<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>Nella Nebbia &#187; 10 &#8211; febbraio 2009</title>
	<atom:link href="http://nellanebbia.wordpress.com/category/10-febbraio-2009/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://nellanebbia.wordpress.com</link>
	<description>Rivista mensile con uno sguardo trasversale sull'arte</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 Dec 2009 09:59:18 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<cloud domain='nellanebbia.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>http://www.gravatar.com/blavatar/3f1fc1e479e4e70181672b8bc4231ab9?s=96&#038;d=http://s.wordpress.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>Nella Nebbia &#187; 10 &#8211; febbraio 2009</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com</link>
	</image>
	<atom:link rel="search" type="application/opensearchdescription+xml" href="http://nellanebbia.wordpress.com/osd.xml" title="Nella Nebbia" />
		<item>
		<title>Fiorenzo Rosso &#8211; di Eliana Frontini</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/25/fiorenzo-rosso-di-eliana-frontini/</link>
		<comments>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/25/fiorenzo-rosso-di-eliana-frontini/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 09:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[10 - febbraio 2009]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://nellanebbia.wordpress.com/?p=792</guid>
		<description><![CDATA[Incontriamo Fiorenzo Rosso durante i preparativi della sua grande mostra in Santa Chiara, che verrà inaugurata il 14 febbraio prossimo. In città Fiorenzo non ha bisogno di presentazioni: artista da sempre, e, da più di trent’anni, responsabile della Galleria Studio Dieci in via Galileo Ferraris, spazio che ha ospitato e lanciato nel mondo dell’arte innumerevoli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=792&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-796" title="fiorenzorosso1" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/fiorenzorosso1.jpg?w=239&#038;h=227" alt="fiorenzorosso1" width="239" height="227" />Incontriamo Fiorenzo Rosso durante i preparativi della sua grande mostra in Santa Chiara, che verrà inaugurata il 14 febbraio prossimo. In città Fiorenzo non ha bisogno di presentazioni: artista da sempre, e, da più di trent’anni, responsabile della Galleria Studio Dieci in via Galileo Ferraris, spazio che ha ospitato e lanciato nel mondo dell’arte innumerevoli artisti.</p>
<p>Parliamo innanzitutto di Fiorenzo Rosso agli inizi della carriera artistica: che soggetti trattavi? Come è cambiata la tua arte negli anni?<br />
Ricordo i miei primi monotipi negli anni 70 (una tecnica che permetteva di stampare da una matrice inchiostrata una sola copia ed il suo negativo) &#8220;La strada nel bosco&#8221;, &#8220;Dal treno&#8221;, &#8220;Cascine lontane&#8221;, &#8220;Sotto la pioggia&#8221;&#8230; Poche linee tratteggiavano la campagna inquadrata dal finestrino di un treno in corsa, e proprio &#8220;Dal treno&#8221; si meritò una medaglietta d&#8217;oro. Quando mi presentai alla premiazione, notai lo stupore della giuria nel vedere un ragazzino diciottenne accanto ai &#8220;pittori&#8221; adulti. Allora mi interessava la realtà del paesaggio, ma osservato in una prospettiva non accademica.<span id="more-792"></span><br />
F.Bacon affermava in un’intervista &#8220;&#8230; c&#8217;è bisogno di qualcosa di nuovo, non di un realismo illustrativo, ma di un realismo che sia il risultato di una vera invenzione, di un modo veramente nuovo di intrappolare la realtà in qualcosa di assolutamente arbitrario.&#8221; Ora, il mio interesse è sempre legato alla realtà ed alla sua rappresentazione, ma mi attira di più quel &#8220;qualcosa di arbitrario&#8221; a cui si riferiva Bacon.</p>
<p>Quali materiali preferisci? Che medium ti aiuta di più nell’esprimere la tua arte?<br />
Tutti, indistintamente. Dai colori ad olio che preparo con la cera d&#8217;api alle tinture per virare i &#8220;clichè-verre&#8221;… col tè e la cipolla. Mi piace mescolare materiali poveri, inconsueti, antichi, con altri più moderni e tecnologici. Un esempio: i light-boxes di cartone riciclato,nastrato, dipinto di nero opaco e le stampe digitali oppure il video a bassa risoluzione e il diorama o gli anaglifi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-797" title="fiorenzorosso011" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/fiorenzorosso011.jpg?w=425&#038;h=302" alt="fiorenzorosso011" width="425" height="302" />Quanto conta la fotografia nel tuo fare arte?<br />
E’ fondamentale. Ho iniziato a fotografare alla fine degli anni ‘60 e non ho mai smesso. Dapprima fotografia e pittura viaggiavano su binari distinti. Adoravo la Milano periferica di Mario Carrieri, i self-portrait di Lee Friedlander, Aaron Siskind, Harry Callahan, poi inevitabilmente, grazie anche a critici come Giuliana Scimè che mi spronarono a continuare nelle mie sperimentazioni con le aniline, la sbianca, etc., arrivai a costruirmi una &#8220;tecnica nuova&#8221;, ancora adesso unica, che mi portò grandi soddisfazioni. Dal portfolio su &#8220;Progresso Fotografico&#8221; alle Biennali di Torino Fotografia, al Calendario per la Fiat con Mario Giacomelli ed Olivo Barbieri fino a quello che per ogni fotografo è un grande riconoscimento internazionale: esporre ai &#8220;Rencontres Internationales de la Photographie &#8221; di Arles.<br />
Attualmente alterno la fotografia, usato come &#8220;soggetto&#8221; per la pittura o  il clichè-verre a quella più &#8220;pura&#8221; della stereoscopia.</p>
<p>Quali sono gli artisti storici che senti più vicini?<br />
Sono molti, ma in particolare quelli che hanno portato nella rappresentazione del reale, una riconoscibile innovazione tecnica. La geniale immediatezza dell&#8217;ultimo Picasso (il periodo di Avignone), i toni piatti dei paesaggi di Morandi che si ritrovano in un grande contemporaneo come Luc Tuymans, Fausto Pirandello per &#8220;Interno di mattina&#8221;, le periferie e le montagne di Sironi, le rocce di Morlotti, ma anche lo &#8220;sfocato&#8221; di Gerhard Richter, la crudezza di Ansel Kiefer, lo &#8220;sporco di lavorazione&#8221; di Joel Peter Witkin e potrei continuare&#8230; Ma io sono debitore anche delle suggestioni del cinema di Tarkovskij&#8230; e qui inizierebbe un lungo elenco di registi&#8230;</p>
<p>Quanto c&#8217;è di autobiografico nel tuo lavoro?<br />
A parte alcuni lavori dove compaio direttamente o indirettamente, non credo ci sia molto di autobiografico. Sicuramente uso l&#8217;ambiente che mi circonda perchè lo conosco e posso trattarlo comodamente. Anche la vecchia foto di famiglia, ad esempio, non mi interessa per l&#8217;aspetto nostalgico personale; preferisco comunicare un’emozione, un’impressione che chiunque,in qualsiasi luogo, possa recepire.</p>
<p>Accanto all&#8217;attività artistica, tu hai sempre affiancato quella di curatore ed organizzatore di eventi per Studio Dieci. Ci racconti la storia della Galleria? Quanto pesa questa attività nella tua vita artistica?</p>
<p>Nel 1971 un gruppo di studenti universitari, nel tentativo di &#8220;&#8230;smuovere lo stagnante ambiente culturale della città..&#8221; trasformava una vecchia merceria in un Centro aperto alle più varie esperienze nel campo delle arti visive. Non è mai stata una galleria tradizionale, ma un luogo dove oltre all&#8217;esposizione di opere di artisti contemporanei si realizzava un &#8220;teatro&#8221; comunicativo, ora scenario, ora immagine. Negli anni 80 siamo stati tra i pochissimi che esponevano la fotografia &#8220;creativa&#8221; alle pareti, anticipando di vent&#8217;anni un trend, ora imperante. Abbiamo dato spazio e continuiamo a farlo, a chi non ne aveva, ai giovani, in particolare. Rassegne come &#8220;Tresspassingers&#8221;, &#8220;In vetrina&#8221; o &#8220;Il sabato del villaggio&#8221; rimangono come esempio di un vero laboratorio creativo e ora con l&#8217;ampliamento degli spazi dell&#8217;ex-panetteria possiamo fronteggiare la nuova sfida degli eventi collaterali alle mostre dell&#8217;Arca-Guggenheim, grazie anche alla fiducia accordataci dall&#8217;assessore Fossale. Tutto questo, certo, mi assorbe molto tempo, ma mi permette di avere un contatto continuo con realtà artistiche molto stimolanti.</p>
<p>Progetti per il futuro: nuovi cicli artistici?<br />
Vorrei approfondire ed ampliare questo mio ultimo lavoro sulla visione, sull&#8217;artefatto e sull&#8217;artificio; dal view-master al diorama, sviluppando un nuovo metodo che sto sperimentando e che anticipo nella mostra in Santa Chiara.</p>
<p>Ci parli della tua nuova mostra?<br />
Quando sono stato invitato a realizzare una mostra personale nell’ambito delle iniziative collaterali alla mostra sulla Nuova Pittura Americana ho subito pensato che non avrei fatto un’antologica, ma avrei creato un percorso espositivo. La frase di Marcel Duchamp “se avessi mai praticato l’alchimia lo avrei fatto nell’unico modo possibile oggi, cioè, senza saperlo&#8230;” ed il titolo di un celebre quadro di Pollock “Alchimia”, appunto, sono il filo rosso che unisce tutte le opere esposte in Santa Chiara.<br />
Il titolo “Sequenze interrotte&#8230;” significa che l’immagine della realtà è interrotta, o meglio è rotta, perduta e bisogna lavorare per ritrovarla&#8230;.La sequenza è interrotta perchè è dislocata, traslata, giustapposta, tratta. Un frammento, un frame dal film della vita, impalpabile come l’acqua che scorre che la trasparenza delle cose ci porta ad approfondire e “&#8230;ci costringe oltre i margini del testo.”<br />
L’incontro con Angela Madesani, che, dopo aver visitato il mio studio ed aver visto i miei “works in progress” ha accettato di curare personalmente la mostra e scrivere il pezzo critico in catalogo, è stato fondamentale e mi ha fortificato nella continua ricerca di meccanismi mentali,allusioni, citazioni, collegamenti, rimandi alla storia dell’arte ed a quella della fotografia delle origini.</p>
<p>Com&#8217;è strutturata l&#8217;esposizione?</p>
