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	<title>Nella Nebbia &#187; Rubriche</title>
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		<title>Nella Nebbia &#187; Rubriche</title>
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		<title>FAIDATE &#8211; di Marco Pozzo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 13:59:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo sai cosa dice il vecchio Jack Burton in situazioni come questa?
Il vecchio Jack dice: basta adesso.															Jack Burton
C’è un grandissimo fermento in tutto il mondo per la 15° Conferenza sui cambiamenti climatici indetta dalle Nazioni Unite che si sta tenendo a Copenhagen proprio in questi primi giorni di dicembre.
Certo&#8230; il fermento è molto relativo&#8230; visto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1461&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Lo sai cosa dice il vecchio Jack Burton in situazioni come questa?<br />
Il vecchio Jack dice: basta adesso.															Jack Burton</p>
<p>C’è un grandissimo fermento in tutto il mondo per la 15° Conferenza sui cambiamenti climatici indetta dalle Nazioni Unite che si sta tenendo a Copenhagen proprio in questi primi giorni di dicembre.<br />
Certo&#8230; il fermento è molto relativo&#8230; visto che la pagina su Facebook di COP15 (così si chiama l’evento) ha circa 20.000 fan mentre la Nutella ne ha quasi tre milioni e mezzo!<br />
Io sto scrivendo qualche giorno prima dell’inizio dei lavori e sono abbastanza curioso di vedere come e quanto si parlerà dell’avvenimento sui mezzi di comunicazione e se le dichiarazioni finali saranno di successo o di sconfitta.<span id="more-1461"></span><br />
Per spiegare di cosa sto parlando basta dire che si mira a sostituire i propositi contenuti nel protocollo di Kyoto sul controllo mondiale delle emissioni (di cui si è sentito parlare per tanti anni e che è risultato completamente disatteso) con un protocollo di Copenhagen.<br />
In realtà dopo un generale spavento e attenzione sul clima provocati principalmente da alcuni disastri naturali (l’uragano Katrina e gli tsunami che hanno colpito le coste del’Estremo Oriente) che avevano portato insospettabili governanti a fare dichiarazioni manco fossero attivisti di Greenpeace, sembra che tutto si sia molto ridimensionato, tanto che il presidente di COP15 ha dichiarato che riterrebbe un successo se la conferenza si chiudesse con un accordo sui finanziamenti che India e Cina (i più grandi e inquinanti paesi in via di sviluppo) dovrebbero ricevere dalle nazioni industrializzate per obbligare le loro fabbriche a controllare le emissioni di anidride carbonica.<br />
Curioso, vero? Noi mandiamo industrie puzzolenti e scorie radioattive a bruciare sotto le chiappe di persone che poi paghiamo perchè si accorgano che le nostre multinazionali li stanno avvelenando&#8230;<br />
La sola cosa certa della conferenza è che, vista la natura dell’evento, gli eventuali accordi potranno solo essere di natura politica  e starà poi a vari governi nazionali convincere cittadini e industrie a rispettare le eventuali limitazioni.<br />
Direi che la questione sta proprio nel termine “convincere”.<br />
Qualche giorno fa ho sentito Luca Mercalli &#8211; un meteorologo molto piemontese (il suo sito NIMBUS racconta tutto quello che si può sapere sul clima del Nord Ovest) che in televisione si occupa anche di clima globale – riportare una frase dall’ovvietà imbarazzante: il cambiamento verso la sostenibilità avverrà solo quando sarà desiderabile.<br />
Finché sarà necessario convincere la gente ad andare contro i propri interessi immediati per il bene delle generazioni future, purtroppo i risultati saranno scadenti.<br />
La bistrattata ricerca scientifica potrebbe aiutarci a introdurre tecnologie pulite a basso costo, ma potrebbe bastare anche una buona idea.<br />
Un signore che vive a Tortona, americano di madre italiana, che si chiama Nathaniel Mulcahy, si è meritato tre intere pagine su un numero del Sole24ore del marzo scorso per aver inventato un piccolo fornello che promette miracoli.<br />
Ispirandosi al sistema utilizzato dalle antiche popolazioni del Sud America per produrre fertilizzante dagli scarti delle coltivazioni agricole, la Worldstove, così si chiama la società di Mulcahy, manda nei Paesi del Terzo Mondo, al costo di 30 euro, un piccolo marchingegno (prima del montaggio ce ne stanno 15 in una scatola da scarpe) in cui si mettono residui organici secchi – foglie, rami, gusci vari, ma anche sterco secco – e si innesca un processo chiamato pirolisi che produce una fiamma di gas metano. Lo strabiliante dell’oggetto e di tutte le sue versioni più grandi che stanno per essere messe in produzione, è che fanno in modo che l’anidride carbonica contenuta nel combustibile non venga liberata nella fiamma e quindi nell’atmosfera, ma venga fissata negli scarti che rimangono sul fondo del fornello che, come se non bastasse non sono affatto scarti, ma sono carbone vegetale: un poderoso fertilizzante!<br />
Riassumendo: mi libero di buona parte dell’immondizia organica della quale dovrei pagare lo smaltimento; produco gas con il quale posso fare quello che voglio: cucinare o scaldare dell’acqua o fare una centrale termoelettrica; non emetto anidride carbonica nell’atmosfera; come scarto della reazione mi resta del biochar, con il quale posso concimare i miei campi o che posso rivendere a 5-600 euro a tonnellata&#8230;<br />
Macchissenefrega di Copehagen?<br />
Io mi vedo già code di sindaci dei paesini piemontesi che si spintonano per arrivare primi a Tortona e farsi fare un fornellone dove bruciare tutti gli scarti della produzione del riso e degli orti, riscaldare aggratis le case degli elettori e rivendere il fertilizzante per pagare strabilianti feste patronali!!!<br />
E’ uno scenario sufficientemente desiderabile?</p>
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		<title>TORINO FILM FESTIVAL: NUOVE IDEE SOTTO LA MOLE &#8211; di Paolo Campana</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 16:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
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Si apre tra pochi giorni la 27a  edizione del Torino Film Festival che vedrà passare sullo schermo tra il 13 ed il 21 novembre ben 250 film tra cortometraggi, lungometraggi e documentari.
