cambio. L’uomo, che fino ad ora ha combinato parecchi disastri e danni, può con lucidità e dinamismo invertire la rotta e provare ad innescare un processo positivo che migliori la vita del pianeta: cominciando da piccoli gesti, come la già citata raccolta differenziata, oppure nel non sprecare acqua ed elettricità, fare vacanze ecologiche (che significa, ad esempio, usare il treno per gli spostamenti, visto che inquina dieci volte meno di un aereo) e scegliere i cibi di stagione e non prodotti che arrivano sulle nostre tavole dopo aver attraversato uno o due oceani.
Tutti ottimi consigli, secondo Cecchi Paone. “Più produciamo, più fabbrichiamo, più bruciamo male i nostri rifiuti perché non correttamente differenziati, più aumentiamo la quantità di gas serra e più provochiamo danni aumentando il calore della Terra. Poiché per modificare le nostre abitudini serviranno moltissimi anni, i politici di tutto il mondo devono sforzarsi fin da ora ad applicare quella grande svolta suggerita da Al Gore e cominciare a produrre energia mettendo da parte i combustibili tradizionali, carbone e petrolio, ed utilizzare risorse rinnovabili usando più sole, più vento e più nucleare, in attesa che le innovazioni tecnologiche ci consentano l’utilizzo dell’idrogeno, che risolverà almeno in parte alcuni problemi”.
E a questo punto la fronte di molti lettori si corruccerà: ma come, grandi discorsi per formare una coscienza verde, massima attenzione e qualche sacrificio quotidiano per non inquinare, accenti sempre più netti sulla indispensabilità dei “comportamenti eco”, e poi diciamo che l’energia nucleare è ancora una soluzione? “Assolutamente sì, perché a fronte di innegabili problemi legati allo smaltimento delle scorie, è una fonte che non produce gas serra, inquina poco o nulla salvo incidenti di vario genere, e poi ridurrebbe drasticamente la dipendenza italiana dalle importazioni di energia dall’estero, oltre al fatto che consente anche di avere delle ricadute scientifiche e tecnologiche molto importanti”.
Sono passati ventitré anni dal disastro di Chernobyl, quando, il 26 aprile dell’‘86, un incidente al reattore della centrale ucraina provocò 65 decessi certi e oltre 4 mila morti nell’arco di alcuni decenni, e ventidue anni dal referendum del novembre del 1987 quando oltre ventinove milioni di italiani andarono alle urne chiedendo la chiusura definitiva delle centrali nucleari (nella foto la manifestazione contro il nucleare che si svolse a Trino, nel maggio del 1986, ripresa dallo storico settimanale Epoca).
Cosa accadrebbe se oggi si andasse alle urne? E’ difficile fare previsioni certe, ma, stando ad alcuni recenti sondaggi, il 47% degli Italiani sarebbe favorevole alla costruzione di centrali nucleari lungo la Penisola; se però si chiede quanto siano favorevoli alla costruzione di centrali nella provincia di residenza, la percezione cambia e oltre il 50% degli intervistati si dice contrario. Chissà quali dati emergerebbero se questo sondaggio fosse compiuto esclusivamente nella Provincia di Vercelli, dove la presenza del nucleare continua ad essere piuttosto ingombrante a causa del sito Eurex di Saluggia che per via della centrale (ormai dismessa) di Trino, intitolata ad Enrico Fermi, padre della fisica nucleare italiana. E proprio l’area trinese è tornata al centro delle cronache nazionali alla fine di febbraio, quando Italia e Francia hanno firmato un accordo per la costruzione di quattro centrali nucleari sul territorio italiano (la prima dovrebbe entrare in funzione entro il 2020): alcuni esperti hanno indicato proprio Trino come sito ideale in quanto territorio pianeggiante e ricco d’acqua. Mentre alcuni già pensano a mobilitarsi e la politica (trasversalmente) si dice contraria a martoriare un territorio che ha pagato già salato il prezzo della presenza delle centrali, gli esperti si fronteggiano senza arrivare ad un consenso totale. Consenso che, secondo Mario Tozzi, non potrà mai esserci perché, se da una parte non bisogna disconoscere a priori i vantaggi del nucleare, già sottolineati da Alessandro Cecchi Paone, dall’altra si deve dire che “gli svantaggi sono però altrettanto chiari: le scorie e i rifiuti sono sì ridotti, ma sono molto pericolosi e non perdono il loro potenziale devastante per migliaia di anni. Sono pochissimi i luoghi sulla Terra completamente sicuri per tempi così lunghi e, pure se vengono individuati, ci vogliono barriere ingegneristiche, controlli di sicurezza particolari e trattamenti inertizzanti lunghi e costosi.. Alle scorie di combustibile, le barre di uranio, vanno aggiunti i rifiuti radioattivi che derivano dalla dismissione delle centrali che hanno terminato la loro vita o che risultano obsolete: in pratica le centrali stesse diventate ormai materiale contaminato. Il contributo del nucleare alla lotta contro l’effetto-serra è comunque marginale, vista la scarsa diffusione di questo tipo di energia al mondo. I guadagni sulle emissioni di anidride carbonica ottenuti con il risparmio energetico sono sempre superiori a quelli legati alla produzione di elettricità per via nucleare”.
Le dispute tra scienziati insomma non mancano, persino Carlo Rubbia e Umberto Veronesi si fronteggiano senza trovare una posizione comune, e la costruzione di nuove centrali nucleari richiederà comunque tempi lunghi e investimenti costosi: nel frattempo che fare? “Le nazioni e i privati devono imparare al più presto ad usare tutte le forme di energie alternative e soprattutto a puntare in breve tempo ad una riconversione del settore energetico attraverso incentivi e sostegni pubblici” spiega Cecchi Paone “Voglio citare il professor Umberto Veronesi, del quale sono grande amico e col quale collaboro da tempo: gli ho chiesto di scrivere una prefazione per Pianeta Serra e lui ha scritto delle cose molto interessanti e intelligenti. Dobbiamo cercare di andare oltre le dispute e gli scontri tra scienziati, tecnici e politici. Come scrive giustamente Veronesi ‘tutti siamo chiamati a partecipare al grande progetto di salvare il Pianeta Serra, non si tratta di vivere con meno benessere, ma con più responsabilità’. Credo che questa frase valga più di mille parole”.