<p>Il percorso inizia, idealmente al buio, nella prima saletta con un televisore che proietta in loupe un video (“In un paese lontano”, 2008”): in una notte con la neve, compare, come in un sogno, dopo una lunga carrellata attraverso il diorama di una cascatella, un cervo. E’ la prima di una serie di “visioni” che alternano simbologie della vita e della morte in una proposta di tecniche e di soggetti come il light-box (sempre nella prima saletta) “L’ultima visione-la caduta, 2007” con l’immagine di quello che vede il soldato, ferito a morte, mentre cade a terra nella battaglia di Bull Run (guerra di secessione americana) o l’installazione “La fonte, 2008” (una “caverna” di cartone dipinto di nero con un clichè-verre retroilluminato che raffigura una sorgente d’acqua).Passando nella seconda sala (la navata centrale) oltre alle bacheche che racchiudono i prototipi dei diorami, gli studi,e i carnets, ci sono le tele della serie “Cecenialand, 2007-2008” e “Sequenze interrotte, 2006-2009”.Proseguendo idealmente il “viaggio” ci troviamo di fronte, simmetricamente alla “caverna” iniziale della “Fonte” a quella con il light-box  de “L’albero caduto, 2008” (ovvia simbologia della perdita di corrispondenza reciproca fra l’uomo e la Terra). Infine nella sala rotonda (l’abside) la fotografia, con i “clichè-verre”, gli “anaglifi”, “stereoscopi”, “macchine per la visione” etc. Nelle salette laterali si alternano light-box ed il video “Come in un acquario, super 8 del 1985” . Questa ultima parte ed in particolare le fotografie stereoscopiche ed il View-Master rimandano sicuramente al Duchamp de “L’etant donné”, ma sono anche il tentativo di riportare alla visione di “una realtà reale”; come se dopo il sogno di una realtà immaginifica, elaborata, virtuale , si ritorni, si “rinasca”, ad una iperrealtà più ricca, ma più ambigua, quindi, aperta a innumerevoli soluzioni interpretative.</p>
<p>BOX</p>
<p>“Sequenze Interrotte, processi d’irrealtà: Fiorenzo Rosso” a cura di Angela Madesani  nell’ambito delle manifestazioni collaterali alla mostra “Peggy Guggenheim e la Nuova Pittura Americana” dal 14 al 27 febbraio 2009, Vercelli, ex Chiesa di Santa Chiara.</p>
<p>Così scrive Angela Madesani nella presentazione del catalogo: “Quanti nei momenti di svolta hanno coerentemente percorso la propria strada senza cedere alla tentazione di svoltare? Nessuna condanna: solo una presa di coscienza. Giusto per fare un esempio: in un momento di magra per la fotografia di ricerca come gli anni Ottanta del secolo scorso, numerosi sono stati gli artisti che hanno virato verso altri lidi più semplici e più vendibili.<br />
Così non è stato per Fiorenzo Rosso, artista appartato, che da oltre trent’anni conduce una ricerca coerente, determinata, anche se silenziosa, isolata. Rosso vive lontano dai fasti, dai clamori: se ne sta in una cascina del vercellese tra il verde e le risaie, circondato dalle carte, dai libri, dagli strumenti di lavoro. Utilizza fotografia, pittura, clichè verre e altri mezzi molto particolari.<br />
La natura che lo circonda è fondamentale ai fini della sua ricerca: determinanti sono i mutamenti di stagione, di colore, di atmosfere. Il  suo lavoro è fuori dal tempo, difficilmente collocabile in un ambito o in un altro. Rosso è affascinato dal mestiere nel senso più antico e completo del termine. È affascinato dai trucchi, dalle ricette, dagli esperimenti. Ogni lavoro costituisce per lui un banco di prova tramite il quale sperimentare, ma anche attraverso cui porsi in gioco per trovare la soluzione più idonea”.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nellanebbia.wordpress.com/792/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nellanebbia.wordpress.com/792/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nellanebbia.wordpress.com/792/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nellanebbia.wordpress.com/792/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nellanebbia.wordpress.com/792/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nellanebbia.wordpress.com/792/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nellanebbia.wordpress.com/792/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nellanebbia.wordpress.com/792/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nellanebbia.wordpress.com/792/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nellanebbia.wordpress.com/792/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=792&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/25/fiorenzo-rosso-di-eliana-frontini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/061d138ec1caa9b0d03bacb1df8244a8?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">nellanebbia</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/fiorenzorosso1.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">fiorenzorosso1</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/fiorenzorosso011.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">fiorenzorosso011</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>GIGANTI DI CARTAPESTA (intervista a Gianni Franceschina)- di Carmen Tona</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/20/giganti-di-cartapesta-intervista-a-gianni-franceschina-di-carmen-tona/</link>
		<comments>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/20/giganti-di-cartapesta-intervista-a-gianni-franceschina-di-carmen-tona/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 15:59:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[10 - febbraio 2009]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://nellanebbia.wordpress.com/?p=785</guid>
		<description><![CDATA[“La molla della curiosità è sempre scattata e scatta tuttora dentro di me. E’ la cosa che mi permette di amare costantemente il mio lavoro”. Parole di Gianni Franceschina, uomo che negli anni ha costruito e che ha fatto conoscere il suo nome ed il suo talento nel settore della scenografia, scultura, modellatura e in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=785&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-786" title="franceschina01" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/franceschina01.jpg?w=291&#038;h=425" alt="franceschina01" width="291" height="425" />“La molla della curiosità è sempre scattata e scatta tuttora dentro di me. E’ la cosa che mi permette di amare costantemente il mio lavoro”. Parole di Gianni Franceschina, uomo che negli anni ha costruito e che ha fatto conoscere il suo nome ed il suo talento nel settore della scenografia, scultura, modellatura e in molte altre categorie che abbracciano l&#8217; arte nelle sue diverse forme. Non si può racchiudere e classificare in una sola parola il mestiere di Franceschina, come impossibile è elencare tutte le sue opere. Cosa si può chiedere ad una persona che riesce a creare qualsiasi cosa con qualunque materiale gli venga proposto? “ Sono introverso. Le mie creazioni rappresentano meglio di mille parole la mia passione per tutto ciò che è arte”. Per fortuna è poi lui ad intavolare il discorso.. Che parte dagli albori della sua carriera. “ Fino al 1984 ho lavorato in fabbrica. E avevo aperto in contemporanea un piccolo laboratorio dove creavo maschere per i negozi, diciamo come elementi di arredo”. <span id="more-785"></span>E da quel periodo Franceschina ha iniziato la sua ascesa nel mondo fantastico dei sogni. “ Parti dal niente, da una nuvola. E da quella singola nuvola devi creare tutto il resto del cielo”. Già, i sogni. I sogni ad occhi aperti fatti di colori, fantasia, quelli che per un attimo fanno tornare tutti bambini. Come il passare un’intera giornata in un parco divertimenti, ad esempio Gardaland: nel &lt; Padiglione della Valle dei Re&gt;  Franceschina ha creato i bassorilievi raffiguranti il &#8220;Tesoro Egizio&#8221;, per e grazie alla collaborazione con la Mazzoli Productions. Poi Franceschina racconta di altre sue creazioni: “ Per il parco acquatico Le Caravelle, a Ceriale, ho realizzato tre manichini in vetroresina in 3D, raffiguranti l&#8217; esploratore Cristoforo Colombo, simbolo del parco. Con Michele Guaschino,maestro degli effetti speciali, che lavora per il cinema e per Arturo Brachetti, abbiamo realizzato insieme maschere per il Teatro Regio e alcuni arredi per locali e discoteche. L’ultimo mio lavoro l’ho creato sempre per Gardaland: il babbo natale posizionato all’entrata del parco, realizzato con un materiale per me insolito: il polistirolo”.<br />
Da vero artista, tratta ogni tipo di materiale: creta, terra, plastilina, gesso, polistirolo, poliuretano, materiali per effetti speciali come lattice di gomma, gomma siliconica e poi bronzo e la cera per le sculture, vetroresina, cartapesta e udite udite la mollica del pane! Già, un giorno, trovandosi a tavola in un periodo in cui non poteva mangiare il pane, Franceschina ha iniziato a giocare con la mollica che.. come per magia ha preso forma, trasformandosi in tanti piccoli  visi e maschere! Ora appese in una teca nell’ingresso di casa. Ma la vera, grande passione di Franceschina è la cartapesta: “ Da più di vent’anni collaboro con gli artisti del carnevale di Viareggio e dal 1984 ad oggi ho costruito più di 200 carri allegorici che hanno partecipato alle sfilate anche a Oleggio, Torino, Chiavasso, Vercelli e Santhia. “ A Viareggio lavoro con Carlo Lombardi e li i miei maestri sono stati Nilo Nenci e Giulio Palmerino, invece mio maestro a Santhià, mia città natale, è stato Egidio Cherubin. Mi ricorderò sempre: la prima volta che mi trovai a lavorare a Viareggio, dovevo  modellare un testone così grande che non mi sembrava vero! Mi sembrava di essere stato catapultato in un mondo nuovo, tutto un altro pianeta, dimensioni enormi! E con  tutta un’altra visione del carnevale e della realizzazione dei carri”. Ma cartapesta non è solamente sinonimo di carnevale. Con la collaborazione di un caricaturista di fama internazionale, ovvero Silvio Irilli, Franceschina ha creato una scultura in cartapesta, su modello di creta, raffigurante Roberto Benigni “ Silvio ed io abbiamo voluto immortalare l’attore dopo l’enorme successo avuto con il film &#8220;La vita è bella&#8221;. L’opera è stata poi esposta al Lingotto di Torino in occasione dell&#8217;edizione 1999 del Salone del libro”. “ Per me altra cosa importante è creare un proprio marchio, un segno di riconoscimento come importante è la crescita artistica di ogni persona: deve essere graduale, a gradini. E ai giovani che vogliono intraprendere un mestiere come questo dico: ricordatevi che ci sarà sempre qualcuno migliore di voi. <img class="alignleft size-full wp-image-789" title="franceschina02" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/franceschina02.jpg?w=350&#038;h=279" alt="franceschina02" width="350" height="279" />L’esperienze la si fa con la curiosità. Pensa che io ho iniziato disegnando la caricatura dei professori negli anni della scuola!”. “Visto che l’esperienza insegna, tutte le cose che imparo le immagazzino. Ci sono delle memorie nella mia testa, che è come fosse divisa in scomparti: ogni tanto pesco da un cassetto diverso della memoria quello che mi serve. Ho sempre avuto maestri e dare loro ascolto, accettare ciò che ti dicono e le correzioni che ti fanno è una cosa che apprezzi sempre dopo. Più volte mi è capitato di fare alcuni lavori e dire tra me e me  &lt; aveva ragione il mio maestro a dire che…&gt;. Altro materiale prediletto da Franceschina è la terra. “ Terra per me è sinonimo di Pitociu”. Cosa sono i Pitociu?  “ Sono delle statuette in terracotta, alte circa 60 centimetri, che rappresentano i mestieri di una volta. Ne ho realizzati circa 50, uno diverso dall’altro, che ora sono in mostra permanente nella sede dell’ex fornace Michele Pagliero, la più antica fabbrica di ceramiche di Castellamonte! Mentre facevo un Pitociu ne avevo già in mente un altro! La mia mente è sempre un po’ agitata. Ma viene facile creare, perchè nel lavoro metto tutta la mia passione. E’ la passione che ti porta ad una ricerca continua. La mia fantasia vola sempre: da un piccolo spunto parte tutto il processo mentale.  Io la vedo già sviluppata nella mia mente un’idea, la vedo già materializzata, so già come verrà in tridimensionale! Quando sei padrone della matita puoi fare quello che vuoi. Per me il modellare e lo scolpire sono arte. E’ un vantaggio rispetto agli altri fare un lavoro come il mio: vuol dire non avere mai un minuto di depressione perché si crea di continuo, con un foglio come con la terra. E scarichi ciò che hai dentro. A volte è proprio una valvola di sfogo.”. Che rapporto c’è tra lei e le sue creazioni? “ Quando mi stacco da una mia opera c’è una iniziale nostalgia, ma è solo una sensazione temporanea. Poi sono contento quando vedo le mie opere in giro, esposte o che sfilano. Ma non mi dispiace che si stacchino da me, perché penso già ad un&#8217;altra cosa da creare! Un’opera finita è sinonimo di passato, e io penso al futuro”. Tornando al discorso carnevale e carri allegorici, Franceschina sottolinea “ Quanti sacrifici, e quanto freddo! E la maggior parte delle volte non sei mai ripagato del tutto. Perché qualcuno non capisce cosa c è dietro al lavoro di mesi: lo spettatore vede distrattamente passare il carro e io magari mi chiedo &lt; avrà notato quel particolare dove io ho speso giorni e giorni di lavoro?&gt;. Ma è un gioco in fondo e so che è così. Carnevale è anche sinonimo di satira: serve a sdrammatizzare un qualcosa, un evento, una situazione. Faccio un esempio: meglio vedere una trombosi in caricatura che viverla dal vero”.<br />
Anni fa Franceschina è anche riuscito a realizzare un piccolo sogno: “Fin da bambino ho nutrito una profonda ammirazione per Don Camillo e Peppone, mitici personaggi interpretati da Fernandel e Gino Cervi. La collaborazione con il responsabile del museo di Brescello , attuale sede di un museo dedicato ai due personaggi, nata quasi per gioco, ha suscitato in me un enorme entusiasmo, in quanto mi ha dato l&#8217;opportunità di esporre le mie caricature di Don Camillo e Peppone”. Tempo fa chiesi ad un mio amico, non ricordo per quale motivo, quali erano le caratteristiche che più lo colpivano in un animale come la volpe. E lui mi rispose: lo sguardo e la leggerezza dei suoi movimenti. E la leggerezze dei movimenti delle mani di Franceschina quando descrive le sue esperienze e il suo lavoro colpiscono me che lo sto ascoltando. Franceschina parla poi delle sue mani: “ Sono importantissime per me, sono il mio strumento. Le mani eseguono ed elaborano quello che la testa pensa: idee, forme, colori. L’emozione più grande è vedere una cosa che hai pensato, fatta e realizzata in tridimensionale. E sei appagato”. Franceschina continua il suo discorso: “ Come salta fuori un materiale nuovo mi viene voglia di provarlo: una curiosità interna di conoscere tutti i materiali.  Provandoli nascono a volte delle cose impensate. Ora, ad esempio, mi sto dedicando alla creazione di sculture in cioccolato. Una parte importante nella riuscita di un’opera, è la scelta dei colori: il colore deve fare risaltare, ma la cosa più difficile è che a volte devi sapere trasmettere le stesse emozioni  senza colore”.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nellanebbia.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nellanebbia.wordpress.com/785/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nellanebbia.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nellanebbia.wordpress.com/785/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nellanebbia.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nellanebbia.wordpress.com/785/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nellanebbia.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nellanebbia.wordpress.com/785/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nellanebbia.wordpress.com/785/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nellanebbia.wordpress.com/785/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=785&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/20/giganti-di-cartapesta-intervista-a-gianni-franceschina-di-carmen-tona/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/061d138ec1caa9b0d03bacb1df8244a8?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">nellanebbia</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/franceschina01.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">franceschina01</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/franceschina02.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">franceschina02</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Nella Nebbia Contest &#8211; di Roberta Invernizzi</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/20/nella-nebbia-contest-di-roberta-invernizzi/</link>
		<comments>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/20/nella-nebbia-contest-di-roberta-invernizzi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 09:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[10 - febbraio 2009]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://nellanebbia.wordpress.com/?p=777</guid>
		<description><![CDATA[
E dulcis in fundo… mosaici digitali arcobaleno!
Ventitrè anni ancora da compiere e un sacco di colori per la testa. È novarese il terzo e ultimo vincitore del contest NN che ci ha consentito di immergerci nelle più disparate forme artistiche e di addentrarci in un panorama artistico effervescente e lussureggiante.
Fabio Borgia ci propone una grafica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=777&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><strong><img class="size-full wp-image-778 aligncenter" title="borgia" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/borgia.jpg?w=425&#038;h=301" alt="borgia" width="425" height="301" /></strong></p>
<p><strong>E dulcis in fundo… mosaici digitali arcobaleno!</strong><br />
Ventitrè anni ancora da compiere e un sacco di colori per la testa. È novarese il terzo e ultimo vincitore del contest NN che ci ha consentito di immergerci nelle più disparate forme artistiche e di addentrarci in un panorama artistico effervescente e lussureggiante.<br />
Fabio Borgia ci propone una grafica emozionale e subitaneamente emozionante, bizzarra decorazione che dice movimento, energia, caos e caso (apparente, apparente!), come di scrivania alla rinfusa che magicamente si trasforma in cartellone antinebbia (gulp!), antinoia, antiebasta. Un po’ (parecchio: è vero amore, è il vero tema…forse) fashion e un po’ techno, un po’ fluo e un po’ retrò, rutilanti immagini shakerate in collage digitali d’impatto, in cui si mescolano oggetti quotidiani e volti immediatamente riconoscibili (monetine, soldi di carta&amp;francobolli), insieme a forme da decifrare e frammenti ciuffi luci, come in un rebus che diverte anche se non risolto. L’esperta mano “tecnica” (Fabio nasce come geometra e mangia pane e software al corso di fashion designer che frequenta al Polidesign di Milano) si percepisce nella cura minuziosa che ha speso nella realizzazione e che non limita né spegne, ma, al contrario, consolida lo slancio, un po’ anarchico (ma garbato, patinato, non violento) e molto vitale, che guida le sue scelte formali e cromatiche. Che peraltro hanno radici profonde, fiorite nel tempo in espressioni plurali, dal fumetto alla front communication, dallo sviluppo di nuovi retail concept al progetto grafico per rinnovare il packaging di patatine-cult, dalla musica ai video alla letteratura noir, fra corsi e concorsi, anni di conservatorio, sempre in gioco&#8230;. Eclettico, insomma, il Fabio…<span id="more-777"></span><br />
Siamo così giunti all’epilogo di questa (prima?) occasione di dialogo fra NN e i suoi specialissimi lettori: chiudiamo ufficialmente le premiazioni del nostro contest, rinnovando i nostri complimenti ai vincitori, Riccardo Nervo, Andrea Raggi e Fabio Borgia, di cui vi abbiamo appena raccontato. In fine, grati e assai stuzzicati dal calore, dall’entità e dal livello qualitativa dell’adesione raccolta, teniamo a ringraziare la folta schiera di artisti che ha accolto con entusiasmo il nostro invito a partecipare a questa singolar tenzone:<br />
Federica Gandolfo<br />
Daniela Mezzadri<br />
Francesco Bavaglioli<br />
Mary Giolito<br />
Giuseppe Di Salvo<br />
Margherita Tomatis<br />
Francesco Rosso<br />
Valeria De Gani<br />
Prisca Borsini<br />
Andrea Mattiello<br />
Paola Zanetti<br />
Alex Cardano<br />
Daniele Licata<br />
Sabina Ressia<br />
Carlo Minoli<br />
Matteo Carpo<br />
Gabriele Giustizi<br />
Stefano Cartoni<br />
Luana Sassi<br />
Ivano Egitto</p>
<p>À bientôt!</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nellanebbia.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nellanebbia.wordpress.com/777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nellanebbia.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nellanebbia.wordpress.com/777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nellanebbia.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nellanebbia.wordpress.com/777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nellanebbia.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nellanebbia.wordpress.com/777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nellanebbia.wordpress.com/777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nellanebbia.wordpress.com/777/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=777&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/20/nella-nebbia-contest-di-roberta-invernizzi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/061d138ec1caa9b0d03bacb1df8244a8?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">nellanebbia</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/borgia.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">borgia</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Macedonia pornoeroticosentimentale a Milano &#8211; di Roberta Invernizzi</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/18/macedonia-pornoeroticosentimentale-a-milano-di-roberta-invernizzi/</link>