L’edizione di quest’anno è diretta per la prima volta dal regista Gianni Amelio e presenta diverse novità nel programma.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/0a53a46dc80732fc63536282d0e709390105151.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1407" title="0a53a46dc80732fc63536282d0e70939010515" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/0a53a46dc80732fc63536282d0e709390105151.jpg?w=500&#038;h=333" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Si apre tra pochi giorni la 27a  edizione del Torino Film Festival che vedrà passare sullo schermo tra il 13 ed il 21 novembre ben 250 film tra cortometraggi, lungometraggi e documentari.<br />
L’edizione di quest’anno è diretta per la prima volta dal regista Gianni Amelio e presenta diverse novità nel programma.<br />
Innanzitutto l’apertura. Questa avverrà in grande stile con la presentazione al Teatro Regio, con i suoi 1200 posti, del film Nowhere Boy di Sam Taylor Wood, sull’adolescenza di John Lennon a Liverpool a metà degli anni ’50. Sceneggiata da Matthew Greenhagh, autore della sceneggiatura  del film sui Joy Division, Control, la pellicola è tratta dal libro Imagine: Growing Up with My Brother John Lennon di Julia Baird. Nel film vedremo l’icona più importante del rock del XX secolo crescere insieme all’amico Paul McCartney e rifugiarsi nella passione per la musica ereditata dalla mamma.<span id="more-1405"></span><br />
Ci sarà poi un nuovo premio, istituito dallo stesso neodirettore, che nel quadro di un festival che da sempre si propone di esplorare e valorizzare i film più nuovi, indipendenti e coraggiosi, sarà consegnato a Emir Kusturica, per la qualità  inventiva dei suoi film e l’assoluta originalità dello stile.<br />
Il premio sarà attributo anche all’American Zoetrope di Francis Ford Coppola, per il contributo al rinnovamento dell’industria filmica negli Stati Uniti ed il prezioso ruolo di congiunzione tra cinema classico e cinema del futuro. Il regista sarà presente a Torino per l’anteprima italiana del suo ultimo film Tetro.<br />
Tra le novità del festival c’è anche la Festa Mobile, un’escursione tra le opere più significative e innovative del 2009, inedite in Italia, in cui si mescoleranno spettacolo e ricerca, autori e tendenze, finzione e documentario, provocazioni e anticipazioni.<br />
A spingersi più avanti tra ricerca e tradizione nei territori ai margini tra i generi e i differenti linguaggi ci sarà la rassegna Onde, uno spazio dove le poetiche consolidate di maestri come Stephen Dwoskin, Ken Jacobs, Tonino De Bernardi, Gianikian &amp; Ricci Lucchi, Béla Tarr, Raul Ruiz, Raya Martin, Hirokazu Kore-eda, Albert Serra, Sandro Aguilar, Kohei Oguri, pulseranno tra la sperimentazione e il digitale, l’animazione e la ricerca d’archivio.<br />
Oltre alle tradizionali sezioni, tra cui il Concorso Internazionale Lungometraggi, italiana.doc (concorso dei migliori documentari italiani fino ad ora inediti), Italian Corti (dedicata ai cortometraggi), Spazio Torino, quest’anno si aggiunge il Premio cult – il cinema della realtà, promosso dal canale satellitare Cult del gruppo Fox Channels Italy. Si tratta di un premio per il miglior documentario internazionale ed ha l’obiettivo di portare all’attenzione del grande pubblico un formato individuato come una delle forme più vive e attuali di cinema del reale.<br />
Nuovissima anche la sezione Figli e Amanti fortemente voluta da Gianni Amelio e dedicata a sei importanti registi italiani, che rappresentano generazioni, tendenze, linee espressive e tematiche diverse a cui è stato chiesto di scegliere un film del passato che è stato fondamentale per la nascita della loro ispirazione e della loro voglia di diventare cineasti.<br />
La sezione chiamata Rapporto Confidenziale, atta a fare il punto su un autore ed un autore specifico, quest’anno analizzerà il cinema di Nicolas Winding Refn, giovane regista danese lontano dal Dogma, che si è affermato negli ultimi 10 anni con film provocatori, grotteschi ed esasperati come la trilogia di Pusher, Bleeder e il recente Bronson.<br />
A completare il quadro del Festival, due eccezionali retrospettive: La prima sarà dedicata a “Nicholas Ray: un ribelle senza causa”, autore fondamentale nel passaggio dal cinema classico alla Hollywood del disincanto del quale verranno presentati tutti i film da lui diretti o in cui ha lavorato dal 1946 al 1973. Si va da film gangster come La donna del bandito e I bassifondi di San Francisco del 1949 al western Johnny Guitar (1954), al mitico Gioventù bruciata del 1955, alle pellicole più commerciali come Ombre bianche (1960) o Il re dei re (1961), sino alla collaborazione con Wim Wenders in Nick&#8217;s Movie (1980).<br />
La seconda retrospettiva si chiama “Racconti crudeli della giovinezza” ed è dedicata al cinema di Nagisa Oshima. L’ampia selezione delle opere del regista del Sol Levante comprende  tutti i suoi lungometraggi e gran parte delle sue regie televisive, dai telefilm ai documentari degli anni ‘60 e ’70, come La vita di Mao, e la sua recente storia del cinema giapponese Nagisa Oshima 100 Years of Japanese Cinema.<br />
Celebre in Europa per il suo film-scandalo Ecco L’impero Dei Sensi(1977), Oshima è il maestro della “nouvelle vague” giapponese ed è stato il poeta politico che ha raccontato i movimenti studenteschi degli anni 60 sondando le contraddizioni della moderna società giapponese come il sesso, il delitto e la fantasia. I suoi film più recenti sono Furyo (1983), con David Bowie e Ryüichi Sakamoto e Max, Mon Amour (1986) con Charlotte Rampling. Il suo ultimo lungometraggio, del 1999, è Gohatto, con Takeshi “Beat” Kitano.</p>
<p>Informazioni utili<br />
I biglietti e gli abbonamenti per assistere alle proiezioni del festival saranno in vendita on-line a partire dalle ore 14.00 di mercoledì 4 novembre 2009 sul sito www.torinofilmfest.org.</p>
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		<title>DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO’ CHI SEI (A FARE SHOPPING, NON SONO MICA CARRIE B.!) &#8211; di Veronica Gallo</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 09:06:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
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Da più di un anno scrivo e riscrivo circa la basilare e salvifica importanza dello shopping, meno sull’importanza di andarci con la persona giusta. Questo è uno di quei momenti dell’anno in cui si esce volentieri per negozi: siamo tutte stufe di abitini, costumini e calzoncini, le vetrine sono piene di cose nuove, Natale è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1400&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/novembre-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1401" title="novembre-1" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/novembre-1.jpg?w=500&#038;h=240" alt="" width="500" height="240" /></a></p>
<p>Da più di un anno scrivo e riscrivo circa la basilare e salvifica importanza dello shopping, meno sull’importanza di andarci con la persona giusta. Questo è uno di quei momenti dell’anno in cui si esce volentieri per negozi: siamo tutte stufe di abitini, costumini e calzoncini, le vetrine sono piene di cose nuove, Natale è ancora lontano mentre il cambio degli armadi è paurosamente vicino, quindi, armate di buone intenzioni (comprar poco) e mere speranze (comprar bene), partiamo alla volta della grande città.<br />
