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	<title>Nella Nebbia</title>
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	<description>Rivista mensile con uno sguardo trasversale sull'arte</description>
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		<title>Nella Nebbia</title>
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			<item>
		<title>Museo Borgogna &#8211; L’Arte si fa sentire Secondo semestre 2009 &#8211; domenica 22 novembre 2009 ore 16.00</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/11/13/museo-borgogna-l%e2%80%99arte-si-fa-sentire-secondo-semestre-2009-domenica-22-novembre-2009-ore-16-00/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 13:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nella Nebbia segnala]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quando l’abito fa il monaco. Storie, vicende, curiosità dei santi dipinti nelle opere del Museo Borgogna
Nel giorno in cui si festeggia Santa Cecilia, patrona della musica e dei musicisti, il Museo Borgogna presenta il percorso Quando l’abito fa il monaco. Storie, vicende, curiosità dei santi dipinti nelle opere del Museo Borgogna, visita guidata da Giulia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1367&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-1368" title="Trittico" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/trittico.jpg?w=466&#038;h=443" alt="Trittico" width="466" height="443" /></strong></p>
<p><strong>Quando l’abito fa il monaco. Storie, vicende, curiosità dei santi dipinti nelle opere del Museo Borgogna</strong></p>
<p>Nel giorno in cui si festeggia Santa Cecilia, patrona della musica e dei musicisti, il Museo Borgogna presenta il percorso Quando l’abito fa il monaco. Storie, vicende, curiosità dei santi dipinti nelle opere del Museo Borgogna, visita guidata da Giulia Enrico operatrice della Sezione Educativa.<br />
Il percorso, partendo dalle peculiarità che legano la Santa martire alle antiche Muse, offrirà ai visitatori la possibilità di incontrare, attraverso la lettura guidata delle opere della collezione, martiri, beati e padri della chiesa. Un’attenzione particolare verrà prestata sia ai personaggi più noti e venerati – come San Francesco, patrono d’Italia o San Michele e Santa Lucia &#8211; sia a santi e beati locali, come il Beato Oglerio da Trino, rappresentato nella tela di Pietro Francesco Guala, recentemente restaurata ed esposta.<br />
Durante la visita, non mancherà l’occasione di conoscere episodi particolari o vicende ed usanze curiose legate alle celebrazioni dei santi e del loro culto: ne sarà un esempio San Bovo che ebbe grande fortuna liturgica come protettore contro le malattie del bestiame.<span id="more-1367"></span></p>
<p>La rassegna L’Arte si fa sentire è sostenuta dal contributo del Comune di Vercelli &#8211; Istituzione Vercelli e i suoi eventi, dalla Provincia di Vercelli, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli e dalla Compagnia di San Paolo.</p>
<p>Orari apertura Museo:<br />
lunedì chiuso; dal martedì al venerdì dalle 15.00 alle 17.30 (apertura al mattino su prenotazione per scolaresche e gruppi); sabato dalle 10.00 alle 12.30; domenica dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 18.00</p>
<p>Per informazioni e prenotazioni:<br />
Museo Borgogna<br />
Via Antonio Borgogna, 4<br />
13100 VERCELLI<br />
tel-fax 0161-252776 (biglietteria)<br />
sito: www.museoborgogna.it</p>
<p>Biglietti:<br />
intero: 6,00 euro; ridotto: 5,00 euro; insegnanti, bambini, studenti e possessori carta giovani (15-28 anni): 3,00 euro, Possessori abbonamento musei: gratuito</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Visita guidata della mostra CORPI, IDEALI REALI ASSENTI PRESENTI</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/11/13/visita-guidata-della-mostra-corpi-ideali-reali-assenti-presenti/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 11:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Extra NN]]></category>

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		<description><![CDATA[
Museo Borgogna e  Museo Leone, Vercelli
 Domenica 15 novembre, ore 10
L’Associazione Arteinscacco e l’Associazione VDA in collaborazione con il Museo Borgogna e il Museo Leone, organizzano la visita guidata della mostra Corpi, Ideali Reali Assenti Presenti che espone gli abiti finalisti alla settima edizione del concorso internazionale Vestiti D’Arte – VDA URBAN ActiON 2009 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1363&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-1364" title="VDA URBAN ActiON" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/vda-urban-action.jpg?w=499&#038;h=76" alt="VDA URBAN ActiON" width="499" height="76" /></strong></p>
<p><strong>Museo Borgogna e  Museo Leone, Vercelli</strong><br />
<strong> Domenica 15 novembre, ore 10</strong></p>
<p>L’Associazione Arteinscacco e l’Associazione VDA in collaborazione con il Museo Borgogna e il Museo Leone, organizzano la visita guidata della mostra Corpi, Ideali Reali Assenti Presenti che espone gli abiti finalisti alla settima edizione del concorso internazionale Vestiti D’Arte – VDA URBAN ActiON 2009 in occasione della chiusura dell’esposizione domenica 15 novembre 2009 dalle ore 10 (con partenza dal Museo Borgogna).</p>
<p><span id="more-1363"></span>Aperta dal 18 ottobre la mostra ha registrato un notevole successo di pubblico grazie all’originalità delle opere esposte che hanno trovato nelle ricche e storiche sale dei due Musei una cornice e delle ambientazioni perfette. La curatela della mostra è stata gestita dal critico d’arte Elisabetta Dellavalle che domenica guiderà il pubblico e le autorità nel percorso espositivo ideato per l’esposizione dei 12 abiti finalisti al concorso Vestiti D’Arte 2009.</p>
<p>INFO:<br />
Museo Borgogna: Ingressi: intero 6 €, ridotto gruppi e convenzionati 5 €, studenti, insegnanti e bambini 3 €, possessori “carta giovani” (15-28 anni) 3 €, abbonamento musei gratuito.<br />
Per informazioni e prenotazioni: tel. 0161-211338; 0161-252764; 0161-252776; info@museoborgogna.it; didattica@museoborgogna.it; www.museoborgogna.it</p>
<p>Museo Leone: Ingressi: intero 5 €, ridotto gruppi e convenzionati 4 €, studenti, insegnanti e bambini 3 €, possessori “carta giovani” (15-28 anni) 3 €, abbonamento musei gratuito.<br />
Per informazioni e prenotazioni: tel. 0161-253204; museoleone@tiscali.it; www.museoleonevc.it</p>
<p>Per accrediti stampa: Ufficio stampa Arteinscacco e VDA<br />
Marianna Celsi +39 338 7509784 – mariannacelsi@gmail.com</p>
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			<media:title type="html">VDA URBAN ActiON</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Giovedì 19 novembre 2009</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/11/13/giovedi-19-novembre-2009/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 11:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Extra NN]]></category>
		<category><![CDATA[Franz Kraspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[michelone guido]]></category>
		<category><![CDATA[officine sonore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Giovedì sera insolito appuntamento musical-letterario alle Officine Sonore: gli scrittori Franz Kraspenhaar e Guido Michelone si esibiranno accanto al gruppo S.A.D.O. all’insegna della sperimentazione con uno spettacolo dal titolo Poesie, lupi, inciviltà, a sua volta tripartito in tre sezione. Le prime due sezioni Franzwolf e Quasi dei blues riguarderanno gli omonimi libri. Due scrittori quindi, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1360&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignnone size-full wp-image-1361" title="Michelone e Kraspenhaar reading" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/michelone-e-kraspenhaar-reading.jpg?w=500&#038;h=318" alt="Michelone e Kraspenhaar reading" width="500" height="318" /></p>