		<comments>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/18/macedonia-pornoeroticosentimentale-a-milano-di-roberta-invernizzi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 09:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[10 - febbraio 2009]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://nellanebbia.wordpress.com/?p=765</guid>
		<description><![CDATA[Le poltroncine verdi del Teatro Ringhiera stavolta sono tutte occupate e Greta (Giavedoni) ci rapisce fin da quando entra in scena, prima ancora che apra bocca. Ventiquattro anni, dice la  “Cartolina d’autore” di benvenuto, ma lei pare senza tempo, nella sua vestaglia di raso, sui sandali altissimi e lucidi che le fasciano i piedi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=765&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-766" title="greta" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/greta.jpg?w=288&#038;h=214" alt="greta" width="288" height="214" />Le poltroncine verdi del Teatro Ringhiera stavolta sono tutte occupate e Greta (Giavedoni) ci rapisce fin da quando entra in scena, prima ancora che apra bocca. Ventiquattro anni, dice la  “Cartolina d’autore” di benvenuto, ma lei pare senza tempo, nella sua vestaglia di raso, sui sandali altissimi e lucidi che le fasciano i piedi candidi. Sì, presenza innanzitutto cromatica: pelle candida, abiti neri, chioma rossa e rossetto vermiglio. Senza spazio, tutto coagulato attorno a sé. Legge il Cantico dei Cantici nella traduzione di Ceronetti, dice, e lo fa con la sua erre arrotata, intrigante, dura quanto basta. Ed è già un distillato di erotismo. Emoziona averla lì, a pochi metri, in tutta la sua potente corporeità, dopo averla vista nella sua pagina su MySpace, con la benda da pirata su un occhio. Per cantare Brecht in lingua originale (“SeerauberJenny”) si spoglia un po’, lasciando scivolare giù la vestaglia. Il pianista (Giuseppe Olivini) l’accompagna, assecondando con compostezza la sua gestualità energica, a tratti perentoria, protagonista al pari della voce. Temo che nessuno comprenda più di qualche parola del brano (come me, peraltro), ma poco importa: lo spettacolo è tutto forza vibrante e suoni, acuti che ti squarciano all’improvviso la mente, non consentendo che si assopisca fra misteriose suggestioni teutoniche.<span id="more-765"></span><br />
L’A.T.I.R. (Associazione teatrale indipendente per la ricerca) ha scelto questo teatro, ci hanno raccontato il direttore artistico Serena Sinigaglia e Fabio Chiesa, per dare una dimora alla sua programmazione ordinaria e a quella straordinaria, composta da festival tematici che spaziano da Milano alla Spagna, dall’erotismo all’integrazione. Il percorso degli “Appunti in rosso” che sto sfogliando conduce dalla pornografia all’erotismo, all’amore e infine ai sensi.<br />
Ho scelto la serata dedicata all’amore, ma so che giovedì Tinto Brass è venuto a leggere de Sade e ad accompagnare il pubblico in una selvaggia galoppata lungo la storia del cinema porno; ieri, Don Giovanni e sinuose danze orientali; domani parleranno di manga giapponesi, si gusterà cucina erotica, si potrà godere dei benefici della riflessologia plantare e a dozzine (sì, sì, a gruppi di dodici, rigorosamente richiesta la prenotazione) ci s’incontrerà in un letto con un attore per un rendez-vous misterioso che si presenta come “letterario”. E poi, qua e là, Drag Queens e Drag Kings, per non farci mancare nulla… Pare proprio un’abbuffata bulimica in piena regola, perché ci si chiede se avevamo davvero bisogno di un’ennesima occasione per anatomizzare il mondo dell’eros e dell’amore. Tant’è: la compulsione, alla fine, ha il sopravvento, forse perché su questi temi è assai difficile dire qualcosa di nuovo, ma è facilissimo dire qualcosa di bello.<br />
Questa sera, anteprima di “All’amore io ci credo &#8211; Due parole due, due canzoni due, a proposito dell’amore e della sua natura cangiante”; regia di Marcela Serli, un titolo che suona quasi come una protesta, una sorta di presa di posizione che rivendica la fiducia (retrò? naïf? provocatoria? utopistica?) nell’arcistracelebrato sentimento che tutto e tutti, presto o tardi, fugacemente o stabilmente, percorrono. Sul palcoscenico, quattro sgabelli, quattro lampioni, un tubo al neon, due attrici (Matilde Facheris e Sandra Zoccolan) e due musicisti (Massimo Betti alla chitarra e Sara Calvanelli alla fisarmonica).<br />
Vanno in scena frammenti di vita universale, fra ironia e riflessione, gioco e amarezza: l’incontro amoroso e il suo degenerare (disagio, attesa, imbarazzi, tensione, delusione, crescendo di rabbia con classica quanto vana protesta: “potevi-dirmelo-prima!”, abbandono con relative reazioni, dalla rabbia scomposta alla malinconia, disarmata e svuotata: “l’amore è tutto carta da decifrare”); l’inizio della convivenza, nella fattispecie fra Adamo ed Eva, primo esperimento amoroso della storia, fra inseguimenti e fughe, incomprensioni e distanze (d’altra parte, la donna ha la mania di dare i nomi alle cose, “ferisce l’orecchio” ad Adamo con le sue chiacchiere e, dulcis in fundo, comincia anche a “perdere acqua dai buchi con cui guarda”!); il matrimonio, dimensione che per la moglie finisce per oscillare fra euforia e disperazione, fra (il dovere di?) vestire i figli e (il piacere di?) farsi svestire dal marito (ma con una smorfia amara ammette di stringersi a lui “con le cosce sole”); il tradimento (lui abbattuto, umiliato, che si sente d’un tratto annichilito; lei vendicativa, rabbiosa, che minaccia: “gli faccio ingoiare il suo sangue”); il desiderio di unicità, frustrato (lei: “amo tutti e dodici con tutta me stessa”, lui: “me di più!”; lei: “…uguale!”)…<br />
C’è anche un’incursione, per nulla torbida, nell’amore gay. Matilde e Sandra sono Leo e Thomas: “nessuno può tenere lontane due persone che si appartengono e che si stanno cercando”. Ed ecco il bacio, che vogliamo e vediamo saffico, tutti con il fiato sospeso, inconfessabilmente eccitati.<br />
Il congedo (per la verità, assai zuccheroso) tocca ad Arturo ed Elide, proletari-tipo che vivono un amore “di sfuggita”, incrociandosi fra i rispettivi turni lavorativi, alimentandosi di baci strappati durante le abluzioni mattutine, per lei di avvio e per lui di termine corsa. Dinamiche di presenza-assenza…<br />
Due donne che interpretano, di volta in volta, due donne, una donna e un uomo (alternativamente), due uomini: un gioco intrigante, di perdita dei confini e delle identità, al di là degli stereotipi, grazie ad una plasticità emotiva che offusca ogni distinzione fisico-fisiologica. Il tutto condito da canzoni (Kurt Weill, Leonard Cohen, Ivano Fossati, Chico Buarque, la Martini, Mike Oldfield, Dalla) e parole (Tondelli, Twain, Calvino, R.D. Laing, Verlaine, Medina Reyes, Roland Barthes). Davvero sensuale la presenza muscolare e la versatilità vocale di entrambe le attrici…<br />
Uscendo, ripercorro la mostra allestita nel foyer, ideata e curata da Sandro Avanzo, giornalista di Radio Popolare: “1967 – 1972: dal Bikini all’Hard”. Copertine e intere riviste penzolano da fili tirati sul soffitto e lungo le pareti, imbustate nella plastica e appese a grucce di metallo, come in una lavanderia. “Novelle erotiche illustrate”, fotoromanzi a colori, “Isabella”, “Tris”, “Io – mensile per l’uomo di oggi”, il numero del dicembre ‘72 di “Playboy Italia”, con il mitico coniglietto in copertina, “ABC”, “Men”, qualche romanzo, “Lunella”, “Cinesex”, qualche saggio, “OS”: una fioritura di pubblicazioni che hanno colto e alimentato la cosiddetta “rivoluzione sessuale”, in un mondo popolato da donne con corpi morbidi, armoniosamente rigonfi come le loro pettinature color miele o castagna e da uomini che leggevano (guardavano) riviste con posizioni esplicite, promesse di lesbo, incesto, sadismo.<br />
Torno a casa, in auto, sulle note di “Un romantico a Milano”. Un senso di costipazione… Amore come sinestesia (sapori, danze, luci, canzoni…)? Amore come anestesia (da saturazione)? Gli acidi Baustelle (“vi amo, ma vi sputo però, vi amo tutti, è bello è brutto è solo questo”) mi risuonano nelle vene e nei nervi veritieri almeno quanto l’Anaïs Nin del Delta di Venere citata sul cartellone del festival, che ci ha quasi stufati come superclassica della letteratura erotica e che forse andrebbe riletta, per esempio nelle pagine dei suoi densissimi diari, come donna ultrachic che ha fatto dell’eros selvaggio, intenso e soprattutto libero, la sua vita autentica.<br />
www.atirteatro.it</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nellanebbia.wordpress.com/765/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nellanebbia.wordpress.com/765/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nellanebbia.wordpress.com/765/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nellanebbia.wordpress.com/765/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nellanebbia.wordpress.com/765/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nellanebbia.wordpress.com/765/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nellanebbia.wordpress.com/765/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nellanebbia.wordpress.com/765/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nellanebbia.wordpress.com/765/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nellanebbia.wordpress.com/765/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=765&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/18/macedonia-pornoeroticosentimentale-a-milano-di-roberta-invernizzi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/061d138ec1caa9b0d03bacb1df8244a8?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">nellanebbia</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/greta.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">greta</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>OMAR GALANTI &#8211; Pura Passione &#8211; G. Mercadante</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/13/omar-galanti-pura-passione-g-mercadante/</link>
		<comments>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/13/omar-galanti-pura-passione-g-mercadante/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 08:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[10 - febbraio 2009]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://nellanebbia.wordpress.com/?p=738</guid>
		<description><![CDATA[Serata ideale per andarsene in giro, in macchina poi. C’è tanta di quella nebbia che sembra di guidare nell’anice.