Cominciamo con l’escludere le persone inadatte: no a marito/fidanzato/compagno, può essere il più paziente del mondo, un appassionato di moda e l’occhio più clinico della storia per giudicarvi il posteriore, ed in questo caso forse è gay, ma non portatelo per negozi! Si annoierà, litigherete, vi rovinerete il sabato e la domenica e soprattutto non comprerete nulla che valga davvero la pena. Portatelo all’Ikea se proprio volete spendere con lui, girate i negozi di elettronica o le rosticcerie a seconda dei suoi gusti, ma andate per vestiti solo se sono i suoi, ed anche in quel caso solo se non sa aggiustarsi da solo, altrimenti ad annoiarvi sarete voi!<span id="more-1400"></span><br />
Per quanto riguarda le amiche non mi va di usare degli stereotipi, quindi vi parlerò delle mie, che so più divertenti.<br />
Escludo ahimè Chiara e Ale: sono ragazze splendide, amiche su cui si può contare, ma hanno usato più e più volte la fatidica frase: “Ma ti serve davvero?”. Avevano ragione, è ovvio e mio marito spera sempre che esca con loro, ma lo shopping non è sempre questione di bisogno. Questo fa sì, però, che i loro guardaroba siano ordinati e sensati e non abbiano due paia di stivaletti neri alla caviglia identici (cosa che io ho!).<br />
Ecco quindi formare una macchina composta da me, Pili, Vale e Siba, auto che dopo essere rimasta unica per 10 anni, spesso si triplica causa seggiolini, passeggini ed ovviamente bambini. Si parte di solito il sabato pomeriggio (dopo amici ed eventuali pisolini dei più piccoli) alla volta delle metropoli (Vercelli o Biella) o di qualche centro commerciale. Ancora in macchina si fanno piani: “Vorrei una borsa blu”, “Io un paio di Hogan nere” “Io ho bisogno di jeans” “Io di qualcosa che mi entri” (questa ero io ovvio).  Siba è all’apparenza la più sportiva, preferisce spendere ad inizio stagione per una bella giacca e non si lascia tentare da saldi od offerte, come personal shopper delle altre è passata dall’essere ipercritica allo smussare un po’ i commenti, oppure ha perso la speranza, almeno con me. Vale potrebbe mettersi qualsiasi cosa ed invece si guarda mille volte per la paura di non star bene, punta su quelle tre o quattro marche che non l’hanno mai delusa e se devo comprare del casual è con lei che esco. Pili è la nostra donna-glamour, con lei posso sparare stilisti giapponesi o portoghesi e sa di cosa parlo, ha occhio e gusto con le altre, ma dovrebbe osare di più con se stessa. E poi ci sono io; avete presente quegli specchi alle giostre che snelliscono di tre taglie? Io li vedo ovunque: ho la patologia opposta all’anoressia, mi vedo sempre bene. Se sono allegra (nel 90% del tempo) non c’è abito aderente, top luccicante o tacco stiletto che non mi doni. Non parliamo poi quando mi imbatto in paillettes o leopardo. Fortunatamente con tatto e gentilezza le ragazze mi depistano. Proprio sabato scorso dopo essere uscita per tre volte dal camerino con un indispensabile, ma segnante abito in lana color fango, le ho viste correre con un vestitino stile Impero su base nera che è poi passato anche al vaglio impietoso di mio marito. Immagino che quando ho scelto quello e scartato anche il bustier taglia unica color melanzana, abbiano tirato un sospiro di sollievo e si siano dette anche questa volta “missione compiuta”!</p>
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		<title>LOCAL FASHION, OVVERO COSA FA VOSTRA NONNA NEL TEMPO LIBERO? &#8211; di Veronica Gallo</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/10/26/local-fashion-ovvero-cosa-fa-vostra-nonna-nel-tempo-libero-di-veronica-gallo/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 08:23:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://nellanebbia.wordpress.com/?p=1318</guid>
		<description><![CDATA[Grande fermento nel mondo della moda dalle nostre parti. Lo scorso 22 settembre in quel di Biella, in occasione della kermesse «CittadellarteFashion. Bio Ethical Sustainable Trend», promossa da Michelangelo Pistoletto e dal direttore di Vogue Italia, Franca Sozzani, Charlotte Casiraghi, bellissima figlia di Caroline di Monaco e del compianto Stefano Casiraghi, ha ribadito il suo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1318&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Grande fermento nel mondo della moda dalle nostre parti. Lo scorso 22 settembre in quel di Biella, in occasione della kermesse «CittadellarteFashion. Bio Ethical Sustainable Trend», promossa da Michelangelo Pistoletto e dal direttore di Vogue Italia, Franca Sozzani, Charlotte Casiraghi, bellissima figlia di Caroline di Monaco e del compianto Stefano Casiraghi, ha ribadito il suo modo di essere un icona fashion del nostro tempo.<br />
Ecco un modello facile facile da seguire: siete delle giovani, affascinanti, ricche e magre principesse? Perché non seguire il suo stile fatto di jeans non colorati con tinture tossiche e capi disegnati da Stella McCartney, sua grande amica. Naturalmente scherzo. È vero che per una principessa ventenne è più facile essere perfetta ed elegante rispetto al resto del mondo femminile, Angelina Jolie compresa, ma bisogna anche riconoscerle il merito di aver affrontato un tema importante come l’ecosostenibilità della moda.<span id="more-1318"></span><br />
E voi che non siete principesse come vi regolate con l’inquinamento intrinseco ed estrinseco del vostro guardaroba? Quanto è “local” il vostro abbigliamento?<br />
Attendo le vostre risposte sul blog e nel mentre vi dico cosa faccio io per rispettare l’ambiente e le tendenze allo stesso tempo. Ebbene non so se i miei jeans siano tossici, so di averne 3 paia, gli stessi da almeno 5 anni, più per il fatto che non mi donano, che per rispettare l’ambiente, lo ammetto; per quanto riguarda le sneakers cucite in Asia, forse dai bimbi, sono più da tacco 12. È vero, non sempre compro made in Italy facendomi tentare sia da marchi esteri che da capi di dubbia provenienza, ma di un vasto scomparto del mio armadio conosco tutta la filiera e sono orgogliosa di dire che per giungere a me non ho immesso un grammo di Ciodue nell’ambiente. Già perché la prima fautrice dei miei capi più belli è lei, La Micol Fontana delle risaie, la Chanel sotto la Torre Teodolinda: mia nonna Candida. Mia nonna cuce per passione e solo per noi, quindi non sto facendo pubblicità, ma non è tanto il saper fare una gonna o tirar su un orlo, lei crea. E con lei, come ogni stilista che si rispetti un team la affianca: mia zia, l’anima estrosa del gruppo e mia madre che è quella razionale. Poi ci sono io che vedo un vestito in un film e non capisco perché sia così difficile copiarlo, che chiedo, come quando ero piccola, di aprire il baule delle stoffe, che sa di lavanda ed è pieno di cose passate, “guarda un pezzo del tailleur verde che ho messo alla Comunione di Gabriele”, e cose future, “potrei farmi questo per la festa di Natale o in seta muoio di freddo?”. E poi si sceglie il modello, si comprano i bottoni, si prova e si riprova, con gli spilli che bucano ed il vestito che ogni sera, quando torniamo dall’ufficio, cresce sul manichino in salotto. Tutti i vestiti, i cappotti le camicette che nonna mi ha fatto negli anni non sono solo una scelta ecocompatibile, sono parte di un lessico famigliare che per me non passerà mai di moda.</p>
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		<title>Sotto la Mole con gli occhi a mandorla &#8211; di Paolo Campana</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 14:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>

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Si è concluso con successo il 15 agosto scorso, sotto l’artiglio graffiante del “Pardo”, il Festival di Locarno, giunto alla 62° edizione.
