“Fabbrica e Poesia sono la stessa cosa. Questa è da sempre la mia morale”: si sintetizza così Giorgio Sambonet, artista che ama la chiarezza delle parole semplici. Faber e Poeticus: con queste due ‘parole’, evocatrici dell’applicazione dell’intelligenza umana solo esclusivamente manuale la prima, unicamente intellettuale la seconda, ama descriversi nelle chiacchierate attorno al suo tavolo di casa. Le sue mani di ‘faber’, ‘fabbricatore’, uomo della fabbrica, si devono poter animare e si muovono solo se animate dallo spirito della poesia. ‘Solo l’homo poeticus salverà l’umanità’‘Homo faber, Homo poeticus’ nasce così, dall’innamoramento – affascinazione di Giorgio Sambonet per Leonardo da Vinci delle favolette e degli aforismi, per quel Leonardo che si definisce ‘omo senza lettere’ e che invece sa dipingere con le parole le sue opere più sublimi. “
Leonardo scrive prose che paion poesie, è un poeta modernissimo”, racconta Sambonet, “ e per cercare di capirlo sempre meglio ho dapprima costruito ’mosaici’ con immagini di opere sue, poi mi ci sono infilato con la forbice ed il pennarello, quindi ho osato creare ‘alla moda di Leonardo’, costruendo un mio ‘piccolo Codice’ fatto di segni e parole”. Tre le sezioni della mostra, che si dipana all’interno delle stanze del piano superiore del Castello di Quinto vercellese, collocazione perfetta per un’inchiesta sul ‘rinascimento dell’Arte’, e che obbligano il visitatore ad un’immersione via via più profonda nel ‘mondo’ di Giorgio Sambonet:
E poiché, come Leonardo annota nel Bestiario “ogni nostra cognizione prencipia dai sentimenti”, i sentimenti saranno, appunto, l’unico ‘strumento’ con il quale approcciarsi a questa nuova stagione dell’arte di Sambonet, fatta di ‘impeto e passione’ nell’atto creativo, che si fa di giorno in giorno più veloce ed appagante e che si nutre di ricerca, di memoria, di conoscenza.
Quanta premonitrice saggezza nelle parole a lui dedicate da Giorgio Barberi Squarotti:
” Giorgio Sambonet è forse l’ultima figura di uomo rinascimentale”
Parte uno
Leonardo, ‘omo senza lettere’
‘Perché vede più certa cosa l’occhio ne’ sogni che colla immaginazione stando desto’: è dallo studio attento e quasi scientifico di questo Leonardo così avvincente e ‘plurale’ che nascono le decine e decine di opere esposte in questa sezione, quasi tutte realizzate alla ‘nuova maniera’di Sambonet, quindi collages e sovrapposizioni ardite di forme e soggetti, incastri di segni e parole generati, di volta in volta, o da un vorticoso ‘paroliberismo’ dall’energia neo-futurista, o dal rigore geometrico-illuministico stile vetrate delle cattedrali medievali.
Si percepisce, in queste ultime, quello stesso amore per la segmentazione, la frammentazione ordinata e quasi ossessiva che fece delle sue ‘micropitture’ un ‘genere’ tanto elegante quanto moderno, un vero e proprio ‘marchio di fabbrica’ dell’artista Giorgio Sambonet.‘Nullo die sine linea”: Sambonet lavora sempre. Sempre disegna, scrive, accosta, taglia, incolla, quindi scrive ed incide la materia con efficace precisione. Tutti i giorni, di tutti i mesi di tutto l’anno.
Attorno a Leonardo sono nate, e ne nasceranno di certo anche a mostra iniziata, decine e decine di lavori, impossibili da allestire all’unisono, nonostante la vastità della sala scelta. Allo scadere di ogni mese, quindi, una parte di questa sezione verrà ‘rinnovata’ ad hoc con opere nuove, appena nate, esibite con gioia.
Parte due
L’esaltazione della primavera
“Il pittore…soprattutto (deve) essere di mente uguale alla natura”: lo spunto iniziale è sempre Leonardo. A lui tutto si può e si deve ricondurre, soprattutto nel momento dell’indagine sulla Natura come Causa ed Effetto di ogni azione.
Dall’incontro col pensiero leonardesco sbocciano quasi ‘naturalmente’ le opere che compongono la seconda sezione, scelte perchè raccontano, con la loro apparente lievità, l’importanza del saper cogliere la bellezza del messaggio della natura. ‘Sono uscito dal verbo ‘avere’ per entrare nel verbo ‘essere’: testimoni del viaggio dell’artista da Leonardo alla ‘terra promessa’, i lavori di questa sezione descrivono l’amore per la vita e l’animo umano in ogni sua forma, nelle sue mille sfaccettature. Nell’etereogeneità delle immagini scelte, paesaggi di incredibile e voluttuosa bellezza o di umile semplicità francescana, scorci di città e campagne, laghi e risaie e quindi oceani in mosso movimento perenne, ci riconosciamo come ‘docilei fibre dell’universo’. Ad ogni immagine, una scintilla perché, sempre per dirla alla Leonardo, d’ogni cosa la parte ritiene in sé della natura del tutto’.Purificati e rigenerati ci prepariamo all’approdo, alla fine del viaggio, all’arrivo ad Alétheia, l’isola mai nata e mai sommersa, l’isola ‘ideale’ di una civiltà ‘ideale’.
Parte tre
Alétheia
Alètheia, dea della Verità e della Sincerità, è figlia di Necessità, di quella dea, Ananke, personificazione del Destino, della Necessità e del Fato, che per Omero ed Esiodo appare come la forza che regola tutte le cose, dal moto degli astri ai fatti particolari dei singoli uomini. Dalla mitologia antica, a quella moderna: oggi Alètheia dona il suo nome all’ ultima creatura di Giorgio Sambonet, una creatura ‘virtuale’ e virtuosa, una terra talmente reale da sembrare concreta, abitata da una comunità degli uomini che tanto ricorda, ma ne ha disperso i lati più negativi, la famiglia del monte Parnaso, quegli dèi tanto umani quanto ‘normali’.
Anch’essa figlia della ‘necessità’, della necessità di recuperare un rapporto concreto con la natura e la cultura, l’isola di Alètheia è frutto ‘celebrale’del desiderio di un gruppo di ‘saggi’ cittadini vercellesi che, abbandonata la terra natia e venduti tutti i propri averi, hanno fatto di questa piccola e perfetta isola la sede della loro ‘nuova colonia’, situata a 50 miglia a sud di Catania, sulla latitudine di Agrigento ed Olimpia. Le opere di questa sezione, deliziosi modellini compresi, opera di Marco Frè, raccontano in modo volutamente ludico i momenti più intesi della vita quotidiana di Teo-Giorgio e dei suoi amici, gli esclusivi abitanti dell’isola della ‘Necessità’.
Info: (a cura della redazione)
Tre mesi interi dedicati a Giorgio Sambonet ed alle sue opere ‘nuove’: si concretizza così, con una grande personale aperta dal 17 maggio al 17 agosto nelle splendide sale del Castello degli Avogadro a Quinto Vercellese, progettata e curata da Elisabetta Dellavalle, il ‘sogno’ di Alessandra Ticozzi, sindaco di Quinto, che da tempo sperava in un evento dedicato proprio a Sambonet all’interno di questa magnifica tenuta medievale.
Aperta al pubblico tutte le domeniche dalle 15 alle 18