<p>Giovedì sera insolito appuntamento musical-letterario alle Officine Sonore: gli scrittori Franz Kraspenhaar e Guido Michelone si esibiranno accanto al gruppo S.A.D.O. all’insegna della sperimentazione con uno spettacolo dal titolo Poesie, lupi, inciviltà, a sua volta tripartito in tre sezione. Le prime due sezioni Franzwolf e Quasi dei blues riguarderanno gli omonimi libri. Due scrittori quindi, introdotti dal giornalista Marco Guerrieri, l&#8217;austro-meneghino Franz Krauspenhaar e il vercellese Guido Michelone, attivi rispettivamente nella narrativa e nella saggistica, debuttano entrambi con due libri di poesie, confrontandosi in versi in una performance-lettura, con intermezzi musicali di una tra le maggiori band piemontesi nel genere avant-garde. Il primo autore a recitare sarà quindi Franz Krauspenhaar con Franzwolf. Un&#8217;autobiografia in versi, ovvero le avventure di un lupo metropolitano (edizioni Torinopoesia, Torino 2009). Il secondo è invece Guido Michelone con Quasi dei blues. Poesie civili e incivili (edizioni Farepoesia, Pavia 2009), una raccolta di jazz poetry e blues poetici composti tra il 1978 e il 2008, come fosse la parola negra di un rapper italiano (e con una nota introduttiva dello stesso Krauspenhaar).<span id="more-1360"></span><br />
Scrive quest’ultimo a proposito del libro Quasi dei blues: “Dopo tanti libri di critica, saggi, un romanzo, un numero smodato di articoli per i giornali, Guido Michelone dà finalmente alle stampe questo libro di poesie. Jazz-poetry, si potrebbe dire, rinfocolando così una sedimentata tradizione statunitense. Ma c’è dell’altro: in questa carrellata “blues”, anzi quasi blues (perché avvolta, la musica evocata, dall’abbraccio stretto della poesia) oltre alla tradizione della jazz-poetry troviamo varie misture, aperitivi letterari (non quelli, noiosissimi, delle presentazioni librarie), Stock 84 e Gancia Americano a ettolitri, sempre mixati in appeal con il gin e il rum delle session infinite, del bebop, del blues, appunto”.<br />
A sua volta Guido Michelone recensendo Kraspenhaar, scrive che Franz compone “quarantaquattro liriche assai eterogenee, che vanno dalla dichiarazione sentimentale all’haiku giapponese, sempre però all’insegna di uno sperimentalismo linguistico che si serva, a sua volta, di svariatissimi serbatoi formali e contenutistici (&#8230;) è un poeta d’avanguardia che preferisce la satira feroce alle parole dolci, benché non trascuri il cotè genuinamente sentimentale che poi risulta un fare-i-conti sulla propria esistenza”.<br />
Per quanto riguarda la musica Kraspenhaar e Michelone saranno alternati dal gruppo piemontese S.A.D.O. ovvero Società Anonima Decostruzionismi Organici), un quintetto con il leader Paolo Baltaro che suona basso, piano, tastiere Marinoni che fin dal sensazionale esordio con Holzwege, vincitore nel 2008 del Premio Demetrio Stratos e del Premio Darwin musiche non convenzionali, si rifanno concettualmente alle avanguardie storiche, tra Dada e Futurismo, affrontando la new thing con tanto di citazioni del rock oltranzista, tra Frank Zappa e Captain Beefheart, dando un contributo estetico che odora di caos e patafisica, di ricerca e sperimentalismo, di ribellione autentica e bellezza selvaggia, molto noise e avantgarde.</p>
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		<title>Andy: cercare la bellezza ovunque &#8211; di Laura Albergante</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 09:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[18 - ottobre 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Andy]]></category>
		<category><![CDATA[Bluvertigo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Tutti lo conoscono come “Andy dei Bluvertigo”. Il biondo eccentrico che suonava il sax e le tastiere, che ballava in maniera bizzarra nei video di “Fuori dal tempo” e “Altre forme di vita”. Ma, a dispetto di quanti lo ricordano solo come componente della band di Marco “Morgan” Castoldi, riciclatosi con grazia come presentatore tv [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1351&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignnone size-full wp-image-1353" title="andy" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/andy1.jpg?w=500&#038;h=407" alt="andy" width="500" height="407" /></p>
<p>Tutti lo conoscono come “Andy dei Bluvertigo”. Il biondo eccentrico che suonava il sax e le tastiere, che ballava in maniera bizzarra nei video di “Fuori dal tempo” e “Altre forme di vita”. Ma, a dispetto di quanti lo ricordano solo come componente della band di Marco “Morgan” Castoldi, riciclatosi con grazia come presentatore tv di successo, Andy è un artista a tutto tondo. Saranno i suoi occhi azzurri inquieti da cui traspare l’amore per l’arte, i suoi quadri dipinti a colori fluorescenti che bucano il nervo ottico, o il magnetismo che sprigiona: quel che è certo è che Andy è un affascinante miscela di ipermodernità e tradizione. Nato Andrea Fumagalli in quella “Brianza velenosa” cantata quasi un decennio più tardi da Lucio Battisti, è un caleidoscopico pastiche pop di progetti, interessi, passioni.<br />
Mandata a mente in tenera età la lezione del vate David Bowie, gioca con sano eclettismo tra le diverse forme d’arte, senza dimenticare l’approccio new romantic che lo contraddistingue da tempi non sospetti. E’ stato uno dei primi in Italia, infatti, a ispirarsi all’estetica degli anni Ottanta, ben prima che il ripesco del decennio diventasse una moda mainstream.<span id="more-1351"></span><br />
La passione di Andy per la contaminazione delle arti si è concretizzata nei suoi lavori, che hanno una qualità multisensoriale fortissima: impossibile rimanere indifferenti di fronte alle sue tele dipinte ad acrilico fluo. La sensazione, a dir poco lisergica, è quella di poter toccare il colore, sentire l’odore e la musicalità delle immagini. Negli ultimi anni Andy, che, dopo lo scioglimento dei Bluvertigo, non ha mai scordato la musica, si è anche proposto in veste di dj dal gusto tipicamente eighties. Ed è proprio in una di queste serate che incontriamo l’artista: non ci facciamo sfuggire l’occasione giusta per conoscerlo meglio.</p>
<p>A quali progetti stai lavorando?<br />
I miei progetti attuali si muovono tra pittura e musica. Ho appena inaugurato una mostra molto importante, a Torino, presso la galleria Mar &amp; Partners. L&#8217;esposizione, che raduna una trentina di mie tele, è curata da Francesco Poli. Si chiuderà il 17 gennaio 2010. Questo per me è un anno ricco di novità. Grazie a Marco Lodola, ho avuto la possibilità di sonorizzare una sua installazione alla Biennale di Venezia, con un progetto che si chiama “Luminoise”, che si ispira agli umori futuristi e all’omaggio di Lodola a Fortunato Depero. Per quanto riguarda la musica, seguo la mia tournée decennale come dj, con la quale propongo i “suoni del mio armadio”, le sonorità degli anni Ottanta, e sto preparando il mio disco solista, al quale lavoro da diverso tempo. A metà luglio ho presentato alle “Scimmie” di Milano, assieme a Fabio Mittino, un progetto che si chiama “Inspired by…” cioè ispirati da, in questo caso da David Sylvian e Robert Fripp, due artisti a me molto cari.</p>
<p>Quali sono le tue influenze a livello pittorico e musicale?<br />