Tra i 18 titoli del concorso internazionale provenienti da 15 paesi è spiccato il film “Anime” (termine che per i giapponesi indica i film d’animazione) Summers Wars, una favola futuristica di Mamoru Hosoda autore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1228&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignnone size-full wp-image-1229" title="MEGARO_HI" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/09/megaro_hi.jpg?w=500&#038;h=396" alt="MEGARO_HI" width="500" height="396" /></p>
<p>Si è concluso con successo il 15 agosto scorso, sotto l’artiglio graffiante del “Pardo”, il Festival di Locarno, giunto alla 62° edizione.</p>
<p>Tra i 18 titoli del concorso internazionale provenienti da 15 paesi è spiccato il film “Anime” (termine che per i giapponesi indica i film d’animazione) Summers Wars, una favola futuristica di Mamoru Hosoda autore anche de La ragazza che saltava nel tempo. Il film, un mix di commedia e avventura, racconta l’estate di una famiglia guidata dalla nonna novantenne che alla luce di strani eventi verificatisi nell’intersezione di due mondi (quello reale e quello chiamato Oz), deve salvare l’umanità.<br />
All’evento ha fatto eco la corposa rassegna Manga Impact &#8211; The World of Japanese Animation, realizzata con il Museo del Cinema di Torino, che ha raccolto le serie animate e i lungometraggi del Sol Levante di maggior successo, una carrellata di circa trenta film che hanno illustrato i vari filoni e gli stili del manga e che vedrà a breve proprio a Torino la parte finale del suo escursus.<span id="more-1228"></span><br />
Si tratta di una mostra che inaugurerà alla Mole Antonelliana il prossimo 16 settembre. Il percorso dell’esposizione permetterà di analizzare le varie fasi e le componenti che stanno dietro le quinte della realizzazione del film d’animazione ed indagherà il fenomeno del merchandising legato a molte produzioni di successo con l’esposizione di una selezione di poster, disegni preparatori, cels (i fogli trasparenti su cui viene costruita l’animazione), e oggetti di varia natura, provenienti dagli studios giapponesi.</p>
<p>L&#8217;evento nel suo insieme si rivela come un’esposizione decisamente ricca, per testi e contenuti iconografici, una sorta di viaggio alla scoperta della diversità e l&#8217;originalità del Manga e dell&#8217;Anime.<br />
L’obiettivo è quello di far riscoprire sotto una nuova luce ed in maniera esaustiva, l&#8217;importanza e la portata di un fenomeno che, al di là del suo lato più commerciale, rimanda ad un universo culturale, sociale ed estetico importante.<br />
L’esposizione si baserà sull’intersezione di varie prospettive: quella storica che guarderà alle origini millenarie del manga dal punto di vista grafico e quella di genere che vedrà l’incrocio delle varie tipologie di manga e anime esistenti che hanno coinvolto e continuano a coinvolgere le più disparate generazioni, dai film e alle pubblicazioni per bambini a quelle per adolescenti e adulti.<br />
Dalla commedia alla fantascienza, dal genere storico a quello erotico e d’autore, questo viaggio verso il Sol Levante svilupperà un percorso anche attraverso oggetti di vario genere tra cui giocattoli, bambole e giochi di ruolo.<br />
La mostra &#8220;Manga Impact&#8221; sarà corredata da un sito Internet attivo dal 2 ottobre 2008 (www.mangaimpact.com) che diffonderà progressivamente le informazioni su tutte le iniziative organizzate ed un libro particolarmente esaustivo che fornirà la sintesi di tutti questi elementi.<br />
Non rimane quindi che prepararsi con le suggestioni che vanno da Hakujaden (The Legend of the White Snake), del 1958, il primo lungometraggio animato, a Dragon Ball, da Kimba il Leone Bianco a Capitan Harlock ad Heidi, o film-culto come Akira sino al recentissimo The Sky Crawlers: un viaggio che ha sicuramente bisogno di una strizzata d’occhi tutta all’orientale.</p>
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		<title>TERAPIA E BORSETTE &#8211; di Veronica Gallo</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/08/17/terapia-e-borsette-di-veronica-gallo-4/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 10:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[APPOSTATA IN UN FAST FOOD IN UNA SERA DI INIZIO ESTATE
Ho ricevuto moltissime critiche per il mio articolo dello scorso mese, in cui commentavo l’impietoso abbigliamento di uomini e soprattutto donne, che accaldati e ciabattati popolano le coste del nostro mare a quadretti.  Le persone offese lamentavano una mia scarsa delicatezza, un mio estremo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1181&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignnone size-full wp-image-1182" title="veronica" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/08/veronica.jpg?w=365&#038;h=510" alt="veronica" width="365" height="510" />APPOSTATA IN UN FAST FOOD IN UNA SERA DI INIZIO ESTATE<br />
Ho ricevuto moltissime critiche per il mio articolo dello scorso mese, in cui commentavo l’impietoso abbigliamento di uomini e soprattutto donne, che accaldati e ciabattati popolano le coste del nostro mare a quadretti.  Le persone offese lamentavano una mia scarsa delicatezza, un mio estremo criticismo ed il far di tutta l’erba un fascio: insomma erano davvero offesi. E sapete anche cos’erano? Tutti uomini! Già, l’altra metà del cielo non ci sta a farsi descrivere come inelegante e poco attenta, soprattutto se appartiene alle ultime generazioni con carta di credito e piastra per i capelli.<br />
Vi dico una cosa: hanno ragione. Ponendo orecchio a queste critiche e cercando di capire se fossero o meno costruttive, ho posto la mia attenzione sull’universo maschile con meno di trent’anni. Ed ho scoperto un mondo. Come molte (non tutte) ragazze della mia età (approssimativamente trenta compiuti) il mio interesse verte principalmente su coetanei/maggiori di 35 anni, insomma gente che se dico “I like Chopin” non mi porta al Civico. So che hanno i minuti contati: fra poco la sindrome di “demimoore” colpirà anche me ed il muscolo varrà molto più di una divertente conversazione, ma per ora non mi ero mai accorta dei portatori sani di creste che ci attorniano, se non per alzare gli occhi al cielo e ringraziare di essere nata negli anni Settanta. Questo mese invece li ho osservati con attenzione e mi sono trovata alternativamente pensare: “ma dove siamo capitati” e “c’è ancora speranza per la moda”.<span id="more-1181"></span><br />
Proprio l’altra sera ero in coda alla cassa di un noto fast food, ed ho potuto, tipo etologo, osservare la fauna locale. Davanti a me due coppie di nemmeno vent’anni. Erano appena tornati dalla piscina, si vedeva dalla pelle ancora arrossata, dagli zaini strapieni e dalle acconciature sommarie delle ragazze. Poi alzo gli occhi sulle teste dei maschietti e rimango basita: il più magro aveva i capelli morbidi, lisci, perfettamente piastrati; il più muscoloso vantava una cresta che mi ha fatto dubitare: o è stato un’ora negli spogliatoi con un secchiello di gel o ha terrorizzato tutta la piscina facendo l’imitazione dello Squalo 3! Avevano l’aria dei ragazzi-bene con il giusto compromesso tra alternativo e marca appena in evidenza. Le loro ragazze erano notevolmente più ruspanti, e dalle occhiate che si lanciavano tra loro, si capiva che avevano fatto un bel colpo conquistandoli, o perlomeno facendosi invitare fuori.<br />
In tutto il locale giovanotti pettinati, depilati e vestiti all’ultimissima moda offrivano frittosissime patatine a ragazzine più o meno di tutti i pesi, con tutti i nasi del mondo e che sicuramente avevano passato davanti allo specchio meno tempo dei loro partner!<br />