Il luogo concordato per l’intervista, ovvio, è un negozio alla parte opposta della città, dove arriviamo comunque con un certo anticipo. È un’unica stanza, rettangolare, ben illuminata. Ci presentiamo alla ragazza dietro alla cassa e lei ci [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=738&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-739" title="galanti" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/galanti.jpg?w=397&#038;h=266" alt="galanti" width="397" height="266" />Serata ideale per andarsene in giro, in macchina poi. C’è tanta di quella nebbia che sembra di guidare nell’anice.<br />
Il luogo concordato per l’intervista, ovvio, è un negozio alla parte opposta della città, dove arriviamo comunque con un certo anticipo. È un’unica stanza, rettangolare, ben illuminata. Ci presentiamo alla ragazza dietro alla cassa e lei ci avvisa che Omar Galanti arriverà a minuti. Se volete, aggiunge senza malizie, date pure un’occhiata in giro, nel frattempo.<br />
Il negozio in questione, tanto per arrivare al nocciolo subito, è un sexy-shop. Ed è piuttosto umano fantasticare almeno per un attimo sulla lingerie che tappezza per intero la parete a lato della cassa. A quale amica regaleresti quel top?<br />
Ci sono quantità di video in offerta speciale, altre file più in là espongono titoli di recente distribuzione. Tempo fa, il mai abbastanza compianto giornale “Cuore” dedicava una rubrica ai film per adulti che nel titolo parodiavano capolavori del cinema internazionale. Cercherei quelli, per nostalgia, ma mi accorgo presto che il gusto, o forse la cultura cinematografica tout-court, devono essere diversi, oggi.<span id="more-738"></span><br />
Cerco allora i suoi, quelli in cui compare Omar Galanti, vercellese d.o.c. ai vertici di una carriera folgorante quanto immediata, nell’ambito di un cinema, ebbene sì, cinema a tutti gli effetti – e malgrado ciò trattato ancora troppo spesso coi guantini bianchi. A proposito di guantini bianchi, trovo invece “Dottor Hard”. Il tema ospedaliero, in questo caso, è accennato nelle succinte uniformi da infermiera indossate dalle attrici, attorniate da un medico di colore e da un Dott. House che nessuno avrebbe osato immaginare: lui, Omar Galanti.<br />
Che proprio in quel momento entra, trafelato, dicendo che è stata un’avventura, con quella nebbia, arrivare fino a qui.</p>
<p>Ma ogni avventura inizia sempre dall’inizio. La tua da dove comincia?<br />
La mia avventura comincia nei locali notturni. Ne frequentavo parecchi, all’epoca, partecipando con le ragazze dello show, sul palco, da “spettatore attivo”. Si praticava sesso dal vivo. Nessun’altro osava salire al mio posto, o comunque fosse non dimostrava una particolare predisposizione verso performance di quel tipo, perciò, a lungo andare, mi sono sentito in dovere di farmi avanti con la proprietaria di uno di questi locali, il suo nome d’arte era Ivonne. Abbiamo fatto il punto della situazione: vengo sempre nel tuo locale, ogni volta una delle tue ragazze mi tira sul palco, ogni volta ti pago l’ingresso, la consumazione… se loro si trovano così bene con me, perché non occuparci insieme dello spettacolo? La voce si è sparsa in un attimo, a breve ero arrivato a esibirmi tutti i venerdì, i sabati e le domeniche. Mi ero inventato un lavoro.</p>
<p>E il passaggio al cinema quando avviene? Eri già un appassionato?<br />
Io non sono un appassionato di cinema, sono un appassionato di sesso. Per me tutto poteva fermarsi agli spettacoli dal vivo nei locali notturni. Ma è stato proprio lì che una sera ho conosciuto una vera pornostar: aveva una sua casa di produzione, mi ha chiesto se avevo mai pensato di cimentarmi come attore. E io ho accettato.</p>
<p>La tua escalation è stata rapidissima, da lì in poi. Com’è cambiato il mercato di genere, dai tempi in cui era a esclusivo beneficio degli spettatori di certe sale, fino all’attuale dvd?<br />
A causa di Internet questo tipo di mercato sta vivendo un momento di forte crisi sul piano delle vendite. Ciononostante, il settore è in eterna crescita, forse più dal punto di vista tecnologico, della qualità delle riprese. In ambito performativo direi che, esclusi rari casi circoscritti, nel porno lavorano tutte persone normali, perciò se un’evoluzione c’è stata davvero è dipesa da quello che lo spettatore vuol vedere nei video. I cambiamenti nel porno sono rapidissimi, vanno a periodi. Inoltre il genere è per sua natura tematico ed è questo l’aspetto che più di altri innesca immediati effetti, da parte del pubblico e viceversa. Faccio un esempio: se il fruitore tipico entrasse in un sexy-shop, pretenderebbe di trovarvi tipologie di video divise scaffale per scaffale. Il mercato deve rispondere ad esigenze analoghe. Tuttavia sono dell’idea che il dvd, come oggetto, non morirà mai. È possibile prevedere una successiva evoluzione dell’intero mercato, dovuta sempre ad Internet, da cui è facilissimo per chiunque scaricare tonnellate di materiali pornografici in modo del tutto gratuito. Ma finché esisterà al mondo colui che sceglie un film attratto dalla copertina, colui che vuole lavorare d’immaginazione sulle foto di scena pubblicate sul retro, allora esisteranno i dvd.</p>
<p>Ed esiste invece un cinema hard in cui si curino ancora in modo particolare aspetti come la recitazione, classicamente intesa, e la fotografia? I film di Joe D’Amato, per esempio, erano molto ben realizzati sotto questi profili.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-742" title="galanti01" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/galanti01.jpg?w=340&#038;h=228" alt="galanti01" width="340" height="228" />Il cinema italiano ha conosciuto un periodo florido, se non addirittura inflazionato, di titoli distribuiti nelle sale, poiché i registi che operavano per conto di Cinecittà ricevevano sovvenzioni statali per poter produrre le proprie pellicole. Quando gli interessi economici nel settore sono mutati, lo Stato ha smesso di erogare loro altri crediti e molti professionisti, non più in grado di mantenere lo stile di vita a cui erano abituati, sono passati dal cinema tradizionale al porno. Joe D’Amato era uno di loro. È chiaro che la sua esperienza registica e la sua preparazione tecnica, dalla singola inquadratura alle luci, al suono, al montaggio, gli hanno consentito di girare prodotti ad altissimo livello qualitativo. Però erano altri tempi: si girava in 35 mm, una pizza durava meno di quattro minuti, gli attori erano costretti a fermarsi ogni poco in attesa che la pellicola in macchina venisse sostituita… l’avvento del digitale ha modificato drasticamente parametri tanto lenti. Con le schede ad ampio minutaggio, è possibile girare scene molto lunghe e complete, spesso con più di una sola telecamera posizionata sul set.</p>
<p>Tu lavori anche all’estero. Le differenze sostanziali, rispetto all’Italia?<br />
Se in Italia giri un’unica scena con quindici giorni lavorativi a disposizione, in America – e cito l’America perché i punti nevralgici delle produzioni di genere, a livello internazionale, sono attualmente Los Angeles, Budapest e San Pietroburgo – a parità di tempo si realizzano anche due scene al giorno. Tutto dipende dalle richieste dei produttori e delle case di distribuzione, mentre per quanto riguarda i compensi non cambia assolutamente nulla: guadagno quello che chiedo. Sono invece piuttosto rigidi nelle regole. In America è vietato l’uso di oggetti non concepibili allo scopo di praticare la masturbazione, dalle verdure ad altro ancora, e non si possono utilizzare più di quattro dita nelle tecniche estreme, onde impedire alla mano la capacità prensile che, in teoria, potrebbe arrecare danni. Posti questi paletti, puoi fare quello che vuoi.</p>
<p>E in merito ai controlli sanitari? Pare che John Holmes abbia recitato gli ultimi film della sua carriera in Italia perché aveva contratto l’A.I.D.S. e in America, per ovvie ragioni, non gli veniva permesso di lavorare.<br />
Credo si tratti di una voce di corridoio, ma adesso mi spiego meglio, ne parlavamo proprio pochi giorni fa con Rocco Siffredi, che ha intrapreso la sua carriera d’attore ai tempi dei vari Christopher Clark, John Doe, lo stesso John Holmes, e Gabriel Pontello. A quei tempi i test sull’HIV non esistevano. Non c’era proprio nessuna possibilità di effettuarne, presso gli ospedali, perciò è piuttosto improbabile che i produttori con cui John Holmes lavorava fossero a conoscenza del suo male. È pur vero che solo dopo la sua morte hanno iniziato a pretendere maggiori documentazioni sulla salute dei loro attori. Appena fu possibile, però, fra una prima richiesta di un test sull’HIV e una seconda, trascorrevano sei mesi o un anno. Oggi, noi attori professionisti veniamo sottoposti ad almeno tre test al mese. Alcune produzioni, italiane ed estere, pretendono il test alla mano sul set – e non più vecchio di una settimana. A questo, si devono aggiungere i controlli medici per epatite A, B e C, sifilide, gonorrea, candida, funghi… e chi più ne ha più ne metta. A parte qualche piccola infezione venerea, ed è comunque raro venirne a contatto, per il resto potremmo essere i donatori di sangue per eccellenza.</p>
<p>Come ogni genere che si rispetti, anche il cinema per adulti ha le sue icone, tu stesso ne hai appena citate alcune (maschili). C’è una primadonna del passato con cui ti saresti misurato sul set?<br />
Partendo dal presupposto che vivo il mio lavoro senza alcuno spirito competitivo, perché mi piace e mi diverto, nemmeno con nostalgia potrei rispondere a questa domanda con frasi sul tipo “magari mi sarei misurato con Moana”. Mi sarebbe piaciuto farci del sesso, certo, ma non mosso dall’ambizione di doverle dimostrare qualcosa. L’avrei fatto e basta, per pura passione – e così cerco di affrontare il mio lavoro, su ogni set. Perciò, se proprio dovessi scegliere un’icona del passato con cui mi piacerebbe lavorare, sceglierei Seléne.</p>
<p>Che a un certo punto ha cambiato vita, almeno così dichiara. C’è un’età, anagrafica o meno, entro cui è consigliabile smetterla, col porno?<br />
Sulle donne non posso esprimermi. Sugli uomini non c’è un’età, ma penso ci sia invece un momento in cui smetterla, ed è il momento in cui non ti tira più. Col pubblico grazie al quale il commercio della pornografia prospera, perfino un anziano potrebbe lavorare tranquillamente, troverebbe di sicuro la sua nicchia di estimatori. Non credo a chi cambia vita, penso piuttosto che il porno sia un po’ come la droga: una volta entrati diventa difficile uscirne. Nonostante possa assicurare per esperienza diretta che, dal di dentro, diventa molto meno divertente – e meno eccitante – di come sembrava visto dal di fuori.</p>
<p>Un ringraziamento particolare per l’indispensabile collaborazione a Gabriele Borasi.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nellanebbia.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nellanebbia.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nellanebbia.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nellanebbia.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nellanebbia.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nellanebbia.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nellanebbia.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nellanebbia.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nellanebbia.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nellanebbia.wordpress.com/738/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=738&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/13/omar-galanti-pura-passione-g-mercadante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/061d138ec1caa9b0d03bacb1df8244a8?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">nellanebbia</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/galanti.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">galanti</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/galanti01.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">galanti01</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Pier Michelatti, professione bassista &#8211; di Lorenzo Ottino</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/10/pier-michelatti-professione-bassista-di-lorenzo-ottino/</link>