Ciò che mi influenza viaggia in maniera circolare: questo significa che quello che piace dal punto di vista pittorico ha ricadute anche sul lato musicale, e viceversa. Per quanto riguarda la pittura, sono un amante del surrealismo, dalla metafisica e “conseguenti”: Max Ernst, il kandismo, René Magritte. Sono folgorato dal periodo che va dal 1978 al 1984 di New York. Keith Hearing è solo la punta dell’iceberg: in quegli anni la città era una fucina di idee. Andy Warhol ha prodotto, in quello spazio di tempo, un’esplosione di colori e di commistioni di contesti, dove l’underground poteva interagire con la “serie A”. I miscugli di situazioni, il ricco e il povero insieme, credo che sia una delle cose più vincenti che Warhol abbia fatto nella sua carriera. Sono inebriato da questo tipo d’arte. Musicalmente, invece, sono un appassionato di theremin, uno strumento degli anni Venti. Penso che Leo Theremin sia un genio assoluto. Dopo di lui ci sono stati Robert Moog (l’inventore del sintetizzatore omonimo, n.d.a.), i Kraftwerk, i campionatori. Nonostante io sia un sassofonista, sono affascinato dai sintetizzatori e da chi ne ha fatto buon uso: ecco spiegato il mio amore per i Tangerine Dream, i primi Human League, i Depeche Mode, e oggi i Daft Punk. Mi capita di ascoltare tutto un ventaglio di musiche diverse: dall’industrial degli Einstürzende Neubauten di Blixa Bargeld, ad alcune cose del “Boss” Bruce Springsteen, a Luigi Tenco, e anche musica “da balera”.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1354" title="andy02" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/andy02.jpg?w=270&#038;h=549" alt="andy02" width="270" height="549" /></p>
<p>Cosa ne pensi del ripescaggio degli anni Ottanta, bistrattati per tutto il decennio successivo?<br />
Penso che sia un normale flusso generazionale. Negli anni Novanta c’era un retaggio del periodo tra la metà degli anni Sessanta e Settanta. Il grunge era un riflusso, una “rigenerazione generazionale”: band come gli americani Alice In Chains, che amo molto, si rifacevano a quei decenni per quanto riguardava le sonorità. Dal coté inglese, invece, che preferisco nettamente, mi piace tantissimo la cosiddetta “Indie dance”. Nei suoni di Manchester si potevano sentire echi dei Led Zeppelin mescolati alla musica da discoteca ed alla new wave. In 24 hour party people, un film che parla dell’hacienda di Madchester, c’è un po’ una sintesi di tutto quello che mi piace.<br />
Gli anni Ottanta sono stati maltrattati da tutti quelli che hanno pensato di relegarli al loro contesto storico-politico, dove il denaro, Craxi, i magnaccia e i finti ricchi  dilagavano. A mio parere, invece, in quell’epoca sono stati sviluppati dei codici artistici e sonori validissimi. Sono stanco di sentire i “barbuti della mia generazione”, che dicono che “non si esce vivi dagli anni Ottanta”, e poi finiscono per essere quelli che ora guadagnano più di un imprenditore, più rampanti degli autentici yuppies. Quello che amo degli anni Ottanta è l’autentico fervore che c’era, mi piace anche vedere il lato sociale di quello che io ritengo un decennio molto interessante.</p>
<p>I Bluvertigo si sono recentemente riuniti: avete un progetto in comune?<br />
In comune, in realtà, abbiamo ben poco. Ci siamo riformati nel 2008 per un disco live, registrato a Mtv Storytellers. E’ stata una bella occasione per scoprire che, dopo sette anni, ci possiamo ancora divertire insieme sul palco. Doveva anche partire il disegno per un nuovo album. Ora come ora la discografia è una barca che affonda. Io non sono un artista indipendente, ma autonomo sì: mi interessa poco, quindi, occuparmi del contratto con le case discografiche. Sono stanco anche dell’aria fritta che vende il mio collega Morgan. Ora non c’è la possibilità concreta di ricostruire il progetto, anche perché Marco è disperso e io mi disperdo in altro. Per cui, al momento, è meglio stare lontani. Se ci sarà la possibilità di un riavvicinamento, sarà sicuramente in una situazione radicalmente diversa.</p>
<p>Cosa ne pensi della carriera televisiva di Morgan, giurato di X Factor?<br />
Mi sembra molto strano vedere Morgan “santificato” mediaticamente per qualcosa di estraneo a quello che ha sempre cercato. Trovo che la tv, con i suoi “quindici minuti fatati” di warholiana memoria vada bene. Certo che, se si continua così per un anno intero…</p>
<p>Una domanda un po’ particolare: cos’è il bello per te?<br />
Il bello per me non esiste, perché lo ricerco continuamente.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1355" title="andy01" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/andy01.jpg?w=491&#038;h=233" alt="andy01" width="491" height="233" /></p>
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		<title>ANGELO STANO &#8211; di Lorenzo Ottino</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 09:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[18 - ottobre 2009]]></category>
		<category><![CDATA[bonelli editore]]></category>
		<category><![CDATA[dylan dog; angelo stano]]></category>

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Quando arriva la proposta di intervistare Angelo Stano, qualcosa nella mia memoria esplode e lo sguardo si posa sulla libreria in cui conservo gelosamente i primi cento numeri di Dylan Dog, grande passione di gioventù. Stano è infatti uno dei padri dell’indagatore dell’incubo, vera icona della “generazione X” almeno quanto Tex Willer, sempre della Sergio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1343&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p>Quando arriva la proposta di intervistare Angelo Stano, qualcosa nella mia memoria esplode e lo sguardo si posa sulla libreria in cui conservo gelosamente i primi cento numeri di Dylan Dog, grande passione di gioventù. Stano è infatti uno dei padri dell’indagatore dell’incubo, vera icona della “generazione X” almeno quanto Tex Willer, sempre della Sergio Bonelli Editore, lo fu per i ragazzi del dopoguerra. Eccomi quindi al telefono con uno dei miei miti di sempre a parlare di Dylan, ma anche della situazione italiana, di rock e del duro futuro che aspetta i giovani fumettisti.<br />
Sei appena tornato dalla Fiera del Fumetto di Lucca, com’è la situazione dell’illustrazione italiana in questi tempi di crisi?<br />
A giudicare da quello che si vede a Lucca, si potrebbe avere un’idea distorta del mercato italiano, infatti, c’è un tale afflusso di pubblico che si potrebbe pensare che il fumetto sia in ottima salute. In realtà, molto del movimento che si vede in una fiera come quella di Lucca è dovuto alla curiosità e all’apporto dei cosplayer che affollano le strade con i loro travestimenti fumettistici. E poi perché comunque la più grande manifestazione sul fumetto in Italia attira sempre molte persone. Però non saprei se a tutto questo corrisponde una buona salute del mercato. Certo, ci saranno delle case editrici e dei prodotti che conservano il loro fascino indiscutibile,  dire però che questo significhi che il fumetto, nelle sue varie anime, dal colto, al popolare, alle fazine, sia tutto in buona salute, ce ne corre. I piccoli editori se la cavano quando hanno dei costi minori, i grandi quando hanno grandi volumi di vendite. E’ un problema.<span id="more-1343"></span><br />
Parliamo di Dylan Dog, di cui hai disegnato alcune delle storie più importanti e di cui attualmente disegni le copertine. Dylan è una delle poche vere icone pop italiane, avresti mai detto che un fumetto horror ambientato a Londra avrebbe fatto così presa nel nostro immaginario?<br />
Quando abbiamo cominciato a lavorarci il panorama era simile a quello di adesso, si pensava a un declino inesorabile del fumetto. Fu una sorpresa per tutti noi constatare che esisteva ancora un pubblico interessato alle novità. L’uscita di una serie così improntata sull’horror ed il soprannaturale esulava completamente dal panorama editoriale popolare di quel momento, ma Dylan aveva ambizioni più grandi; prendeva ispirazione non solo dal fumetto, ma anche dalla letteratura, dalla poesia, dal cinema di genere, dalla musica. Diciamo che si è rivelato un prodotto più colto di quelle che erano le aspettative, restando però un fumetto divertente e adatto a tutti, usufruibile su più livelli di lettura. E in questo sta la bravura dell’autore (Tiziano Sclavi, NdA) di spaziare dal pop al colto con molta disinvoltura.<br />
A cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, trainato proprio da Dylan Dog, ci fu il boom del fumetto popolare in Italia ed un moltiplicarsi delle serie. Cosa successe in quel periodo?<br />
Ci fu un risveglio editoriale proprio in concomitanza con il successo di Dylan Dog. L’editore si sentì più forte e mise in cantiere nuove storie e nuove testate, con alterne fortune. Ci fu poi la moltiplicazione di offerte da parte di altre case editrici, piccole e grandi, proprio perché dimostrammo che il pubblico c’era ancora e aveva fame di novità. Questo boom è durato un paio di decenni, attualmente si vive una fase più anomala, l’industria dell’intrattenimento propone offerte più diversificate: videogame, Internet, lo stesso cinema utilizza oggi mezzi impensabili vent’anni fa allo scopo di allestire scenari fantascientifici. Il fumetto, che invece aveva il vantaggio di poter costruire scenari fantastici o storici con molta facilità, oggi non può più competere con quello che avviene al cinema. Bisogna puntare di nuovo sulle idee, ma anche quelle non sono inesauribili, e su una dimensione più artigianale e meno industriale, sperimentando maggiormente anche sui testi. Il fumetto si avvia ad essere un genere sempre più di nicchia, ma non credo scomparirà mai, ormai fa parte delle forme d’arte consolidate.<br />
Bonelli disse, qualche anno fa, che i tempi delle lunghe saghe alla Tex era finito, che le serie avrebbero avuto un tempo di vita molto inferiore. Credi che questo sia il trend che aspetta tutto il mercato?<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-1345" title="Dylan Dog" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/dylan-dog1.jpg?w=352&#038;h=567" alt="Dylan Dog" width="352" height="567" /></p>
<p>Si, queste testate storiche – Tex, Dylan Dog, Nathan Never – sicuramente usciranno ancora per qualche tempo, le vendite lo giustificano. Ma ultimamente si pensa di puntare a qualcosa di più vicino alle produzioni cinematografiche che raccontano una storia, o a un romanzo, in linea con le graphic novel che vanno di moda oggi, oppure a brevi cicli simili agli sceneggiati televisivi. Si tende quindi alle cosiddette miniserie, brevi cicli di uscite che esauriscono un percorso con un personaggio o una storia. Questo risolve il problema di fidelizzare il pubblico su un singolo personaggio o testata, oggi dopo qualche tempo l’attenzione dei lettori scende e l’editore non può permettersi di portare avanti a lungo una serie.<br />
Per oltre vent’anni  hai insegnato alla scuola del fumetto di Milano…<br />
Si, ho smesso nel 2000 perché l’interesse verso quel tipo di attività è venuto meno, ho preferito concentrarmi sul mio lavoro. E’ stata un’esperienza di grande importanza per la mia vita, mi ha permesso di avere un contatto fuori dalle mura in cui abitualmente lavoro, avendo di fronte persone con la mia stessa passione e desiderose di imparare. E’ stato uno scambio reciproco, io ho insegnato qualcosa, ma loro mi hanno aperto gli occhi e fatto capire certi problemi legati alla comunicazione. Sono cresciuto in un’epoca in cui non esistevano scuole di fumetto, la prima in Italia fu proprio quella di Milano nel 1980, ed io nell’81 cominciai a lavorarci. Fino ad allora i fumettisti erano tutti autodidatti.<br />
Ma disegnatori si nasce o si diventa?<br />
Al di là del fatto che bisogna avere un talento naturale, il fumetto è una passione che deve nascere, magari anche in tarda età. Bisogna anche saper narrare, perché si può essere degli ottimi disegnatori, ma non dei buoni narratori per immagini. Bisogna avere qualcosa di più per fare fumetti. Come nel cinema, il fumetto ha le sue regole, ha una sua sintassi. Il fumetto va studiato e amato, imparando il suo linguaggio.<br />
Che consigli daresti ai giovani autori che vogliano iniziare in Italia la carriera di fumettista?<br />
Questo è un tasto dolente. Una volta si girava per fiere con la cartella piena di disegni e si incontravano gli editori. Oggi è completamente inutile fare una cosa del genere in una fiera come Lucca, non c’è il tempo e non c’è il personale adatto per prendere visione di nuovi lavori. L’unica è contattare gli editori via mail, inviando poche cose rappresentative e… sperare! Concentrarsi sulla storia che si vuole proporre, presentando poche tavole mirate.<br />
Tornando a Dylan Dog, tu e Claudio Villa (altro disegnatore di punta della Bonelli, NdA) siete i suoi padri grafici; dovessi tornare indietro cambieresti qualcosa del personaggio e del fondamentale primo numero del 1986?<br />
Quel numero è nato all’insegna della passione e del “faccio il meglio che posso”, ci lavorai un anno e mezzo, fu una fatica bestiale. Era la prima volta che mi cimentavo con una storia così lunga, e poi stavo iniziando una serie e la responsabilità che sentivo era enorme. L’idea era di uscire con qualche numero e vedere cosa sarebbe successo, questo provocò una forte eterogeneità dei primi episodi: ecco, se dovessi tornare indietro curerei meglio una certa uniformità collaborando di più con gli altri disegnatori. Poi, certo, con gli anni sono cresciuto e maturato, e magari realizzerei alcune cose in modo diverso.<br />
Box Rock:<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-1347" title="DDpensoso" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/ddpensoso.jpg?w=346&#038;h=376" alt="DDpensoso" width="346" height="376" /></p>
<p>So che sei un grande appassionato di musica rock, e che a volte ti esibisci anche dal vivo con delle band…<br />
Si, guarda, proprio a Lucca Comics mi sono esibito come cantante. Per i cento anni del fumetto erano state organizzare anche diverse manifestazioni collaterali, ed era possibile utilizzare un palco ben attrezzato. Mi sono esibito con gli Harvest, gruppo in cui militano altri collaboratori della Bonelli,  e per cui ho cantato un brano di Springsteen e uno degli Who. E’ stato divertente, spero che sia rimasta qualche traccia dell’esibizione, magari è già finita su youtube! (ride)<br />
Quindi, il rock che ascolti e canti è un rock classico?<br />
Bravo, mi piacciono anche alcuni punk come Ramones e Clash, ma anche le voci femminili di adesso come Alanis Morrisette o i Cranberries, donne che hanno ampiamente superato  i colleghi maschi. Mi piace il rock puro, non l’hard o il metal, il rock che parte dai Rolling Stones. Mi sento un vero rocker. Anche Bob Dylan e Jimi Hendrix mi piacciono molto, tutti quelli che insomma hanno espresso qualcosa e non erano strettamente popolari.<br />
La musica è sempre stata solo una passione?<br />
E’ una passione, legata al fatto che disegnando, a casa, ho sempre ascoltato molta musica, sentendo anche la necessità di cantare quello che ascoltavo. E quando si sono presentate piccole occasioni tra amici non mi sono mai tirato indietro, l’esibizione di Lucca è stata forse finora la più importante. Rimane una passione, ma se avessi potuto coltivarla fin da giovanissimo, probabilmente avrei potuto tentare anche quella strada.<br />
Quindi abbiamo rischiato di perdere lo Stano disegnatore per avere lo Stano cantante?<br />
Beh, magari avreste guadagnato un grande cantante, chi lo sa! (ride)</p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-1358" title="D" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/11/d.jpg?w=253&#038;h=567" alt="D" width="253" height="567" /></strong></p>
<p><strong>Immagini © Sergio Bonelli Editore</strong></p>
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		<title>NELLA NEBBIA CONTEST &#8211; 2° anno!</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 10:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Extra NN]]></category>

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COME PARTECIPARE:
invia a info@studiokaboom.it oppure all&#8217;indirizzo Studio Kaboom piazza Risorgimento, 12 &#8211; 13100 Vercelli, un&#8217;immagine della tua opera; puoi scansionarla o fotografarla, ma non inviare l&#8217;originale.