Dopo quest’appostamento che nulla toglie a quelli fatti al merlo acquaiolo, ho tratto alcune considerazioni:<br />
1.	Mi scuso con tutti i ragazzi che si sono sentiti offesi dal mio precedente scritto: niente camiciotti per voi, chiedo venia!<br />
2.	Ringrazio tutti i ventenni che con le loro fisse per capelli/abiti/scarpe forse ci condurranno fuori da questa crisi, sperando che per farlo non dilapidino la pensione della nonna.<br />
3.	Ringrazio ancora, e non smetterò mai, i miei genitori per avermi fatto nascere coetanea di un marito che non fruga con bramosia nel mio beauty-case, o, se lo fa, è per usare il mio costosissimo shampoo come doccia schiuma: beata ingenuità!</p>
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		<title>ZANZARE TRA I DENTI &#8211; di Paolo Roviera</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/08/13/zanzare-tra-i-denti-di-paolo-roviera-3/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 12:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agosto, moto mia non ti conosco
Evviva, sono arrivate le vacanze. Undici mesi di durissimo lavoro sono finalmente passati. Siamo stati frullati da dispotici capi dalle origini misteriose, ma c’è chi giura che siano imparentati sia con il Conte Dracula (per il continuo desiderio di sangue), che con il lupo mannaro,  e si mormora anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1177&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignnone size-full wp-image-1178" title="motociclisti" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/08/motociclisti.jpg?w=500&#038;h=243" alt="motociclisti" width="500" height="243" />Agosto, moto mia non ti conosco<br />
Evviva, sono arrivate le vacanze. Undici mesi di durissimo lavoro sono finalmente passati. Siamo stati frullati da dispotici capi dalle origini misteriose, ma c’è chi giura che siano imparentati sia con il Conte Dracula (per il continuo desiderio di sangue), che con il lupo mannaro,  e si mormora anche con Giuseppe Stalin, Bush (padre e figlio) e pure  Osama Bin Laden. Ogni mattina le nostre radio-sveglie ci hanno destati riportandoci apocalittiche notizie sulla crisi mondiale, dipingendo scenari che sono sicuramente agli antipodi dall’immagine di noi a mollo in una laguna tropicale con un cocktail (con ombrellino) in mano che si è materializzata nella nostra mente nel momento stesso in cui abbiamo riaperto la porta di casa al ritorno dalle vacanze 2008. Abbiamo sfidato la neve (tanta), la nebbia (non quella del titolo), le abbuffate natalizie e gli zamponi di Capodanno, siamo sopravvissuti ai fagioli di carnevale, alle grigliate di Pasquetta ed alle diete che sono state il giusto seguito a tutta quella pappa ed eccoci finalmente pronti per il nostro meritato riposo annuale.<span id="more-1177"></span><br />
Ma ora il dubbio ci assale. Moto o non moto? Io in moto in ferie ci sono andato solo una volta, in Costa Azzurra, a trovare la mia allora fidanzatina (ora mia moglie) in vacanza con i genitori (ok sono piccolo, egocentrico e un po’ ganassa, ma le similitudini con il nostro Premier finiscono li, lei era già maggiorenne).<br />
Sono arrivato che sembravo Nuvolari, la maschera di fuliggine che mi incorniciava il faccione lasciando pulita solo l’area di pelle coperta dagli occhiali garantiva un fantastico effetto procione. D’altronde il casco “a scodella” si era staccato dal testone e aveva svolazzato appeso al collo dall’uscita del garage,  tipo palloncino fuori dalla macchina (di ritorno dalle giostre), e si era riappoggiato ai capelli (allora tanti e lunghi) a St. Tropez. Oltre a questo penso poi che in quell’occasione mi si siano saldate pure tre vertebre lombari (d’altronde il comfort delle Harley non è proprio quello di una poltrona Frau).<br />
In considerazione di questi innegabili svantaggi, degli anni che avanzano e del fatto che le Samsonite rigide di mia moglie non so proprio dove metterle sul Softail, dopo la parentesi francese,  ho optato per vacanze con mezzi di trasporto forse più “borghesi”, ma molto più comodi.<br />
Però un po’ di ammirazione ed invidia per il “vacanziero motociclista”  la provo sempre (soprattutto quando sono bloccato in coda) e quindi in questo numero vorrei rendere omaggio a questa figura che tra mito e leggenda  ci fa compagnia, descrivendo alcuni “tipi” di moto-vacanziero che tutti noi incontreremo sulle affollate e, si spera, assolate strade delle vacanze.<br />
L’uomo dalle chiappe di titanio: solitamente di origine teutonica, guida quasi esclusivamente BMW con chilometraggio di almeno 6 cifre e tiene una media di  1500 chilometri al giorno. E’ già stato ovunque in moto ed in tutte le stagioni. Lo si riconosce per la tuta di pelle (immancabilmente nera) rigorosamente chiusa anche con 76° all’ombra ed in coda per il traghetto. Assolutamente da evitare come compagno di viaggio a meno che non si sia già pianificato un intervento di ernia discale al rientro dalle vacanze o non si sia mai riusciti a combattere la ritenzione idrica.<br />
Il customista selvaggio: parte per le  vacanze praticamente senza bagaglio (si mette tutto il “necesaire” addosso vestendosi a strati perché le borse rovinano l’estetica del mezzo). Indossa solo magliette nere per nascondere le macchie (con la puzza è un po’ più difficile) e di tuta antipioggia non se ne parla. Alle prime goccioline sarà quindi inevitabile trasformarsi in “Sponge Bob” ed appesantirsi di circa 70 chili, complice anche il rigoroso regime alimentare seguito per l’intero periodo di riposo a base di salamelle e birra. Solitamente “pascola” sulla riviera veneto/romagnola dove le sue citate magliette (nere) vengono utilizzate nelle ville dei vip ed alla “Baia imperiale” come potenti repellenti per le zanzare (ma anche per tutte le rappresentanti del gentil sesso che non sono avvezze allo sputo ed alla gara di rutti). Gli stivali sono invece stati banditi dal trattato di non proliferazione delle armi di distruzione di massa. Sconsigliato per i membri del Rotary e per chi vuole evitare reumatismi, colesterolo e scabbia.<br />
Il neofita superattrezzato: ha una moto comodissima e superaccessoriata, ideale per sfidare la Patagonia, il deserto del Sahel, le strade della Bretagna o Capo Nord, ma solitamente utilizzata per andare solo a Celle Ligure o al massimo in Versilia. Il suo budget di acquisto nel negozio di moto accessori è pari ad una finanziaria. Cena solo in ristoranti consigliati dalla guida Michelin e gli alberghi in cui dorme hanno più stelle di Hollywood Boulevard. Compagno ideale per chi ha budget limitati (solitamente preso dall’euforia del viaggio paga tutto lui), e per chi non è molto convinto della vacanza in moto. Caldamente consigliato per l’acquisto della moto d’occasione a settembre, quando “comincia a fare freddo”.<br />
Lo smanettone assatanato: parte con le gomme da qualifica e nel micro-bagaglio ha solo le “saponette” di scorta per le ginocchiere della tuta ed la Red-Bull. Come meta sceglie sempre un alberghetto ai piedi di qualche strada in salita con più curve di Jessica Rabbitt. Solitamente come cartoline manda le radiografie dalla “trauma” che lo ha in cura. Da evitare se non si vuole ipotecare la casa per pagare gli autovelox o se si vuole arrivare alla pensione<br />