		<comments>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/10/pier-michelatti-professione-bassista-di-lorenzo-ottino/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 15:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[10 - febbraio 2009]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://nellanebbia.wordpress.com/?p=716</guid>
		<description><![CDATA[La vita a volte è più facile di quello che sembra. Prendete per esempio Fabrizio De Andrè:  pensavo che per trovare uno che l’ha conosciuto davvero sarei finito chissà dove. E invece basta andare a S. Germano, poco lontano da Vercelli, per trovare chi, non solo conosceva bene Fabrizio, ma ci ha suonato anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=716&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-717" title="faber-e-pier-tour-anime-salve-1997" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/faber-e-pier-tour-anime-salve-1997.jpg?w=340&#038;h=232" alt="faber-e-pier-tour-anime-salve-1997" width="340" height="232" />La vita a volte è più facile di quello che sembra. Prendete per esempio Fabrizio De Andrè:  pensavo che per trovare uno che l’ha conosciuto davvero sarei finito chissà dove. E invece basta andare a S. Germano, poco lontano da Vercelli, per trovare chi, non solo conosceva bene Fabrizio, ma ci ha suonato anche insieme, in studio e sul palco. Pier Michelatti, classe 1954, suona il basso da quando aveva 12 anni. Dopo il conservatorio comincia a lavorare in diversi studi di registrazione per artisti sempre più importanti, fino a quell’incontro che gli avrebbe cambiato la vita e la stessa concezione di “artista”. Non è facile trovare un momento per incontrarlo, è uno che lavora il Pier, e sodo. Con gentilezza riesce a trovare un’ora di tempo da dedicarmi al telefono e comincia a parlarmi di un uomo prima che di un artista.<span id="more-716"></span></p>
<p>Allora Pier, com’è successo che ti sei trovato alla corte di De Andrè?<br />
Come si dice è stato il classico caso, il trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Era il 1980, stavo lavorando ad un disco di Massimo Bubola prodotto proprio da De Andrè, lui entrava e usciva dallo studio in continuazione. Stava cercando musicisti per “l’album dell’indiano” (in realtà senza titolo, ma chiamato così per l’indiano in copertina,) ed è successo. In realtà io conoscevo poco De Andrè, per me era “quello di Marinella” e poco più. I cantautori all’epoca non mi interessavano, ero più orientato verso un suono rock-jazz, ma accettai considerandolo un lavoro come un altro. Solo dopo avrei capito che stavo lavorando con qualcuno di completamente diverso. Guarda, ho lavorato con alcuni dei più grandi cantanti italiani e non (il curriculum di Michelatti in effetti è impressionante, ndr), sia in studio che in tour, ma quelli in confronto possono definirsi a malapena cantanti. De Andrè mi ha fatto capire davvero che cos’è, chi è un vero artista.</p>
<p>La differenza era a livello umano?<br />
Lavorando con lui ti rendevi conto di prendere parte a un progetto preciso, ma la differenza più grossa sì, era a livello umano. Per lui non eravamo semplici collaboratori, ma amici. Si, eravamo amici prima che musicisti, lo si capiva dalle piccole cose. Aveva un ottimo rapporto con tutti, rapporto che andava oltre il lavoro. Non so quanti artisti ci siano stati oltre a lui in Italia, forse Enzo Jannacci e Vasco Rossi. I suoi progetti erano veri, non solo dischi pop fatti per il mercato. Proprio ieri battevo i testi per il mio progetto “Faber per sempre” (band tributo guidata proprio da Michelatti, ndr), e mi sono accorto che ci trovi sempre qualcosa di nuovo. Prendi “Il testamento di Tito”, un pezzo che mi sta anche antipatico perché all’epoca Fabrizio ce lo fece provare per tre giorni di fila, un brano da sette minuti, uno sfinimento. Ecco, rileggendo quel testo ho trovato ancora significati nuovi. Per questo non mi piace chi lo critica. Leggevo qualche giorno fa un’intervista a Gino Paoli che quasi insultava Fabrizio, diceva che con il successo era diventato schiavo del denaro e che non era diverso dagli altri. Ecco, chi non lo ha conosciuto veramente dovrebbe stare zitto.</p>
<p>De Andrè era di famiglia ricca, suo padre era un importante industriale di Genova. Forse qualcosa dell’estrazione borghese gli era rimasta.<br />
È vero, veniva da una famiglia benestante, ma lui non era così. Tieni presente che proprio per la sua scelta di fare il cantante si trovò in difficoltà economiche, soprattutto agli inizi. Pensa che a Ravenna c’è un “Pala De Andrè” che tutti pensano intitolato a Fabrizio e che invece è dedicato al fratello Mauro (avvocato e collaboratore del gruppo Ferruzzi). Basta rileggere il testo di “Amico fragile”, è tutto lì il suo pensiero, lui era così. Era sempre nei vicoli del porto di Genova, cercava quell’umanità che negli ambienti borghesi non trovava.</p>
<p>Perché, cosa lo attirava verso quel mondo, verso quegli ultimi che cantava poi nelle sue canzoni?<br />
Guarda, ti racconto questa cosa: lui a volte, sapendo che sono piemontese, mi parlava nel nostro dialetto. Lo conosceva perché sua mamma era piemontese, e sua nonna aveva una cascina in provincia di Asti dove lui da ragazzo passava molto tempo. Si era addirittura infatuato della figlia del fattore, si chiamava Nina, un nome che poi ritroviamo in una delle sua canzoni. Ecco, forse è li, frequentando quel mondo contadino e quelle persone così semplici che è nato il suo amore per gli affetti veri, genuini, che a Genova cercava nelle vie del porto.  Lesse la storia di Marinella su un giornale, di questa prostituta giovanissima trovata morta in un fiume, ma avrebbe potuto benissimo incontrarla tra le viuzze del porto antico di Genova. Ecco, a lui interessava questo tipo di persone.</p>
<p>Quante volte lo hai seguito in tour?<br />
Ho fatto con lui i tour dal 1980 al 1983, poi siamo andati in Germania dove abbiamo suonato in 10 città facendo sempre il tutto esaurito. E poi ancora dal 1990 al 1993&#8230; Tieni presente che Fabrizio faceva un disco ogni sei, sette anni. Nel 1997 dopo aver partecipato alla registrazione del suo ultimo album “Anime Salve” ho fatto la prima parte dell’omologo tour, avrei dovuto partecipare anche alla seconda parte, ma ero impegnato con un altro artista e non potevo per ragioni contrattuali. Lui mi telefonò, mi disse “Pier, dopo tanti anni di amicizia questa è una coltellata alla schiena”. Gli spiegai che non era colpa mia, e lui capì. Perché era uno così, il rapporto non finiva con la fine del lavoro, ci si sentiva anche nei momenti di pausa, ci telefonava, ci considerava amici.</p>
<p>E in tour la vita con lui com’era, quando magari la stanchezza si faceva sentire?<br />
Ma no, non era una persona difficile nemmeno durante i concerti. Certo a volte si arrabbiava e si faceva sentire, ma molto raramente. Anche in tour restava una persona dalla forte umanità. Quando si finiva di suonare si andava a mangiare tutti assieme, poi si rientrava in albergo e si giocava a scopa tutta la notte, perdendo quasi sempre perchè Pagani ed io in coppia a scopa eravamo imbattibili. Era con noi anche nei momenti di relax, ecco.</p>
<p>Effettivamente a volte conoscere di persona un mito può non dico deludere le aspettative, ma lasciare comunque disorientati.<br />
Certo, pensa che uno dei suoi idoli era Georges Brassens, di cui aveva anche tradotto alcune canzoni come “Il gorilla”. Avevano molti amici in comune, soprattutto discografici, e avrebbe potuto conoscerlo di persona, ma non volle mai. Preferiva tenersi il mito invece che conoscere l’uomo che era dietro a quel mito e, magari, restarne deluso. Fabrizio non era un uomo da poco, era un vero artista ma, ti ripeto, era pur sempre un uomo, con i suoi errori e le sue debolezze. Non sarebbe stato contento di essere mitizzato, lui era uno così, un carattere dissacrante, non lo avrebbe accettato; era uno contro, andava contro tutto e tutti. Ma era soprattutto un uomo. Guarda, proprio in questi giorni in cui viene tanto ricordato, un po’ mi infastidisce di come si cerchi di mitizzare la sua figura, non mi piacciono queste celebrazioni così malinconiche. E non mi piacciono tutti questi intellettuali che parlano di lui avendolo conosciuto poco o niente. Ne parlavo qualche giorno fa con altri suoi ex collaboratori: è incredibile quanti “amici” di Fabrizio siano spuntati dopo la sua morte… si sono moltiplicati! A me invece piace ricordarlo così, nelle piccole cose: andiamo a casa, prendiamo un taxi insieme, quanto ha fatto il Genoa, ci mangiamo una cosa lì… ecco, il Fabrizio che voglio ricordare è quello dei piccoli gesti quotidiani. È stato solo un uomo anche lui, una personalità forte, certo, che ha lasciato grandi cose. Ma andiamoci piano col santificarlo, lui non avrebbe voluto.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nellanebbia.wordpress.com/716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nellanebbia.wordpress.com/716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nellanebbia.wordpress.com/716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nellanebbia.wordpress.com/716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nellanebbia.wordpress.com/716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nellanebbia.wordpress.com/716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nellanebbia.wordpress.com/716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nellanebbia.wordpress.com/716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nellanebbia.wordpress.com/716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nellanebbia.wordpress.com/716/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=716&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/10/pier-michelatti-professione-bassista-di-lorenzo-ottino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/061d138ec1caa9b0d03bacb1df8244a8?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">nellanebbia</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/faber-e-pier-tour-anime-salve-1997.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">faber-e-pier-tour-anime-salve-1997</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Intervista a Claudio Sassi, collezionista di De Andrè &#8211; Eliana Frontini</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/10/intervista-a-claudio-sassi-collezionista-di-de-andre-eliana-frontini/</link>
		<comments>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/10/intervista-a-claudio-sassi-collezionista-di-de-andre-eliana-frontini/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 14:47:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[10 - febbraio 2009]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://nellanebbia.wordpress.com/?p=711</guid>
		<description><![CDATA[Come è iniziata la tua passione per il collezionismo?