I migliori elaborati saranno pubblicati come copertina dei numeri di febbraio, marzo e aprile e all&#8217;interno della rivista ci sarà spazio per un articolo che racconti chi sei e cosa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1296&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><strong>COME PARTECIPARE:</strong><br />
invia a <strong>info@studiokaboom.it</strong> oppure all&#8217;indirizzo<strong> Studio Kaboom piazza Risorgimento, 12 &#8211; 13100 Vercelli</strong>, un&#8217;immagine della tua opera; puoi scansionarla o fotografarla, ma non inviare l&#8217;originale.<br />
<strong>I migliori elaborati saranno pubblicati come copertina dei numeri di febbraio, marzo e aprile e all&#8217;interno della rivista ci sarà spazio per un articolo che racconti chi sei e cosa fai.</strong><br />
Per partecipare non è necessario essere iscritti a scuole d&#8217;arte o essere professionisti, il concorso è aperto a tutti!</p>
<p><strong>Hai tempo fino al 31 dicembre 2009, quindi rimbocca i pennelli e divertiti.<br />
Avrai l&#8217;opportunità di far conoscere a tutti la tua arte.</strong></p>
<p>per ulteriori informazioni puoi scrivere a <strong>info@studiokaboom.it</strong></p>
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		<title>Music Contest &#8220;Officine Sonore&#8221; &#8211; di Marco Guerrieri</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/10/27/music-contest-officine-sonore-di-marco-guerrieri/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 09:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[17 - ottobre 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[
Trovo necessaria una fondamentale premessa prima di parlare di questo Music Contest:
i locali che fanno esibire artisti con pezzi inediti sono davvero troppo pochi!
Negli ultimi vent’anni chi ha preferito bazzicare per posti una volta fumosi, ascoltando musica live piuttosto che darsi alle discoteche, ha vissuto un progressivo ed inesorabile processo degenerativo che ha selezionato la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1338&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p>Trovo necessaria una fondamentale premessa prima di parlare di questo Music Contest:<br />
i locali che fanno esibire artisti con pezzi inediti sono davvero troppo pochi!<br />
Negli ultimi vent’anni chi ha preferito bazzicare per posti una volta fumosi, ascoltando musica live piuttosto che darsi alle discoteche, ha vissuto un progressivo ed inesorabile processo degenerativo che ha selezionato la specie distillando moltitudini di Tribute Band.<br />
Vasco e i Queen ovviamente vanno per la maggiore.<span id="more-1338"></span><br />
La pigrizia del pubblico nell’accogliere musica nuova è forse il problema più grosso, ma per tantissimi la voglia di scoprire canzoni e autori in erba è ancora sintomo di grande passione. Officine Sonore rappresenta un raro esempio di come suonare voglia dire esprimersi, comunicare e condividere, e sapere che proprio questo locale decida di indire un music contest è sinonimo di voglia di dare spazio e sfogo ai talenti.<br />
Per capire meglio di cosa si tratta scambio due chiacchiere con il presidente del circolo Stefano Perino, che mi spiega, inebriato di orgoglio e passione, che per poter partecipare bisogna presentarsi all’iscrizione con tre brani di cui almeno due originali, e che più si procede nel contest più si suona, quindi si hanno più possibilità di farsi apprezzare. Il contest si svolgerà tutti i venerdì a partire dal 20 novembre, tre gruppi a sera di cui uno verrà eliminato, fino alla finale dove suoneranno le due formazioni superstiti. Stefano ci preannuncia che il premio per il vincitore sarà la possibilità di incidere un EP di 4 brani, e che la casa di produzione di questo progetto saranno le Officine stesse! Ci teniamo anche a precisare che il contest è a livello regionale e che la giuria sarà composta da quattro esperti del settore e dal pubblico che potrà quindi fare da… ago della bilancia in caso di giudizi incerti.</p>
<p>Stefano, cosa ti aspetti da questo contest?<br />
Mi aspetto di poter ascoltare qualcosa di nuovo, di riuscire a portare gruppi da fuori Vercelli e poter produrre un EP interessante.</p>
<p>Da ex musicista, ti chiedo se pensi sia un modo per risvegliare la voglia di partecipare anche a gruppi storici di Vercelli ormai fuori dal giro…<br />
Sì, non nascondo che mi farebbe piacere. Ne ricordo molti che producevano musica propria, ma che magari all’epoca non hanno avuto la possibilità di incidere perché non c’erano gli spazi e le iniziative giuste. Adesso questa possibilità c’è, è a portata di mano. Approfitto del vostro giornale per ringraziare Radio City, i negozi Guitar Club e Dosio Music, e ovviamente voi di “Nella Nebbia” per il supporto che ci date.</p>
<p>Un grande impegno, una grande sfida e sicuramente una grande opportunità per ascoltare musica fatta col cuore, col sudore e con l’incoscienza giusta per potersi divertire davvero.</p>
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		<title>La bagna caoda &#8211; di Elisabetta Dellavalle</title>
		<link>http://nellanebbia.wordpress.com/2009/10/27/la-bagna-caoda-di-elisabetta-dellavalle/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 09:02:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[17 - ottobre 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[
Salsa di mare, color della terra
frutti di terra, colore del sole
Non un cibo, non una salsa, non un primo, non antipasto, non elegante, non superba, non mistica, non domestica, non usuale, non eccentrica, non del popolo, non del re, non dei gretti, non dei secchi, non di terra né di mare.