Il romantico “agè”: solitamente reduce da una storia finita male. Si compra la moto della marca che sognava da giovane (o azzarda l’acquisto dell’originale restaurata), si rifà il guardaroba assumendo come consulente d’immagine Little Tony (che intanto gli da anche un po’ di yogurt) e va in vacanza dove lo portavano i suoi negli anni 60/70, sperando di rivedere la sua vecchia fiamma.  Alla visione della pulzella, ormai più simile a Platinette che a Brigitte Bardot e dotata di figli adolescenti cloni di Tupac Shakur,  vende la moto e prenota il  primo volo per Kiev/Praga o Rio/Cuba a seconda dei gusti. Sconsigliato per chi vuole evitare malattie veneree.<br />
Molti di noi incontreranno alcuni, se non tutti, questi personaggi. Ricordatevi che dànno il meglio al rientro. Sceglieteli quindi come vicini all’autogrill o sul traghetto. Vi racconteranno di imprese eroiche, di medie da Star-Trek, di fughe da poliziotti corrotti di paesi ostili (Grecia, Svizzera ???)  e di donne bellissime di cui hanno fatto fatica liberarsi (??????).<br />
Ricordatevi, verosimilmente siete le prime persone con cui parlano da settimane (si sono solo esercitati intonando inni eroici sotto il casco). Siate gentili, e comprensivi, facilmente farete l’affare della vostra vita comprando una moto “nuova” che se mi date retta non userete per andare in ferie. La vostra vita sociale ve ne sarà grata.<br />
Buone vacanze a tutti.</p>
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		<title>Il terzo porcellino &#8211; di Marco Pozzo</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/08/05/il-terzo-porcellino-di-marco-pozzo/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 06:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>

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		<description><![CDATA[“Baby we were born to run”
(Bruce Springsteen)
Quando ero studente mi sono imbattuto in un libro adesso quasi introvabile al quale, come spesso accade da studente, non avevo dato molto peso, e infatti l’avevo solo preso in prestito. Negli anni successivi però mi è capitato più volte di andare a cercarlo e rileggere alcuni capitoli per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1174&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>“Baby we were born to run”<br />
(Bruce Springsteen)</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1175" title="marco pozzo" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/08/marco-pozzo.jpg?w=240&#038;h=180" alt="marco pozzo" width="240" height="180" />Quando ero studente mi sono imbattuto in un libro adesso quasi introvabile al quale, come spesso accade da studente, non avevo dato molto peso, e infatti l’avevo solo preso in prestito. Negli anni successivi però mi è capitato più volte di andare a cercarlo e rileggere alcuni capitoli per chiarirmi un po’ le idee sul mondo, e alla fine l’ho definitivamente… rubato ad una mia amica che spero non legga NN, altrimenti lo rivorrà indietro… Il libro si intitola Il senso dell’architettura ovvero l’evoluzione del sapere occidentale di Leonardo Previ, e contiene una coltissima panoramica sulle radici della cultura occidentale.<br />
Il capitolo che ho già più volte riletto si intitola Genesi della tecnica, e spiega  come nel libro della Genesi ci siano alcuni passi che tutti gli architetti dovrebbero avere ben presente, poiché dànno significato a tutto quello che si progetta ogni giorno.<span id="more-1174"></span><br />
Vi si racconta come il cattivo per eccellenza, Caino, compia il terzo gesto più scandaloso della storia del mondo dopo che suo papà si era dato alla frutta e dopo che lui stesso aveva eliminato in malo modo il fratello: costruisce una città. Da qui nasce una serie di brutte storie di abusi edilizi e faide famigliari che, per fortuna, verranno in parte compensate dopo qualche anno dalle opere di Abramo, che convincerà il suo popolo a condurre una vita nomade, (con)fusa nella natura, lontana dalle tentazioni delle immobiliari.<br />
Tranquilli! Non voglio aprire una questione mistica, ma riflettere su come il rapporto fra natura e artificio stia tutto in quei pochi passi: la vita nella natura (l’Eden) è la nostra condizione primordiale, ma per vivere in comunità stabili siamo costretti ad usare la nostra intelligenza e costruire città per ripararci dalle intemperie, offendendo ogni giorno di più l’ambiente che ci ospita.<br />
Il rischio è di perdere il controllo e costruire continuamente torri di Babele che raccontino la nostra vanità.<br />
Nel confronto fra Caino, il malvagio costruttore di città, ed Abramo, l’amabile nomade, si fa strada in molte culture una via intermedia – architettonica ben inteso – che potremmo riferire al principio della leggerezza. A partire dalle case di fango dell’Africa e dell’Asia tropicale, che si sciolgono poco a poco, ma vengono sistemate dopo ogni pioggia; poi con le case in legno tradizionali di tutto il Nord America (rif. la fattoria di Nonna Papera con la veranda e il dondolo), talmente leggere da essere spazzate via ad ogni tornado, ma così semplici da costruire che basta poca pratica per farsene una da soli; gli chalet di montagna sui prati svizzeri e austriaci ai quali, una cultura votata al culto della manutenzione, permette una durata infinita.<br />
L’Italia, invece, è affetta dalla sindrome del terzo porcellino che costruisce la casa inattaccabile dal soffio del lupo cattivo: “la casa deve essere costruita con i materiali più resistenti possibili e deve durare per sempre!!” al punto che se una casa non è costruita in mattoni rossi genera diffidenza e non si riesce a vendere. E ulteriore conseguenza è l’incapacità della maggior parte delle imprese edili di utilizzare materiali diversi dai mattoni e dal calcestruzzo armato.<br />
La realtà, come tutti possiamo sperimentare, è che tutte le nostre case super solide hanno bisogno comunque di manutenzione e dedizione, con il difetto però di essere più costose sia in fase di costruzione che di gestione e di impatto ambientale.<br />
Per questi motivi bisogna sottolineare il coraggio dell’amministrazione di Settimo Torinese che sta promuovendo la realizzazione di 30 appartamenti in cooperativa sulla base del progetto realizzato da Mario Cucinella, uno degli architetti italiani più bravi e più “leggeri”. Il progetto (pluripremiato) si chiama casa 100k€ e si presenta come un supermercato virtuale in cui l’utente finale sceglie come personalizzare la sua nuova casa da 100mq con la garanzia di prestazioni straordinarie (il complesso edilizio è energeticamente autosufficiente e ha zero emissioni di CO2), ma con la certezza che, se si sceglierà la configurazione base, il prezzo della casa (escluso il terreno) sarà di 100 mila euro.<br />
Questo sistema di prefabbricazione leggera è pensato per adattarsi a varie condizioni geografiche e climatiche utilizzando cemento, acciaio, legno, vetro e nemmeno un mattone in laterizio.<br />
Intravedo sfiducia nello sguardo del lettore al solo concetto di prefabbricazione leggera però, mi scuserete, io mi sono sempre immaginato i primi due porcellini che, con i soldi che avevano risparmiato nel costruire le case in paglia e legno, si erano trasferiti alle Hawaii, dove non ci sono lupi, e vivevano di rendita facendo surf e raccogliendo papaya dagli alberi.</p>
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		<title>UN FILM PER IL CITTADINO SILVIO &#8211; di Paolo Campana</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 10:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono in molti a pensare che oggi il problema in Italia non sia Berlusconi, ma i suoi elettori che in lui vedono riflessi sogni e desideri dell’italiano medio, allevato, come ama dire Dario Fo, in un clima di sempre maggiore trivialità e meschinità.
