Sono in molti a pensare che oggi il problema in Italia non sia Berlusconi, ma i suoi elettori che in lui vedono riflessi sogni e desideri dell’italiano medio, allevato, come ama dire Dario Fo, in un clima di sempre maggiore trivialità e meschinità.
Forse per sapere chi siamo dovremmo ogni tanto guardarci dietro, nel passato prossimo, senza andare troppo lontano, per capire come siamo arrivati fino a questo punto. Il problema è quello di come colmare quel vuoto che alla Storia viene ora impedito di riempire.
Quel vuoto oggi lo racconta bene il film Citizen Berlusconi, un documentario di Andrea Cairola e Susan Gray, prodotto dalla casa di produzione torinese Stefilm nel 2003 e mai trasmesso dalle emittenti italiane.
Divenuto ormai un “cult”, il film, che ha scioccato migliaia di telespettatori in tutto il mondo mostrando cosa succede quando media e potere politico sono così strettamente connessi da compromettere la democrazia, sarà finalmente trasmesso il 15 giugno alle 21 su Current TV, canale 130 di Sky Italia.
Nel documentario si spiega perché Silvio Berlusconi, nel 1993, decise di entrare nel mondo della politica, e si analizzano, con la collaborazione di noti giornalisti e personaggi di fama mondiale, i provvedimenti più discussi del suo governo entrato in carica nel 2001.
Parla Marco Travaglio, che all’epoca seguiva il processo SME, parla il politologo di fama internazionale Giovanni Sartori, parla Carlo Freccero, esperto di telecomunicazioni, ex direttore di Canale 5 e Italia 1 poi passato a Raiuno e Raidue, e poi Enzo Biagi, giornalista vittima del famoso “editto bulgaro” grazie al quale fu epurato dalla Rai, e anche Francesco Vaccaio, l’allora candidato di Forza Italia alle amministrative di Roma.
Fino ad ora il film non ha avuto una vita facile. La Rai, azienda del servizio pubblico, non ha permesso l’utilizzo del materiale d’archivio di alcune trasmissioni come la puntata di “Porta a Porta” in cui il premier firmava il famoso contratto con gli italiani, o come la celebre puntata di “Satyricon”, che costò la testa a Daniele Luttazzi per avere invitato Marco Travaglio a presentare il libro “L’odore dei soldi”.
All’epoca della sua uscita all’estero, contro Citizen Berlusconi si sono anche mobilitati ambienti diplomatici di Roma che cercavano di evitarne la diffusione in quanto ritenevano i contenuti del film “altamente compromettenti e non accettabili in uno stato democratico per chi ricopre cariche pubbliche”.
Nonostante tutto, il documentario ora è sano e salvo ed è andato in onda in molti paesi stranieri, tra cui gli USA, e in questo caso proprio su un’importante rete pubblica come la PBS (Public Broadcasting Service).
Alla fine però un banale interrogativo sfiora il pensiero: come mai inchieste del genere che ci riguardano così da vicino, prodotte in Italia da italiani, nel nostro paese non hanno la doverosa visibilità?
Una cosa è certa, sugli scenari dell’attuale cronaca “rosa”, Citizen Berlusconi, uscito più di quattro anni fa, non potrà certo far parlare di complotto.
UN FILM PER IL CITTADINO SILVIO – di Paolo Campana
Luglio 3, 2009 di nellanebbia