Il background musicale arriva dalla mia famiglia, che mi ha allevato a suon di Beatles e musica anni ‘60, con qualche farcitura deandreiana.
I miei avevano anche qualche disco, non tantissimi, ma abbastanza per iniziare ad ascoltare qualcosa di diverso dalla disco music anni 80 che tanto imperversava [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=711&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-713" title="deandre01" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/deandre01.jpg?w=184&#038;h=184" alt="deandre01" width="184" height="184" />Come è iniziata la tua passione per il collezionismo?</p>
<p>Il background musicale arriva dalla mia famiglia, che mi ha allevato a suon di Beatles e musica anni ‘60, con qualche farcitura deandreiana.<br />
I miei avevano anche qualche disco, non tantissimi, ma abbastanza per iniziare ad ascoltare qualcosa di diverso dalla disco music anni 80 che tanto imperversava in radio negli anni della mia adolescenza. Beh, anche Elio e le storie tese mi piacevano…<br />
Colleziono dischi da quando avevo 15 anni, ho iniziato per scherzo con qualche disco acquistato sulle bancarelle a 1000 lire, poi per corrispondenza tramite il mensile “RARO”, poi ho conosciuto diversi collezionisti-venditori e così è iniziata la mia collezione.<br />
Avrei voluto avere i dischi dei Beatles e dei famosi gruppi anni ‘60, ma per un ragazzo con le mie disponibilità era impossibile, dovevo accontentarmi di qualche 45 beatlesiano sgangherato e dei De André, che allora si trovavano per poche migliaia di lire, in quanto non li voleva nessuno.<br />
E il grosso della mia collezione di Fabrizio De André è stato raccolto in tempi decisamente non sospetti!<br />
Con il passare del tempo i miei interessi musicali si sono ampliati, la curiosità è cresciuta e grazie al lavoro che mi ha permesso di potermi permettere qualche acquisto in più, ho iniziato a collezionare i cantautori, tra cui Tenco, Gaber, Paoli, Lauzi, ma anche Baglioni e Venditti. Di questi artisti oggi ho quasi tutto, sia in 33 che 45 giri.<br />
La collezione dei Beatles stampe italiane è terminata, ora compro solo qualche stampa estera con copertina curiosa o con foto accattivanti.<br />
Devo dire che per permettermi tutti questi dischi sono dovuto scendere a compromessi, nel senso che ho scelto di vendere alcuni pezzi rari, ma non di mio interesse, così da poter reinvestire in oggetti più vicini al mio gusto. Oggi ne ho quasi 9000  e comincio ad avere un serio problema di spazio!<span id="more-711"></span></p>
<p>Ma la tua passione è Fabrizio De Andrè…</p>
<p>Certo, la collezione &#8220;regina&#8221; resta comunque sempre quella di Fabrizio, la prima che ho inziato a 15 anni pensando che fosse semplice… &#8220;in fondo sono solo una ventina di 45 giri e 12 o 13 LP”, pensavo&#8230; E invece mai scelta fu più sbagliata, o meglio azzeccata, perchè nel corso degli ani ho scoperto che tutti i suoi dischi sono stati ristampati più volte, anche da diverse case discografiche&#8230; E un buon collezionista deve averle tutte, no? E allora ecco che oggi ho circa 300 dischi solo di De André e circa 100 di artisti che cantano le sue canzoni.</p>
<p>Quali sono le “chicche” della tua collezione?</p>
<p>Di curiosità ce ne sono tante sulla discografia deandreiana, a partire dai primi 45 giri del 1960-1961 che venivano stampati in piccole tirature, anche 300 o 400 pezzi, quindi oggi sono di difficilissima reperibilità.<br />
Negli anni ho trovato diversi pezzi rari e unici, come ad esempio le lacche originali degli album “Storia di un impiegato” e “La buona novella” che custodisco gelosamente.<br />
Ho anche alcune matrici originali dei primi 45 giri dell&#8217;etichetta genovese Karim, quei pezzi di metallo con cui venivano stampati i dischi, tra cui il primo singolo “Nuvole barocche” e il secondo singolo “La Ballata del Michè”.<br />
Del primo album di Fabrizio, del 1966 (etichetta Karim), ne ho 4 copie, una delle quali regalata e dedicata dallo stesso Fabrizio ad un&#8217;amica di Luigi Tenco durante una cena a Genova, presenti Fabrizio e la moglie, Puny con Tenco. Molti di questi oggetti ora sono in mostra a Genova a Palazzo Ducale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-714" title="deandre02" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/deandre02.jpg?w=184&#038;h=184" alt="deandre02" width="184" height="184" />Chi è Claudio Sassi<br />
Claudio Sassi, classe 1976, novarese, oltre che dischi, colleziona anche radio ed automobili d’epoca.<br />
Da quando la passione per le auto d&#8217;epoca?<br />
Da sempre! La prima automobile sulla quale sono salito è stata una Panhard 24CT grigia del 1966, ero appena nato: tragitto dall&#8217;ospedale a casa! Poi è arrivata la Topolino nera del 1949: ricordo di essere andato a vederla a Oleggio con papà quando ero ancora molto piccolo, poi l&#8217;abbiamo presa, completata e sistemata insieme. Ho anche un vago ricordo della R8 gialla e della Panhard PL17 gialla quando ancora era nell&#8217;orto della cascina, prima di essere restaurata con dedizione e costanza. Poi la 600 azzurra, la spiderina gialla e le altre. Salire su un&#8217;auto d&#8217;epoca è sempre una emozione unica.<br />
Claudio ha collaborato all’allestimento di numerose mostre, tra cui, nel luglio 2003, quella di foto e dischi rari dedicata a Fabrizio De André a Massarosa (Viareggio) in occasione dell&#8217;evento &#8220;Ciao, Amico fragile&#8221;, poi, nel 2006, la mostra sui Beatles a Sasso Marconi, in occasione della tre giorni organizzata dall&#8217;Associazione “Le Nuvole”, alla presenza di Rolando Giambelli e con il concerto-tributo ai Beatles del gruppo novarese “Revolver”.<br />
Nel 2007  mette in mostra parte della sua collezione dei Beatles presso il Cinema Teatro Farnese di Roma con una raccolta di moltissime copertine italiane ed estere di 45 giri, album e poster.<br />
Inoltre, proprio ora, alcuni importanti pezzi della sua collezione di Fabrizio De André sono esposti presso il Palazzo Ducale di Genova, in occasione della commemorazione per i 10 anni dalla scomparsa del cantautore genovese.<br />
Numerosi anche i libri sul tema scritti da Claudio, come “Fabrizio De André in concerto” edito da Giunti. Di che tratta il libro?<br />
“Inizia dalla contestata esibizione alla Bussola del 1975 per arrivare agli spettacoli sempre più sofisticati con le musiche di &#8220;Anime salve&#8221;. Una ricerca basata sui resoconti &#8220;in diretta&#8221; di quotidiani e riviste dell&#8217;epoca e sulle memorie intense di tanti musicisti che hanno accompagnato De André in scena e di molte persone che lo hanno incontrato, conosciuto, frequentato. Qualche dettaglio è ancora da scoprire, qualche data attende definitiva conferma, ma quello che c&#8217;è è un tesoro ricchissimo: date, scalette, storie, aneddoti, locandine, rare memorabilia da collezionista”.<br />
Sassi non ha scritto solo di De Andrè: “Portavo allora un eskimo innocente”, edito nel 2007 da Giunti, tratta di Francesco Guccini, oppure “Gaber. La vita, le canzoni, il teatro”, sempre Giunti, è dedicato al cantautore milanese.</p>
<p>Nel 2006 è poi uscito “Fabrizio De André: discografia illustrata” scritto con Michele Neri e Franco Settimo, Francesco Coniglio Editore.<br />
“Abbiamo lavorato tanto a questo testo, per offrire un libro con la discografia completa di Fabrizio De André. Oltre 240 pagine, con una media di circa 3-4 immagini a pagina: molte rarità (acetati, matrici, dischi rari, dischi stranieri) e una piccola, ma ricca sezione dedicata a coloro che cantano le canzoni di Fabrizio De Andrè. La prefazione è di Riccardo Bertoncelli, mentre gli autori sono persone ampiamente rodate nel collezionismo dei dischi in vinile, e su Fabrizio”.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nellanebbia.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nellanebbia.wordpress.com/711/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nellanebbia.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nellanebbia.wordpress.com/711/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nellanebbia.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nellanebbia.wordpress.com/711/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nellanebbia.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nellanebbia.wordpress.com/711/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nellanebbia.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nellanebbia.wordpress.com/711/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=711&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/10/intervista-a-claudio-sassi-collezionista-di-de-andre-eliana-frontini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/061d138ec1caa9b0d03bacb1df8244a8?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">nellanebbia</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/deandre01.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">deandre01</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/deandre02.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">deandre02</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Fabrizio De Andrè &#8211; di Francesco Canino</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/06/704/</link>
		<comments>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/06/704/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 14:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[10 - febbraio 2009]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://nellanebbia.wordpress.com/?p=704</guid>
		<description><![CDATA[Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l&#8217;è ch&#8217;ané
da &#8216;n scitu duve a l&#8217;ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n&#8217;à puntou u cutellu ä gua
e a muntä l&#8217;àse gh&#8217;é restou Diu
u Diàu l&#8217;é in çë e u s&#8217;è gh&#8217;è faetu u nìu