Forse per sapere chi siamo dovremmo ogni tanto guardarci dietro, nel passato prossimo, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1112&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-1115" title="silvio-berlusconi-aka-la-bronse" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/07/silvio-berlusconi-aka-la-bronse.jpg?w=283&#038;h=211" alt="silvio-berlusconi-aka-la-bronse" width="283" height="211" />Sono in molti a pensare che oggi il problema in Italia non sia Berlusconi, ma i suoi elettori che in lui vedono riflessi sogni e desideri dell’italiano medio, allevato, come ama dire Dario Fo, in un clima di sempre maggiore trivialità e meschinità.<br />
Forse per sapere chi siamo dovremmo ogni tanto guardarci dietro, nel passato prossimo, senza andare troppo lontano, per capire come siamo arrivati fino a questo punto. Il problema è quello di come colmare quel vuoto che alla Storia viene ora impedito di riempire.<br />
Quel vuoto oggi lo racconta bene il film Citizen Berlusconi, un documentario di Andrea Cairola e Susan Gray, prodotto dalla casa di produzione torinese Stefilm nel 2003 e mai trasmesso dalle emittenti italiane.<br />
Divenuto ormai un “cult”, il film, che ha scioccato migliaia di telespettatori in tutto il mondo mostrando cosa succede quando media e potere politico sono così strettamente connessi da compromettere la democrazia, sarà finalmente trasmesso il 15 giugno alle 21 su Current TV, canale 130 di Sky  Italia.<span id="more-1112"></span><br />
Nel documentario si spiega perché Silvio Berlusconi, nel 1993, decise di entrare nel mondo della politica, e si analizzano, con la collaborazione di noti giornalisti e personaggi di fama mondiale, i provvedimenti più discussi del suo governo entrato in carica nel 2001.<br />
Parla Marco Travaglio, che all’epoca seguiva il processo SME, parla il politologo di fama internazionale Giovanni Sartori, parla Carlo Freccero, esperto di telecomunicazioni, ex direttore di Canale 5 e Italia 1 poi passato a Raiuno e Raidue, e poi Enzo Biagi, giornalista vittima del famoso “editto bulgaro” grazie al quale fu epurato dalla Rai, e anche Francesco Vaccaio, l’allora candidato di Forza Italia alle amministrative di Roma.<br />
Fino ad ora il film non ha avuto una vita facile. La Rai, azienda del servizio pubblico, non ha permesso l’utilizzo del materiale d’archivio di alcune trasmissioni come la puntata di “Porta a Porta” in cui il premier firmava il famoso contratto con gli italiani, o come la celebre puntata di  “Satyricon”, che costò la testa a Daniele Luttazzi per avere invitato Marco Travaglio a presentare il libro “L’odore dei soldi”.<br />
All’epoca della sua uscita all&#8217;estero, contro Citizen Berlusconi si sono anche mobilitati  ambienti diplomatici di Roma che cercavano di evitarne la diffusione in quanto ritenevano i contenuti del film &#8220;altamente compromettenti e non accettabili in uno stato democratico per chi ricopre cariche pubbliche&#8221;.<br />
Nonostante tutto, il documentario ora è sano e salvo ed è andato in onda in molti paesi stranieri, tra cui gli USA, e in questo caso proprio su un’importante rete pubblica come la PBS (Public Broadcasting Service).<br />
Alla fine però un banale interrogativo sfiora il pensiero: come mai inchieste del genere che ci riguardano così da vicino, prodotte in Italia da italiani, nel nostro paese non hanno la doverosa visibilità?<br />
Una cosa è certa, sugli scenari dell’attuale cronaca “rosa”, Citizen Berlusconi, uscito più di quattro anni fa, non potrà certo far parlare di complotto.</p>
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		<title>Amori e traslochi &#8211; di Diego Cajelli</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/06/22/amori-e-traslochi-di-diego-cajelli/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 09:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[diego cajelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Elisa aveva capito da tempo che era arrivata l’ora di andarsene da quella casa, un quadrilocale che divideva con altre tre ragazze fin dai tempi dell’università.
L’ appartamento in cui vivevano, nonostante si trovasse nella Milano-da-bere della moda e del capitalismo, era un autentico capolavoro dell’architettura razionalista sovietica.
Non a caso infatti, Elisa suonava la Balalaica al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1084&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-1085" title="diego" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/06/diego.jpg?w=283&#038;h=288" alt="diego" width="283" height="288" />Elisa aveva capito da tempo che era arrivata l’ora di andarsene da quella casa, un quadrilocale che divideva con altre tre ragazze fin dai tempi dell’università.<br />
L’ appartamento in cui vivevano, nonostante si trovasse nella Milano-da-bere della moda e del capitalismo, era un autentico capolavoro dell’architettura razionalista sovietica.<br />
Non a caso infatti, Elisa suonava la Balalaica al nono piano di via Marx 8.<br />
Via Marx, che si fondeva ideologicamente con via Engels, era l&#8217;arteria principale di un quartiere dormitorio per la capace forza lavoro bolscevica, composto da imponenti palazzoni marroni.<br />
Anche se si trovava di fronte all’ospedale San Carlo, a due passi dallo stadio di San Siro, quando d’inverno saliva la nebbia, Elisa aveva l&#8217;impressione di trovarsi nella periferia di Volgograd.<br />
Gli enormi parallelepipedi color carruba dominavano il paesaggio e gli umori. Essenziali, privi di fronzoli e di dettagli. Palazzi costruiti unicamente per il loro utilizzo ideologico/strutturale: mettere un tetto sulla testa di qualcuno. Funzionali come una stazione spaziale in orbita attorno al pianeta A.L.E.R.<span id="more-1084"></span><br />
Scale dalla A alla G e ascensori divise in piani pari e piani dispari, in modo da non creare ingorghi durante l’esodo mattutino del proletariato verso le sottostanti fermate degli autobus. Un esodo in rigoroso biancoenero, a scatti, per la gioia di Fritz Lang.<br />
Elisa era arrivata in quel posto di merda, perché con lo stipendio che prendeva prima, una stanza in condivisione laggiù era l’unica cosa che poteva permettersi.<br />
Certo, avrebbe potuto rimanere a vivere con suoi genitori, in un coagulo di case appena fuori Milano. Alle tre di notte, guidando un Dragster a 880Kmh, riuscendo a tenerlo dritto sulla statale, Elisa era a soli dieci minuti dalla città. Non faceva per lei, infatti alla prima occasione (l’università) con o senza Dragster, se ne era andata dal paesello.<br />
Da allora, Elisa aveva cambiato quattro case e altrettanti fidanzati.<br />
Se lei avesse potuto osservare la sua vita da fuori, come la spettatrice di un film basato sulla sua biografia, si sarebbe accorta di quelle strane congiunture che si ripetevano puntuali ogni volta che cambiava casa.<br />
Chiaramente, vivendo la sua vita dall&#8217;interno, era impossibile per lei avere una mappa precisa dei suoi comportamenti emotivi.<br />
Uno spettatore attento della vita di Elisa invece, saprebbe che ogni suo trasloco corrispondeva alla fine di una sua storia d’amore.<br />