Figlia della sudore e del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1333&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p>Salsa di mare, color della terra<br />
frutti di terra, colore del sole</p>
<p>Non un cibo, non una salsa, non un primo, non antipasto, non elegante, non superba, non mistica, non domestica, non usuale, non eccentrica, non del popolo, non del re, non dei gretti, non dei secchi, non di terra né di mare.<br />
Figlia della sudore e del cielo, del sole e del sale, la bagna caoda non si deve né può classificare, è puro piacere, e per capirla, magari amarla, la si deve assaggiare.<span id="more-1333"></span></p>
<p>“C’è un punto nella storia in cui le acciughe cominciano a viaggiare verso l’entroterra, a inerpicarsi per le valli, a scavalcare piccole Alpi. Quando e perché? Chi furono i primi contrabbandieri che nascosero il sale sotto le acciughe? Quelli che volevano ingannare i gabellieri di Genova prima ed i Savoia dopo. O quelli che speravano di turlupinare le streghe?(…) Alle streghe il sale non piace. Perchè il sale è la vita”. Alle streghe non piace neanche l’aglio. Aiuto. Non è cibo da streghe.<br />
La storia della bagna caoda “annega”, come racconta Nico Orengo nell’appena citato “Il salto dell’acciuga”, nella notte dei tempi, quando il sale era meglio dell’oro ed cibo ancora non dimenticato era il garum latino, cibo d’avanzi di pesce, d’olio e di essenze, caro alle legioni romane quanto alle genti di tutto il Mediterraneo antico. Ancora negli anni Sessanta, anziani pescatori liguri, siamo a Ponente, dopo Sanremo, seguivano lo stesso rito dei loro antenati, con poche varianti.<br />
“Pietre abbrustolite, carbonizzate, che reggevano paioli fumanti d’aglio, finocchio selvatico e polpa di pesce dove intingere le verdure. Su quelle pietre, a fuoco basso, si appoggiavano le latte della Cirio dal fondo coperto di cucchiai d’olio, teste d’aglio e pomodori pestati e teste di rascassa, di triglia, di buga e due cucchiai di macheto. Dopo mezz’ora di fuoco basso sul fondo della latta si rapprendeva un brodetto pastoso, nel quale si erano sciolte le lische del pesce trasformandosi in una invisibile trama di consistenza, un’architettura che teneva unito l’aglio, la polpa, l’olio e il pomodoro. Del pomodoro si poteva fare a meno”: sempre Orengo, innamorato delle acciughe e della loro storia.<br />
Ma la bagna caoda non è solo acciughe, è aglio e olio, è pazienza e saggezza nel dosare.<br />
E, come tutti i riti, gesto-azione da consumare lentamente e soprattutto in compagnia dei pari, cioè di chi, come te, non ne teme il gusto deciso, che resta tra i denti e la pelle per giorni e giorni, né la digestione un po’ lenta, da accompagnare con un barbera non vecchio. Anzi nuovo. E non un vino rosso qualunque, ma il primo giro di bicchieri dev’essere sempre dedicato alla Barbera nuova, appena spillata, per poi continuare sempre con un buon Barbera di 1 anno o 2. Rito di fine autunno-inizio inverno, quindi, perché pare che proprio da qui, dall’autunno collinare troppo fertile di vini e verdure e dall’abbondanza di olio, sale, aglio ed acciughe che arriva da un mare non così lontano, che sia nata questa “bagna calda” che il resto d’Italia ci invidia, e che continua ad attirare affezionati e nuovi adepti.<br />
Un rito, dicevamo, con regole precise nella ricetta, delle dosi, nei tempi e nei modi.<br />
Tra i suoi più attenti ed appassionati estimatori, Giovanni Goria, esperto di enogastronomia piemontese, soprattutto astigiane, da cui sito “saccheggiamo” tutta una serie di informazioni davvero utili ai non addetti ai lavori. Dobbiamo a lui il recupero delle ricette originali, come l’attenzione ai modi ed ai tempi della preparazione e, perché no, al rito della convivialità e della tavola. “Si scelse di appaiare due materie prime largamente locali e disponibili, come i buoni ortaggi della nostra terra e il prezioso aglio (prescritto dagli Statuti Medioevali e dai Bandi Campestri come coltura obbligatoria per ogni coltivatore proprietario), con l&#8217;acciuga salata in barili che cominciava ad arrivare capillarmente ad ogni borgo e ad ogni collina grazie all&#8217;epopea degli acciugai ambulanti occitani della Val Maira; e ancora con un elemento quasi esotico e perfino costoso come l&#8217;olio d&#8217;oliva, scarsamente prodotto in Piemonte (che pure a quel tempo prima delle grandi variazioni climatiche aveva ulivi) per la maggior parte importato dalla vicina Liguria in cambio di grano, burro e formaggio che costì abbondavano”.<br />
Acciughe ed acciugai ambulanti, sono il cuore della nostra ‘bagna’ e meritano un po’ di storia. “I Saraceni cominciarono a  guardare verso le Alpi e poi a salire a caccia di nuovi bottini. Fra il 905 ed il 906 si spostano fra Aqui e Novalesa. Poi Mondovì, Ormea, Frabosa, Oulx. Alcuni tornarono verso il mare, alcuni rimasero nelle valli più segrete. Furono loro a tornare indietro, ogni anno, per riprendere le acciughe?” così sempre Orengo, che dedica all’epopea degli acciugai grande attenzione che noi sintetizziamo, ma un poco ci spiace. Lui racconta essere Moschiéres, borgata con Dronero a levante, la patria degli acciugai. Borgata  di mulini, cappelle, botteghe ed osterie, maniscalchi ed allevatori. Borgata di acciugai per le grandi pianure e per il mondo. Qui i discendenti dei Saraceni vivono in pace, sotterrate le spade e le lance e trascinando i carross d’ancioe costruiti a Tetti (quello di Tetto Murato di Lalla Romano) che, pesanti 40-50 chili, sostenevano carichi di anche tre quintali per strade impossibili. La via dell’anchougo durava fino a San Giovanni, poi via con il  nuovo autunno, dalla festa dell’Assunta in poi. Dai porti di mare alle navi da trasporto: comprare, tirare sul prezzo, vendere. Dall’Ottocento il mercato cambia, nei porti ci sono i grossisti, e i nostri si lanciarono verso la pianura padana, nebbia e freddo al posto de sale e del sole, verso le piane di Asti, Alessandria, Pavia. I loro carretti blu divennero di casa, ce li ricordiamo ancora negli Anni Settanta, e l’incontro con le verdure è ormai un fatto. Cibo povero, le acciughe, ma salato, per la povera gente delle Langhe e del Monferrato, del Saluzzese e del Vercellese. Piatto corale e rituale, che chiede al commensale pazienza e buon tempo, gusto per la tavola e sapienza nel racconto. Appoggiata sui lunghi tavoli di legno sta l’abbondanza delle verdure, appoggiata tra i tegami di terracotta brillanti e fumanti, tra i calici che attendono il vino: vera installazione d’arte culinaria, forme e colori e profumi di peperoni e cardi gobbi del Monferrato, quindi cavoli e topinambur, scarola ed indivia, la bagna caoda non può essere raccontata più a lungo, si avvicina il tempo per gustarla, per ravvivare la memoria al suo inimitabile aroma. Perché, per dirla ancora con Orengo, indimenticato scrittore sensibile ed acuto, “la memoria è come una goccia d’olio buttata nell’acqua. Può scomparire per un istante, ma poi se ne torna su, sta lì, galleggia come uno sguardo su ciò che è stato”.</p>
<p>La ricetta ufficiale: ecco le dosi e le regole secondo Giovanni Goria</p>
<p>1) acciughe: almeno 2 o 3 a testa belle e rosse di Spagna, stagionate almeno un anno, fresche e fragranti cioè appena tolte dalla salatura, pulite, lavate in acqua e vino, ben asciugate e diliscate<br />
2) aglio: gli &#8220;integralisti&#8221; ne prescrivono una &#8220;testa&#8221; per persona, come dire 10- 15 spicchi (ma ne bastano 2-3 spicchi a testa). L&#8217;aglio può essere ridotto, ma mai eliminato. Liberati dal germoglio, tagliati a fettine sottili, lasciati, se volete, qualche ora in una zuppiera di acqua fredda, meglio ancora in acqua corrente<br />