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=704&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><address>Umbre de muri muri de mainé<br />
dunde ne vegnì duve l&#8217;è ch&#8217;ané<br />
da &#8216;n scitu duve a l&#8217;ûn-a a se mustra nûa<br />
e a neutte a n&#8217;à puntou u cutellu ä gua<br />
e a muntä l&#8217;àse gh&#8217;é restou Diu<br />
u Diàu l&#8217;é in çë e u s&#8217;è gh&#8217;è faetu u nìu<br />
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria<br />
a a funtan-a di cumbi &#8216;nta cä de pria.</address>
<pre style="text-align:justify;">(Crêuza de mä - 1984)</pre>
<p style="text-align:justify;">Piccola (indispensabile) premessa. Se c’è una parola in cui è facile rifugiarsi per parlare di Fabrizio De André è sicuramente poeta: un porto sicuro, quasi un ventre materno, diventato un noioso “mantra” tanto facile da recitare quanto banale da pronunciare. “Solo chi non ha capito niente di De André o chi non ha altro da dire, racconta che De André è un poeta e poetico. Non che non lo sia, ma è come dire che Brad Pitt è bello” ammonisce Moreno Pisto, brillante giornalista e appassionato conoscitore del cantautore genovese per eccellenza “Dire di una persona di cui non si conosce minimamente la sua opera – ma di cui, di tale opera, s’intuisce l’innegabile grandezza – che è un poeta o che è poetico fa molto figo. È un modo per lavarsene le mani. Un modo per ribadire una banalità assoluta. Pigrizia pura”.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-705" title="ritratto1" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/ritratto1.jpg?w=352&#038;h=390" alt="ritratto1" width="352" height="390" />E’ possibile scrivere di De André senza inanellare solo banali frasi fatte e trionfante retorica? Nel mare magnum di parole, ricordi, aneddoti e citazioni sciorinate per ricordare il decimo anniversario della sua morte sembra quasi che tutto sia già stato detto, scritto e ascoltato. Una grande e multimediale messa laica celebrata dalle radio, dal piccolo schermo (più di 5 milioni di italiani hanno seguito la puntata di Che tempo che fa che Fabio Fazio ha voluto interamente dedicare a Faber), passando per il web (solo su Facebook si contano oltre 200 gruppi a lui dedicati, da “Quelli che amano De André” a “Vogliamo che De André sia studiato a scuola”, passando per “Quelli che sono invecchiati ascoltando Faber” fino all’ironico “Impediamo a Jovanotti di cantare De André”): un tributo intergenerazionale il cui eco ancora non si è affievolito, come dimostra l’incredibile afflusso di pubblico che visita in queste settimane la mostra allestita a Palazzo Ducale a Genova per “rendere omaggio alla sua figura ed alla sua opera raccontandone la vita, la musica, le esperienze, le passioni che lo hanno reso unico e universale, interprete, e in alcuni casi anticipatore, dei mutamenti, delle pulsioni e delle trasformazioni della contemporaneità”.<br />
Una grande “partecipazione collettiva”, per usare una fraseologia forse un po’ abusata, tenendo però sempre in mente due versi de Il suonatore Jones, una delle sue più note canzoni, che, sul finale dice “ricordi, tanti, e nemmeno un rimpianto”.<span id="more-704"></span></p>
<p style="text-align:justify;">“Fabrizio De André è di tutti” ha scritto l’attrice Lella Costa. “E’ di tutti come forse in Italia non altro cantautore è mai stato. E’ di tutti, anche perché altrimenti non si spiegherebbe come mai, dal giorno dell’inaugurazione il 30 dicembre scorso, la mostra sia stata letteralmente presa d’assalto da migliaia di visitatori. Tutti lì ad imparare come si possa, dopo dieci anni, continuare a vivere nella memoria collettiva di questo nostro Paese cialtrone grazie ad un talento infinito, un’inquietudine costante, un’intelligenza rigorosa, un’ironia formidabile, una pietà sconfinata, un’etica irriducibile”.<br />
E il successo di questa grande mostra a Palazzo Ducale (per info www.palazzoducale.genova.it), aperta fino al prossimo 31 maggio, sta forse nel fatto che non è una mera celebrazione intrisa di furba retorica e non muove dall’intenzione di fare di De André un “santino”, come spesso è stato fatto negli ultimi tempi, ma il semplice e al tempo stesso complicato tentativo di lasciare che a parlare siano le sue canzoni, i suoi appunti, le sue fotografie senza artifizi paraculistici che lo stesso cantautore avrebbe detestato.<br />
“Faber è stato deificato, si è costruito un personaggio finto, lui era molto più divertente, vario, non poteva essere schematico come un anarchico cattivo e incazzato” racconta Paolo Villaggio, che di Fabrizio De André era amico, e col quale ha scritto la celebre Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers “Era allegro, divertente, paradossale, disposto a cose molto normali, invece l´hanno confinato in quella zona, sono soprattutto i nuovi amici di allora, che allora non c’erano, che se lo ricordano così, non tanto allegro, ombroso, invece aveva una voglia di comunicare assoluta, e col tempo ce l´ha fatta”. Qual è la prima cosa a cui pensa Paolo Villaggio quando gli chiedono di parlare del suo amico De André? “Penso a come sarebbe stato invecchiare insieme. A quante cose avremmo potuto condividere e quante sorprese ci avrebbe riservato la sua genialità. Sia dal punto di vista umano che creativo, come avrebbe letto la realtà attraverso la sua musica”.<br />
“Spesso mi chiedo cosa penserebbe di un argomento piuttosto che di una persona pubblica. Ad esempio su Berlusconi. Cosa avrebbe detto di lui? Come si sarebbe comportato davanti alle sparate contro i giudici di Berlusconi, lui che i giudici li sbeffeggiava? Come avrebbe risolto il personale conflitto? – si chiede Moreno Pisto &#8211; Credo che tutto ciò che diceva Fabrizio De André fosse connotato da una forte valenza politica, anche quando lui non lo voleva. Anche le sue canzoni disimpegnate, leggere o che dir si voglia, sono profondamente politiche. Bocca di rosa non è politica? La città vecchia non lo è? Via del Campo neppure? Apparentemente no, e invece lo sono. In qualsiasi canzone De André tocca argomenti sociali, e prende posizione con una frase, uno sberleffo, una derisione. Canta Maria e parla di Gesù come del più grande rivoluzionario di tutti i tempi. E questo non è politico?”.<br />
Chissà cosa avrebbe cantato oggi Faber e chissà come avrebbe metabolizzato questo lungo e sbiadito decennio. Chi davvero può dire di averlo conosciuto, cioè Dori Ghezzi, la sua compagna di vita, quando le chiedono cosa sarebbe dispiaciuto di più a Fabrizio di questi dieci anni italiani risponde senza tentennamenti. “Aveva già colto come si sarebbe trasformata la società: lo aveva raccontato ne La domenica delle salme. Oggi non avrebbe neppure più parlato di politica, ma avrebbe fatto solo bellissime canzoni d’amore. Ora che appare un sentimento stropicciato e nessuno ci pensa più, lui si sarebbe sforzato di farlo riscoprire”.<br />
Lui che “metteva l’amore sopra ogni cosa”, chissà come li avrebbe raccontati questi sentimenti “stropicciati” e chissà dove si sarebbe rifugiato per pensare e per scrivere. Non ha dubbi Fernanda Pivano: “Seduto su uno scoglio con i piedi immersi nell’acqua: lui era un genovese, non dimentichiamocelo!”, ammonisce la somma poetessa della beat generation. De André e Genova: un rapporto simbiotico, una mescolanza perfetta, un amore passionale. “Essere genovesi significa sentirsi parte di una realtà molto chiusa, privata: una repubblica a sé. E vivere delle glorie passate: così Fabrizio” racconta ancora Dori Ghezzi di quando “siamo stati in tour a Venezia e l’ho sentito quasi restio a concedersi. Ce l’aveva un po’ meno con Pisa, perché l’avevamo sconfitta…”.<br />
Non è solo difficile, ma a tratti impossibile, provare a raccontare De André perché ogni sfumatura raccontata da chi ha conosciuto la sua voce, sia personalmente che attraverso le sue canzoni, rimanda ad un universo di parole, di sensazioni e stati d’animo difficili da incastrare in poche frasi. La fortuna di un artista è che, anche quando non c’è più, continua a vivere e a raccontarsi attraverso le sue canzoni, al di là del profluvio di parole di chi vuole a tutti i costi imprigionare il ricordo in qualche (inutile) frasetta di circostanza.<br />
Fabrizio De André non aveva dubbi, e quando gli chiedevano se si considerasse un poeta o qualcosa d’altro, rispondeva con una citazione che ha il sapore di un ironico ammonimento: “Benedetto Croce diceva che fino all’età dei diciotto anni tutti scrivono poesie. Dai diciotto anni in poi rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. E quindi io precauzionalmente preferirei considerarmi un cantautore”.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nellanebbia.wordpress.com/704/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nellanebbia.wordpress.com/704/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nellanebbia.wordpress.com/704/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nellanebbia.wordpress.com/704/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nellanebbia.wordpress.com/704/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nellanebbia.wordpress.com/704/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nellanebbia.wordpress.com/704/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nellanebbia.wordpress.com/704/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nellanebbia.wordpress.com/704/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nellanebbia.wordpress.com/704/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=704&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/02/06/704/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/061d138ec1caa9b0d03bacb1df8244a8?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">nellanebbia</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/02/ritratto1.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">ritratto1</media:title>
		</media:content>
	</item>
	</channel>
</rss>