Elisa credeva che l&#8217;idea di fare il grande passo, dalla condivisione alla casa tutta-da-sola, fosse da attribuire al piccolo aumento di stipendio che aveva ottenuto. Si era fatta i suoi conti. Avrebbe dovuto fare un po&#8217; di sacrifici. Ma ne valeva la pena.<br />
Era l&#8217;aspetto economico a preoccuparla di più, la paura di non farcela e di dover, orrore, tornare indietro sui suoi passi con la coda tra le gambe.<br />
Ne aveva parlato a lungo con la sua amica Fedora, astrologa part time.<br />
- Potrebbe essere una mossa azzardata&#8230; Tra un anno, comunque, mi scade il contratto e potrebbero lasciarmi a casa!<br />
- Non preoccuparti, Elisa! Gli astri parlano chiaro! Grazie alla Luna in terza casa e al trigono con Giove, il tuo contratto verrà riconfermato! Oppure farai un viaggio, o avrai un incontro imprevisto.<br />
Aveva risposto Fedora, sfoderando un sorriso più che convincente.<br />
Questioni economiche e astrali a parte, come un copione che si ripeteva, due settimane prima del nuovo trasloco, Elisa aveva lasciato Sandro.<br />
Una canottiera Cagi, biancogrigia in filo di scozia a coste larghe, aveva fatto traboccare il vaso di Elisa, già colmo e scheggiato da mesi e mesi di litigi precedenti.</p>
<p>Sandro era un Pesante Nascosto.<br />
All’apparenza un caro ragazzo, ma dopo un paio di mesi di relazione, la vera essenza del suo carattere era venuta alla luce.<br />
Pesante.<br />
I Pesanti e basta li riconosci subito e scappi.<br />
I Pesanti Nascosti no. Sono come l’afa di Luglio, te ne accorgi quando è troppo tardi, quando ormai ti sono addosso e non puoi farci più niente.<br />
Alla fine Elisa era giunta alla conclusione che Sandro aveva un suo modo di fare le cose e di concepire il Mondo. Tutti gli altri erano sbagliati.<br />
Fin qui niente di male, si può sopportare.<br />
L’opprimente massa granitica della pesantezza caratteriale di Sandro era la sua missione nel convincerti che comunque aveva ragione lui.<br />
Comunque era meglio come la vedeva lui, costi quello che costi, discutendone fino al prosciugamento dei mari, l’impossibile estinzione degli scarafaggi, parlandone e riparlandone per eoni, fino allo spegnimento del sole e la conseguente fine del mondo.<br />
Sandro puntualizzava, metteva sia i puntini sulle i, che i trattini sulle t.<br />
Il suo era un mantra senza fine di: Non è così, ma che cosa intendi, ma in che senso, ma non capisci, ora ti spiego, per come la vedo io però, fammi capire, ma secondo te, ma ti pare logico, stammi a sentire, no adesso tocca a me, ma pensaci bene a quello che dici, te lo dico io, non capisco, spiegati meglio.<br />
Quando servono due ore di discussione per scegliere un posto dove mangiare una pizza, parlare del motivo per cui un rapporto a due scricchiola, diventa un inferno.<br />
Era una domenica mattina, le coinquiline non c’erano e così Sandro aveva dormito da Elisa. Per parlare. Per parlare ancora, del perché le cose tra loro due non funzionavano.<br />
Ne parlarono fino allo sfinimento.<br />
Lo sfinimento coincise con la presa di coscienza da parte di entrambi che parlare ormai, non serviva più a niente, e alle prime luci dell’alba, faticosamente avevano fatto sesso.<br />
Elisa vedeva in quella conclusione l’ennesimo segno di una sconfitta, ma non era così per Sandro, che percepiva quel gesto come un tentativo di riappacificazione.<br />
Chiaramente, appena lei si fosse svegliata, lui ne avrebbe sezionato ogni aspetto. Pretendendo l’esame autoptico di tutte le azioni e l’analisi logica di ogni sospiro.<br />
Elisa si svegliò, ben conscia di aver fatto una cazzata.<br />
Di pessimo umore, pensava che se non fosse stato così impegnativo affrontare un’ennesima estenuante discussione con Sandro, avrebbe voluto parlare immediatamente di quanto era successo, dichiararlo un errore, amici come prima, addio.<br />
Mentre camminava verso la cucina, dove sentiva Sandro agitare piatti e padelle, Elisa si fece forza.<br />
Avrebbe voluto entrare in cucina dicendo: Sandro, vaffanculo, quella è la porta, sparisci dalla mia vita. Senza dover esaminare ancora tutta la loro relazione dalla A alla Z come sicuramente avrebbero fatto tra poco.<br />
Quando Elisa aprì la porta, vide quella cosa orrenda.<br />
La canottiera Cagi, biancogrigia in filo di scozia a coste larghe.<br />
Sandro preparava il caffè indossando la canottiera più triste e squallida mai concepita dalla mente umana.<br />
Elisa poteva vedere la schiena di Sandro. Le sue gambe secche e pelose, e una fetta del suo culo nudo fare capolino da sotto l&#8217;orribile canotta.<br />
- Cazzo, almeno mettiti le mutande!<br />
Disse lei. Poche cose al mondo la schifavano come un uomo in canottiera con le chiappe di fuori.<br />
- Cosa?<br />
Rispose lui, stupito, con gli occhi di un criceto amorevole che dicono: ma come, ti sto preparando la colazione e tu ti incazzi?<br />
Sandro si voltò mentre accendeva il fuoco sotto la caffetteria.<br />
Il metano di via Marx, si comportava in modo bizzarro. La prima accensione dopo una notte di riposo, per il metano di via Marx era sempre una festa, e la fiamma letteralmente brillò, incendiandosi sotto la caffettiera e in molti altri posti imprevisti.<br />
Il lembo di canottiera appena sopra i peli pubici di Sandro, per esempio.<br />
Lui urlò, mentre delle fiamme azzurre minacciavano le sue parti intime.<br />
Per un istante fu bloccato dal terrore, poi cominciò a saltellare sul posto, recitando il cantico del Tordo che brucia.<br />
-UH! AH! AH! AH! UH!<br />
Cercava di raggiungere il cartone del latte per domare l’incendio, ma Elisa, pragmatica, intervenne per prima.<br />
Spense il rogo a manate. Assestando una serie di grossi schiaffoni.<br />
Sberloni veloci e secchi. Detonavano precisi sull’origine del falò.<br />
- UH! AH! AH! AH! UH!<br />
Continuava lui, il pericolo di tramutarsi nella Torcia Umana era nulla in confronto al farsi prendere a sberle i gioielli di famiglia.<br />
Girarono su loro stessi, in una strana danza tribale, con Sandro urlante e Elisa che lo inseguiva, calando fendenti.<br />
Urla, odore di pollo bruciato, il rumore secco degli schiaffi di Elisa.<br />
- Ma che cazzo faaai?!<br />
Urlava lui, e lei menava.<br />
- Stai…<br />
SCIAK<br />
- Andando…<br />
SCIAK<br />
- A Fuoco!<br />
KA-BOOM<br />
C’era un rogo da spegnere, questa era la missione di Elisa.<br />
A ben vedere, i primi ceffoni bastarono a soffocare le fiamme, ma lei ne sparò un altro paio, perché sotto sotto ci aveva preso gusto.<br />
Sandro alla fine cadde a terra, inciampando nei suoi stessi piedi.<br />
Era indeciso se il trittico dell’ammore gli faceva malissimo per il principio di ustione, i molteplici schiaffi, oppure se a bruciare era più che altro il suo orgoglio.<br />
- Basta… Non possiamo andare avanti così…<br />
Mormorò lui dalle piastrelle.<br />
- Chiudi la porta quando esci.<br />
Rispose Elisa, dura.<br />
Perché dopo che hai spento a schiaffi un incendio nelle parti intime del tuo ragazzo, dentro di te trovi il coraggio del pompiere.<br />
Ora, a ventinove anni, Elisa è di nuovo single. Che tristezza direbbe qualcuno.<br />
Forse. Ma è sempre meglio rimanere da soli in un piccolo bilocale in zona Paolo Sarpi, piuttosto che essere in qualsiasi altro posto, in compagnia di un coglione in canottiera.</p>
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