3) olio: non meno di mezzo bicchiere (da vino) a testa; deve essere di oliva e buono, meglio se extravergine, mai di semi.<br />
4) verdure: cardi gobbi di Nizza, in difetto cardi spadoni di Chieri, peperoni crudi, peperoni arrostiti e spellati, peperoni conservati sotto aceto e raspe, topinambour, cavoli verdi, bianchi e rossi, cuori bianchi di scarola e di indivia, porri freschi, cipollotti lunghi intrisi nel Barbera, rape bianche, barbabietole rosse al forno, cavolfiori lessi, cuori di cavoli lessi, cipolle al forno, patate bianche bollite nella loro buccia, mele, fette di zucca e fette di polenta calda, arrostita o fritta, uova fresche da strapazzare nell&#8217;ultimo cucchiaio di bagna caòda che rimane nel tegamino di coccio.<br />
5) cottura: breve e sempre a calore basso: nel tegame grande di terraglia mettere tutto l’aglio affettato ed asciugato, con un mestolino soltanto di olio e un bel pezzo di burro, cuocere piano piano per almeno mezz&#8217;ora, rimescolando l&#8217;aglio col cucchiaio di legno, finchè la crema non è omogenea, bianca e soffice; aggiungere tutto l&#8217;olio e tutte le acciughe e cuocere a basso calore in modo che le acciughe si sciolgano perfettamente: la bagna caoda è fatta.</p>
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		<title>Intervista Guido Michelone &#8211; di Roberta Cerasini</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 08:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[17 - ottobre 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dopo anni ho la possibilità di “interrogare” il mio professore di Storia dell&#8217;Arte al Liceo Classico, Guido Michelone, ora docente di Storia della Musica Afroamericana all&#8217;Università Cattolica di Milano e al Conservatorio &#8220;Antonio Vivaldi&#8221; di Alessandria, nonché di Lettere all&#8217;Istituto Cavour di Vercelli. Oltre ad aver pubblicato numerosi libri dedicati alla musica jazz, pop, rock, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1328&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignnone size-full wp-image-1329" title="copertina" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/10/copertina.jpg?w=345&#038;h=510" alt="copertina" width="345" height="510" /></p>
<p>Dopo anni ho la possibilità di “interrogare” il mio professore di Storia dell&#8217;Arte al Liceo Classico, Guido Michelone, ora docente di Storia della Musica Afroamericana all&#8217;Università Cattolica di Milano e al Conservatorio &#8220;Antonio Vivaldi&#8221; di Alessandria, nonché di Lettere all&#8217;Istituto Cavour di Vercelli. Oltre ad aver pubblicato numerosi libri dedicati alla musica jazz, pop, rock, Michelone collabora con importanti riviste specialistiche quali &#8220;Musica Jazz&#8221;, &#8220;Ritmo&#8221;, &#8220;Buscadero&#8221; e &#8220;Veneziamusica&#8221;. Il suo ultimo libro Vercelli nel juke-box, edito da White Light, raccoglie ben 152 brevi monografie di musicisti di Vercelli (e provincia) correlate da numerose immagini e da un cd contenente 15 brani inediti, in assoluto primo disco antologico di musica vercellese.<br />
Tu lo definisci una &#8220;panoramica&#8221; dei musicisti vercellesi degli ultimi dieci/venti anni. Questi ritratti hanno sicuramente comportato una intensa attività di ricerca e raccolta, appartenendo gli artisti ad ogni genere di espressione musicale: classica, jazz, pop, rock e folk. Ci vuoi raccontare come è nata l&#8217;idea e come si è sviluppata?<br />
Non sono uno storico, ma collaborando saltuariamente, ormai da vent’anni, con alcune testate locali per il settore cultura, ogni volta che usciva un disco di un musicista vercellese, ne facevo la recensione, sempre che ne valesse la pena. Ma devo dire che tutti gli album che ho ascoltato e di cui ho potuto scrivere, erano di ottimo o buon livello, ragion per cui due anni fa mi son chiesto se non fosse il caso di trattare tutti insieme questi musicisti, spesso più noti fuori Vercelli (magari in tutt’Italia o nel mondo!) che non in città: ho trovato subito l’editore giusto, serio, competente e dopo due anni… il gioco è fatto!!!<span id="more-1328"></span><br />
Sicuro di non aver dimenticato nessuno?<br />
Difficile a dirsi. Io ci ho messo tutta la mia buona volontà e in due anni di lavorazione ho fatto continue aggiunte, sino all’ultimo momento, per non dimenticare nessuno, tenendo conto che per mia scelta (dovuta anche a relative competenze in quei settori) ho rinunciato a trattare i cantanti lirici, i ballerini, le bande di paese e le orchestrine di liscio. Ma, sul fatto di aver inserito tutti i vercellesi (viventi) che abbiano inciso almeno un disco in vita loro, non credo di essermi allontanato dal vero.<br />
A parte quei musicisti che hanno raggiunto una fama considerevole a livello nazionale ed internazionale, sono riportate monografie di “personaggi” notevoli che, come anche tu sostieni, operano per la città o sostengono le diverse iniziative. Come docente e quindi conoscitore della realtà giovanile, ritieni che tra questi ci siano artisti emergenti che operino con le stesse spinte motivazionali?<br />
Purtroppo constato che tra i giovani emergenti il comportamento non è sempre identico e non è sempre motivato da aspirazioni ideali. Mi spiego: ci sono agli opposti estremi due diversi atteggiamenti, pur con tutte le varie sfumature intermedie. C’è chi fa il musicista per gli altri, per comunicare qualcosa, e chi lo fa per sé stesso, per il proprio egocentrismo e basta. Devo dire che a volta ho trovato boria e ostentazione in tanti giovani presuntuosetti, che non hanno senso del limite o dell’autocritica, mentre certi personaggi di fama internazionale sono invece di una disponibilità serafica. Direi quindi a certi giovani di “guardarsi attorno” e di non credersi i primi della classe, magari prendendo ad esempio la genuina umiltà dei vari Gilardino, Mandarini, Libano, Pollone, Bertallot.</p>
<p>Un giudizio sull&#8217;ambiente artistico musicale vercellese?<br />
Molto positivo, alla fine, anche nei riguardi dei presuntuosetti di cui parlavo, perché molti di loro sono bravissimi. La cosa buffa e ridicola (ma anche triste o tragica, a seconda di come la si voglia percepire) è che spesso a Vercelli non ci si rende conto dei talenti che abbiamo a casa nostra. Spero che questo libro, più che a me, porti fortuna ai talenti di cui ho scritto; e che il libro venga usato, quasi come una guida telefonica, da politici e assessori per organizzare iniziative o concerti anche dei nostri artisti locali (e non solo i soliti noti)!<br />
Esiste già un nuovo progetto cui ti dedicherai nei prossimi mesi?<br />
Sto scrivendo. Scrivo sempre: mi piace. Posso dire che a breve uscirà il mio primo volume di poesie dal tiolo già definitivo Quasi dei blues, sottotitolo Poesie civili e incivili 1978-2008. E poi ci sarà un nuovo libro sul film Riso amaro e un mio testo universitario sulla storia del jazz. Poi vorrei anche scrivere un nuovo lungo romanzo, ma il tempo vola. Dovrei isolarmi dal mondo per almeno sei mesi, ma come si fa?</p>
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		<title>CORPI IDEALI reali assenti presenti &#8211; di Elisabetta Dellavalle</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 08:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nellanebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[17 - ottobre 2009]]></category>

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‘corpi’ non è una mostra qualsiasi.
Prima di tutto sono due, perché due, come due le mani, due i piedi, due gli occhi e due le orecchie, sono le sedi che la ospitano a Vercelli, il Museo Borgogna ed il Museo Leone, dal 18 ottobre all’8 novembre.
