Grande fermento nel mondo della moda dalle nostre parti. Lo scorso 22 settembre in quel di Biella, in occasione della kermesse «CittadellarteFashion. Bio Ethical Sustainable Trend», promossa da Michelangelo Pistoletto e dal direttore di Vogue Italia, Franca Sozzani, Charlotte Casiraghi, bellissima figlia di Caroline di Monaco e del compianto Stefano Casiraghi, ha ribadito il suo modo di essere un icona fashion del nostro tempo.
Ecco un modello facile facile da seguire: siete delle giovani, affascinanti, ricche e magre principesse? Perché non seguire il suo stile fatto di jeans non colorati con tinture tossiche e capi disegnati da Stella McCartney, sua grande amica. Naturalmente scherzo. È vero che per una principessa ventenne è più facile essere perfetta ed elegante rispetto al resto del mondo femminile, Angelina Jolie compresa, ma bisogna anche riconoscerle il merito di aver affrontato un tema importante come l’ecosostenibilità della moda.
E voi che non siete principesse come vi regolate con l’inquinamento intrinseco ed estrinseco del vostro guardaroba? Quanto è “local” il vostro abbigliamento?
Attendo le vostre risposte sul blog e nel mentre vi dico cosa faccio io per rispettare l’ambiente e le tendenze allo stesso tempo. Ebbene non so se i miei jeans siano tossici, so di averne 3 paia, gli stessi da almeno 5 anni, più per il fatto che non mi donano, che per rispettare l’ambiente, lo ammetto; per quanto riguarda le sneakers cucite in Asia, forse dai bimbi, sono più da tacco 12. È vero, non sempre compro made in Italy facendomi tentare sia da marchi esteri che da capi di dubbia provenienza, ma di un vasto scomparto del mio armadio conosco tutta la filiera e sono orgogliosa di dire che per giungere a me non ho immesso un grammo di Ciodue nell’ambiente. Già perché la prima fautrice dei miei capi più belli è lei, La Micol Fontana delle risaie, la Chanel sotto la Torre Teodolinda: mia nonna Candida. Mia nonna cuce per passione e solo per noi, quindi non sto facendo pubblicità, ma non è tanto il saper fare una gonna o tirar su un orlo, lei crea. E con lei, come ogni stilista che si rispetti un team la affianca: mia zia, l’anima estrosa del gruppo e mia madre che è quella razionale. Poi ci sono io che vedo un vestito in un film e non capisco perché sia così difficile copiarlo, che chiedo, come quando ero piccola, di aprire il baule delle stoffe, che sa di lavanda ed è pieno di cose passate, “guarda un pezzo del tailleur verde che ho messo alla Comunione di Gabriele”, e cose future, “potrei farmi questo per la festa di Natale o in seta muoio di freddo?”. E poi si sceglie il modello, si comprano i bottoni, si prova e si riprova, con gli spilli che bucano ed il vestito che ogni sera, quando torniamo dall’ufficio, cresce sul manichino in salotto. Tutti i vestiti, i cappotti le camicette che nonna mi ha fatto negli anni non sono solo una scelta ecocompatibile, sono parte di un lessico famigliare che per me non passerà mai di moda.
LOCAL FASHION, OVVERO COSA FA VOSTRA NONNA NEL TEMPO LIBERO? – di Veronica Gallo
Ottobre 26, 2009 di nellanebbia