E poi sono tanti, perché tanti, quattordici, 12 donne e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellanebbia.wordpress.com&blog=3178211&post=1320&subd=nellanebbia&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p>‘corpi’ non è una mostra qualsiasi.<br />
Prima di tutto sono due, perché due, come due le mani, due i piedi, due gli occhi e due le orecchie, sono le sedi che la ospitano a Vercelli, il Museo Borgogna ed il Museo Leone, dal 18 ottobre all’8 novembre.<br />
E poi sono tanti, perché tanti, quattordici, 12 donne e due uomini, molti italiani, ma anche spagnoli, turchi, portoghesi, sono i protagonisti di questa settima edizione targata 2009, di “Vestiti d’Arte”.<br />
Le loro opere, alle quali hanno lavorato tutta l’estate, sono state il frutto di una nuova filosofia del creare, fatta di istinto, ma anche di preparazione e di approfondimento culturale.<br />
Ecco che quindi, prima di arrivare al prodotto finito, le opere che ora creano ‘corpi’, tutti i finalisti sono stati in città nel mese di giugno per un workshop gratuito offerto da Arteinscacco nel corso del quale hanno approfondito vari temi: video di abiti e sfilate dal 2003 al 2008, il doppio workshop, ospitato dal Corso Moda dell’Ipsia di Vercelli, con Tamara Ferioli ed il graffitista 108, il progetto di relazione corporea ‘SOTTILESOTTESOSOTTINTESO’ a cura di Max Bottino al Teatro Barbieri, il ‘cucire’ dal vivo, con Paolo Coppolella, vercellese stilista a Valencia di Retal Reciclaje Creativo, quindi le tecniche di respirazione e di ascolto a cura di Livio Ghisio dell’Officina Teatrale degli Anacoleti.<span id="more-1320"></span><br />
Fondamentali per la nascita di ‘corpi’, tanto che molti degli abiti hanno radice diretta con alcune delle opere ospitate ed ammirate al Borgogna ed al Leone, sono stati gli incontri con i Musei: un’intera giornata del workshop è stata dedicata a queste strutture, che gli artisti hanno visitato con gli occhi ben aperti sugli spazi e sulle collezioni, grazie alla gentile collaborazione delle Conservatrici Cinzia Lacchia e Anna Rosso, ed alla disponibilità dei loro Presidenti, Francesco Ferraris ed Amedeo Corio. E’ nel corso di quella giornata, il 18 giugno scorso, che hanno avuto modo di ricevere nuove sollecitazioni, sensoriali ed emotive, grazie ai due percorsi nuovi,  ‘inventati’ per l’occasione da chi scrive per il  team VdA, che hanno spostato il punto di vista dall’opera al fruitore, al suo corpo, ai suoi sensi.<br />
Queste suggestioni, questi percorsi emotivi e sensoriali sono diventati, ora, il “filo” conduttore dell’evento.<br />
Protagonista al Museo Borgogna corpi ideali e corpi reali, il corpo femminile tra religiosità ed eleganza, mentre attenzione ai cinque sensi al Museo Leone con “corpi assenti e corpi presenti”.<br />
Mostre gemelle, dicevamo, da visitare entrambe per assaporare il tutto, nelle quali vengono installati gli abiti realizzati per la sfilata finale, dalla quale uscirà il vincitore di questa edizione. A noi, ora, il piacere di ammirarle, immerse nell’Arte e nella Storia più profonde, immobili e silenti, ma già portatrici di magiche suggestioni.<br />
Durante la giornata di apertura, domenica 18 ottobre, i visitatori di “corpi” avranno modo altresì di approfittare di due momenti di forte valenza culturale: al Museo Leone, a partire dalle 17, Alessio Fiore dell’Università degli Studi di Torino parlerà di ‘Cavalieri fantasma e schiere furiose. Spiriti e demoni all’origine della cavalleria medievale’ mentre al Museo Borgogna ci sarà “l’Arte si fa sentire’, un evento volutamente pensato in totale sinergia con “corpi”: Enrica Morini, storica dell’arte e del costume tra le più note in Italia, parlerà dalle ore 16.00 di “Moderni, futuristi, eccentrici. Gli artisti per la moda del ‘900”. Una domenica da non perdere.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1322" title="Carla_Esperanza_Tommasini_Londra_2009_GRANDIFLORA" src="http://nellanebbia.files.wordpress.com/2009/10/carla_esperanza_tommasini_londra_2009_grandiflora.jpg?w=383&#038;h=510" alt="Carla_Esperanza_Tommasini_Londra_2009_GRANDIFLORA" width="383" height="510" /></p>
<p>Colophon mostra<br />
Titolo: corpi ideali reali assenti presenti<br />
Luoghi: Museo Borgogna e Museo Leone<br />
A cura di: Elisabetta Dellavalle<br />
Dal 18 ottobre all’8 novembre 2009 (nei normali orari di apertura delle sedi museali e su prenotazione per le scuole)<br />
I FINALISTI di Vestiti d’Arte 2009 sono: Riccardo Attanasio, Napoli &#8211; Marilisa Bombonato, Genova &#8211; Silvia Cavagna, Bergamo &#8211; Regina Degiorgis Jimenez, Barcellona, Spagna &#8211; Lucia Elefante, Milano &#8211; Carla Esperanza Tommasini, Trento &#8211; Matteo Giammarinaro, Vercelli &#8211; Clara Luiselli, Bergamo &#8211; Camilla Marinoni, Milano &#8211; Amina Mauro, Firenze &#8211; Milen Nae, Instanbul, Turchia &#8211; Veronica Salvini, Brescia &#8211; Gloria Sulli, Chieti &#8211; Eleonora Torri, Brescia.</p>
<p>Una visita al museo: dallo sguardo sull’Arte all’emozione dell’Anima<br />
di ElisabettaDellavalle<br />
Entrare in un Museo resta ancor oggi una delle esperienze più totalmente appaganti del vivere.<br />
Ti trovi, superata una semplice porta, immerso in una “realtà parallela”, in una dimensione sociale ed umana, del tutto unica ed eccezionale. Integrati urbanisticamente nelle nostre città fin quasi a sparire, ospitati come spesso sono in dimore e palazzi dei centri storici o nelle nuove cattedrali dell’architettura contemporanea, i musei se ne stanno spesso in disparte, muti e silenti, in apparente assenza di tempo e di azione.<br />
Perciò, forse, non affascinano i più, che preferiscono loro altri luoghi di svago, credendoli bui e noiosi.<br />
Per addetti ai lavori.<br />
Niente di più errato. Sono luoghi, i Musei, misteriosi come caverne e mistici come chiese.<br />
Custodi del Tempo e dell’Uomo, raccontano vite che diventano fiabe, rendono tangibile la Memoria, lanciano verso il Futuro.<br />
Silenziosi come le albe d’inverno e profumati di venti e di brezze marine, a volte di polvere ed incensi, ci chiedono approcci sinceri e totali, animi sgombri e cervelli leggeri. Ci chiedono, inoltre, corpi sottili e fluttuanti, quasi di nebbia autunnale, e di ridar forza e coraggio all’istinto ed ai sensi. Superata la mera visione del “guardare” l’opera d’arte, superata l’idea che solo con gli “occhi” ci si appaga del bello, ci si lascia “passare il core”, e quindi innamorare, senza mettere freni, senza opporre confini. Quindi apri la porta ed entra.<br />
Annusa e poi guarda, ascolta e poi sussurra, osserva ed appoggia, lieve, le dita.<br />
Assaggia, magari, e poi ritirati indietro. Voltati a scatto, da un dipinto qualcuno ti osserva, forse sorride. Una statua, forse, ti scruta.  Tu fai finta di niente, ma il cuore ti trema.<br />
Quando esci nel sole sei per sempre cambiato, e non poco.</p>
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